INDICI DI BILANCIO: COSA MISURANO E QUALI SONO I PIÙ IMPORTANTI

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Autore: Luigi Brusa

Gli indici di bilancio sono anche chiamati quozienti di bilancio e, come tali, hanno una duplice caratteristica:

  • sono ricavati dal bilancio d’esercizio per consentire un giudizio sul profilo economico-finanziario dell’impresa;
  • sono calcolati mettendo a confronto due valori di bilancio, mediante una divisione.
Quali sono i più importanti indici di bilancio

Premessa fondamentale è che il bilancio a cui ci riferiamo è quello riclassificato: ciò significa che il conto economico e lo stato patrimoniale civilistici vanno riformulati secondo criteri economici e finanziari adatti alle analisi di bilancio.

A cosa servono

Tali indici servono per misurare se la gestione è equilibrata o meno, indicazione che la sola lettura dei valori assoluti del bilancio d’esercizio non può dare, se si vuole comprendere a fondo il reale stato di salute dell’azienda.

A tale fine è necessario fare riferimento a concetti come redditività, liquidità, solidità patrimoniale, che esprimono attitudini vitali dell’azienda misurabili solo con il calcolo di valori relativi, tipicamente percentuali.

Quanti indici di bilancio esistono?

Se ci prendessimo la briga di contare il numero di indici presenti nei vari manuali di analisi di bilancio, magari integrandoli con quelli che usano le banche e altri intermediari finanziari per valutare il merito creditizio dei loro clienti, arriveremmo certamente a più di cento.

A volte sembra affermarsi il principio che “più sono meglio è”. Per non parlare di quando vengono calcolati mettendo a confronto grandezze tra le quali è difficile individuare un collegamento che esprima qualcosa di significativo (o di sensato).

Ovviamente devono essere in numero limitato e puntare alla misurazione di aspetti rilevanti della gestione: gli indici veramente utili sono relativamente pochi e solo esigenze specifiche suggeriscono di volta in volta di considerarne altri a scopo di analisi.

Inoltre, devono essere messi in relazione tra di loro, per evitare giudizi superficiali o errati.

In quali gruppi si possono classificare

Gli indici di bilancio si possono dividere in tre grandi categorie:

Tale classificazione è dovuta al fatto che gli indici di bilancio servono per misurare tre fondamentali equilibri della gestione aziendale, per poter trarre significative conclusioni sul suo stato di salute attuale e, in qualche misura, su quello prevedibile futuro:

Gli indici di redditività esprimono in percentuale la misura in cui il reddito remunera il capitale apportato, oppure i ricavi di vendita conseguiti.

Servono per valutare l’equilibrio economico, cioè la capacità dell’impresa di coprire con i ricavi tutti i costi sostenuti per acquisire i fattori produttivi impiegati, e allo stesso tempo di garantire una congrua remunerazione del capitale proprio.

Gli indici di liquidità esprimono la situazione finanziaria dell’azienda e si riferiscono solitamente al breve periodo (un anno o meno di un anno).

Permettono un giudizio sull’equilibrio finanziario della gestione, inteso come la capacità dell’impresa di fare fronte tempestivamente a tutte le uscite monetarie derivanti dalla gestione, man mano che si manifestano.

Tale capacità è resa possibile dalle disponibilità liquide di cui l’impresa è in possesso e dalle entrate derivanti dall’incasso delle vendite, oltre che da altre fonti.

Gli indici di struttura finanziaria esprimono la composizione del capitale aziendale, visto sia come investimenti (l’attivo dello stato patrimoniale) che come finanziamenti (il passivo dello stato patrimoniale).

Gli indici di struttura più importanti sono quelli riguardanti la composizione percentuale dei finanziamenti (capitale proprio e capitale di debito) e vengono definiti come indici di solidità patrimoniale.

Questi ultimi sono impiegati per valutare l’equilibrio patrimoniale dell’azienda, cioè l’adeguatezza dell’entità del patrimonio apportato dai proprietari in confronto ai mezzi portati da terzi.

Quali sono gli indici di bilancio più importanti

Nell’ambito delle tre categorie di indici, quelli fondamentali possono ricondursi ad un numero limitato, che può eventualmente essere ampliato in sede di ulteriori analisi, per approfondire da quali altri indici essi dipendono (nessi causali).

Orientativamente, una decina di indici è più che sufficiente per monitorare lo stato di salute complessivo dell’impresa.

Indici di redditività

I più importanti indici di redditività sono noti con gli acronimi:

  • ROE;
  • ROI;
  • ROS.

