INDICI DI LIQUIDITÀ: QUALI SONO E COSA MISURANO

Tempo di lettura: 4 minuti

Autore: Luigi Brusa

Gli indici di liquidità misurano la capacità dell’impresa di fare fronte tempestivamente a tutte le uscite monetarie derivanti dalla gestione, man mano che si manifestano.

Tale capacità è resa possibile dalle disponibilità liquide di cui l’impresa è in possesso e dalle entrate derivanti dall’incasso delle vendite, oltre che da altre fonti.

Elenco degli indici di liquidità

L’orizzonte temporale

Quando si dice che un’impresa è dotata di liquidità, ciò non è semplicemente in funzione delle disponibilità liquide in un dato momento, ma in relazione alla sua capacità di coprire adeguatamente le uscite con le entrate in un certo arco di tempo futuro.

Quando tale arco di tempo è breve (inferiore a un anno), si parla di liquidità di breve periodo. Quando l’arco di tempo considerato è invece medio-lungo (maggiore di un anno), ci si riferisce alla liquidità di medio-lungo periodo.

Gli indici di liquidità si propongono di misurare, quasi sempre con riferimento al breve periodo, la situazione finanziaria dell’azienda, o situazione di equilibrio finanziario, che è qualcosa di diverso dalla struttura finanziaria, che mette in luce la solidità patrimoniale.

Che cosa misurano

La liquidità è una condizione fondamentale per la solvibilità nei confronti delle banche, dei fornitori e di tutti gli altri creditori dell’azienda.

Per misurare la liquidità aziendale occorrerebbe redigere un budget finanziario, con tutte le entrate e le uscite previste, suddivise in periodi infrannuali, ad esempio mensili.

Dato che tale pratica è al di fuori della portata di molte piccole e medie imprese, si fa ricorso al calcolo di appositi indici di bilancio.

Questi ultimi si riferiscono a ciò che l’azienda è oggi (stato patrimoniale) o è stata nell’anno o periodo appena trascorso (conto economico), pertanto gli indici di liquidità possono dare un’idea solo parziale della liquidità (e della solvibilità), il cui giudizio va sempre proiettato nel futuro, e vanno quindi interpretati con la dovuta cautela.

Le due tipologie

Nell’ambito degli indici di liquidità è bene distinguere tra:

  • indici di liquidità in senso stretto, che tentano di misurare le entrate e uscite future;
  • indici di liquidità e di efficienza finanziaria, che hanno una duplice valenza: come sintomi di liquidità e come indici di capacità di ottimizzare l’impiego del capitale investito.

Indici di liquidità in senso stretto

Gli indici veri e propri di liquidità sono piuttosto numerosi, anche perché a quelli classici se ne sono via via aggiunti altri, proposti da banche e altri intermediari finanziari, per valutare la solvibilità delle aziende clienti.

Quali sono i più importanti

I più importanti e diffusi sono:

Formula per calcolare il quick ratio
Formula per il calcolo dell'indice di liquidità secondaria

La differenza tra i due sta nel fatto che il secondo indice al numeratore include anche le rimanenze di magazzino, meno “liquide” delle altre due voci.

Indici di liquidità e di efficienza

Si tratta di indici comunemente definiti di indici di rotazione (o turnover), dove rotazione significa capacità di rinnovo del capitale investito mediante i ricavi di vendita.

Essi segnalano indirettamente una situazione di liquidità perché esprimono il numero di volte che il capitale investito ritorna in forma liquida nell’arco di tempo di un anno.

Tanto maggiore è tale numero, tanto più veloce è il processo di liquidazione dell’attivo. O, in altre parole, tanto maggiore è tale numero, tanto minore è il tempo medio per monetizzare il capitale investito attraverso il processo di vendita.

Nello stesso tempo, i medesimi indici esprimono anche il grado di efficienza nell’impiego del capitale investito per ottenere un certo volume d’affari: meno capitale s’impiega (ad esempio meno scorte si tengono in magazzino, prima s’incassano i crediti commerciali, ecc.) a parità di ricavi di vendita, più si dimostra efficienza finanziaria (risparmio di mezzi finanziari), con ricadute positive anche sulla redditività.

Quali sono i più importanti

L’indice di rotazione per eccellenza è quello di rotazione del capitale investito totale (o turnover). Ne esistono più formule, ma la più immediata, a volte chiamata semplicemente turnover, è la seguente:

Formula per calcolare il turnover

Tra i più diffusi vi sono poi:

Formula per il calcolo della rotazione delle rimanenze di magazzino
Formula per il calcolo della rotazione dei crediti commerciali
Immagine con 4 punti di domanda

Alcune domande sugli indici di liquidità

La liquidità è la fondamentale condizione di solvibilità, cioè è il requisito perché le banche e gli altri creditori dell’azienda la ritengano in grado di rispettare i propri impegni finanziari nei loro confronti.

La liquidità è la capacità di fronteggiare tempestivamente le uscite della gestione con le disponibilità liquide e con le entrate. Si tratta di un’attitudine solitamente riferita al breve periodo.

La solidità (sottinteso patrimoniale) è sinonimo di adeguata “capitalizzazione” di un’impresa. In quanto tale, è un importante, anche se non unico, requisito di liquidità e solvibilità nel medio-lungo periodo.

Se ci prendessimo la briga di contare il numero di indici che vengono presentati nei vari manuali di analisi di bilancio, magari integrandoli con quelli che usano le banche e altri intermediari finanziari per valutare il merito creditizio dei loro clienti, arriveremmo certamente a più di cento.

A volte sembra affermarsi il principio che “più sono meglio è”. Non è così: gli indici veramente utili sono relativamente pochi e solo esigenze specifiche suggeriscono di volta in volta di considerarne altri a scopo di analisi ed approfondimento.

In ogni caso è importante raggrupparli in categorie: indici di redditività, indici di struttura finanziaria, indici di liquidità.

Tutto interessante, ma… in pratica come si fa?

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Autore Luigi Brusa

Luigi Brusa

Autore di numerosi testi sui sistemi di controllo e professore emerito presso Università degli Studi di Torino.

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