L’indice di redditività del capitale proprio (ROE) misura il rendimento % del capitale dei proprietari (imprenditori individuali, soci e azionisti) dell’impresa. È dato da:

Formula per il calcolo della redditività del capitale proprio (ROE)

L’indice di redditività del capitale investito (ROI) è inteso come margine % di redditività della gestione operativa o caratteristica, rispetto al capitale investito. La sua formula più immediata è:

Formula per il calcolo della redditività del capitale investito (ROI)

L’indice di redditività delle vendite (ROS) va inteso come margine % di redditività della gestione operativa o caratteristica, rispetto ai ricavi di vendita. È dato da:

Formula per il calcolo della redditività delle vendite (ROS)

Indici di liquidità

I principali indici di liquidità (o situazione finanziaria di breve periodo) sono:

  • indice primario di liquidità;
  • indice secondario di liquidità;
  • indice di rotazione del capitale investito.

L’indice primario di liquidità (o quick ratio) è un indice di situazione di liquidità dell’azienda, ricavabile dal confronto tra liquidità immediate, liquidità differite e debiti a breve termine. La sua formula è:

Formula per calcolare il quick ratio

L’indice secondario di liquidità (o indice di disponibilità) è il grado di liquidità che, alla data di bilancio, è deducibile dal confronto tra le attività a breve e i debiti a breve termine.

La differenza con l’indice primario sta nel fatto che l’indice secondario al numeratore include anche le rimanenze, meno “liquide” delle altre due voci. La sua formula è:

Formula per il calcolo dell'indice di liquidità secondaria

L’indice di rotazione del capitale investito (o semplicemente di turnover) esprime il numero di volte che il capitale investito totale (o totale dell’attivo, cioè capitale immobilizzato + capitale circolante lordo) è in grado di tornare in forma liquida in un anno, mediante le vendite e i corrispondenti ricavi. È dato da:

Formula per il calcolo del turnover

Indici di struttura finanziaria

Tra gli indici di struttura finanziaria primeggiano gli indici di solidità patrimoniale, di cui i principali sono:

  • indice di autonomia (o indipendenza finanziaria);
  • indice di copertura delle immobilizzazioni.

L’indice di autonomia finanziaria misura il peso percentuale del capitale proprio sul totale dei mezzi di finanziamento (o totale del passivo, cioè capitale proprio + capitale di debito), cioè:

Formula per il calcolo dell'indice di autonomia finanziaria

L’indice di copertura delle immobilizzazioni con il capitale proprio dà la misura percentuale di quanto il capitale proprio contribuisce a coprire gli investimenti “immobilizzati” o capitale fisso. Il suo calcolo avviene così:

Formula per il calcolo della copertura delle immobilizzazioni con il patrimonio netto

Elenco (quasi) completo di tutti gli indici di bilancio

I possibili indici di bilancio sono molto numerosi. Nell’elenco che trovi a questa pagina compaiono i più frequentemente usati, con alcune precisazioni importanti:

  • buona parte di essi sono di uso comune all’interno delle imprese, presso i loro consulenti (inclusi gli studi commercialisti), nel mondo bancario, ecc;
  • una parte di essi è stata invece inserita nell’elenco non tanto perché frequenti e condivisi, ma perché fanno parte di elenchi formulati da soggetti rilevanti come il Fondo di Garanzia, o per altre ragioni;
  • nell’elenco, oltre alle tre categorie di cui si è parlato, sono inseriti anche alcuni indicatori di sviluppo dell’impresa. Non si tratta di quozienti di bilancio, ma di tassi di variazione percentuale di grandezze come i ricavi di vendita e il valore della produzione. Questo perché lo sviluppo dimensionale è un’ulteriore e imprescindibile caratteristica da considerare se si vuole avere un quadro completo dell’assetto economico e finanziario dell’impresa.

Considerazioni finali

A proposito degli indici di bilancio, si può in conclusione dire che:

  • il bilancio d’esercizio dà una fotografia molto utile della salute dell’impresa, ma va opportunamente rielaborato e interpretato: gli indici servono proprio a questo scopo;
  • perché gli indici si dimostrino utili, occorre avere ben chiaro il quadro complessivo dell’assetto economico e finanziario dell’impresa; questo richiede la simultanea esplorazione di:
    • redditività;
    • liquidità;
    • solidità patrimoniale;
  • pertanto, gli indici vanno classificati in ampie categorie, ciascuna riferita agli aspetti appena citati;
  • l’interpretazione degli indici richiede che essi vengano opportunamente collegati tra di loro, perché altrimenti si rischiano giudizi parziali o superficiali;
  • a monte di tutto vi è una scelta degli indici che risponda ai criteri di rilevanza e di selettività: in altre parole, “pochi ma buoni”;
  • alcuni indici (es. ROE, ROI, ROS, quick ratio, autonomia finanziaria e qualche altro) hanno valore universale, cioè sono sempre utili, mentre altri servono per analisi più mirate;
  • la scelta degli indici, il loro calcolo e la loro interpretazione richiedono conoscenze tecnico-contabili e gestionali di prim’ordine: è sconsigliato il “fai da te”.

Tutto interessante, ma… in pratica come si fa?

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Autore Luigi Brusa

Luigi Brusa

Autore di numerosi testi sui sistemi di controllo e professore emerito presso Università degli Studi di Torino.

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