POSIZIONE FINANZIARIA NETTA (PFN): COS’È E COSA MISURA

Tempo di lettura: 6 minuti

Autore: Luigi Brusa

La posizione finanziaria netta (PFN) è una grandezza, ricavabile dallo stato patrimoniale, che misura l’indebitamento finanziario netto dell’impresa.

Si tratta di un valore che risponde alla seguente domanda: a quanto ammontano i debiti finanziari, al netto delle attività finanziarie?

Cos'è la posizione finanziaria netta

Con il calcolo della PFN, il focus viene posto sui debiti per finanziamenti erogati da banche, altri intermediari finanziari, soci, eccetera. Lo scopo è verificarne l’ammontare al netto di mezzi liquidi, crediti finanziari e altre attività finanziarie.

Formula per il calcolo della posizione finanziaria netta

Dunque dal calcolo sono esclusi i debiti e crediti collegati alla gestione operativa: tipicamente debiti verso fornitori e crediti verso clienti.

Cosa misura

Se le passività finanziarie sono maggiori delle attività finanziarie, il segno algebrico della PFN è (+), con il significato di debito netto. Viceversa, se le passività sono minori delle attività finanziarie, il segno è (-), e rivela l’esistenza di attività finanziarie nette.

Per cogliere meglio il significato della posizione finanziaria netta e il suo “segno”, è opportuno collocare tale grandezza nello stato patrimoniale, che può assumere varie forme:

La riclassificazione funzionale riflette l’esigenza di distinguere la gestione finanziaria da quella operativa e può tradursi in più forme dello stato patrimoniale.

Qui ne riportiamo una che mette a fuoco con chiarezza la PFN:

La PFN misura l’entità dei debiti finanziari netti dell’impresa alla data del bilancio. Si tratta ovviamente di un valore assoluto (nell’esempio pari a € 900.000).

L’enfasi posta sui debiti finanziari netti è dovuta al fatto che questi rappresentano sempre una misura importante per un giudizio sull’equilibrio della gestione e, in particolare, sulla solvibilità aziendale di breve e di lungo periodo.

Come si interpreta

Analisi di bilancio esterne

Nelle analisi di bilancio esterne, condotte tipicamente da banche o altri soggetti finanziatori terzi, il confronto tra passività e attività finanziarie si basa sull’assunzione che l’azienda debba innanzitutto destinare le attività finanziarie al rimborso delle passività finanziarie.

Dal punto di vista del soggetto finanziatore dell’impresa ciò è comprensibile, essendo suo interesse fondamentale il rimborso del finanziamento erogato: se l’indebitamento netto è pari a zero vuol dire che i suoi crediti sono coperti dai mezzi finanziari già a disposizione dell’azienda o comunque da crediti o altre attività finanziarie da incassare.

Analisi di bilancio interne

Dal punto di vista delle analisi di bilancio interne, per scopi gestionali, il significato della PFN netta è alquanto diverso.

È vero che anche in questa prospettiva la constatazione che l’ammontare complessivo dei debiti finanziari, se ingente, può essere controbilanciato da un cuscinetto di sicurezza rappresentato dalle disponibilità liquide e da altre attività finanziarie.

Tuttavia, è altrettanto vero che le attività finanziarie coprono esigenze sia di gestione operativa che finanziaria. In altre parole, la liquidità e gli altri mezzi non sono finalizzati solo al rimborso di debiti finanziari, ma ad ogni esigenza di gestione, incluso il pagamento dei debiti verso fornitori.

Posizione finanziaria netta positiva

Quando la PFN ha segno algebrico (+) vuol dire che l’azienda è debitrice finanziaria netta.

Questa constatazione va interpretata in modo corretto: significa che l’impresa deve restituire più mezzi finanziari di quelli che ha già a disposizione come disponibilità liquide o come crediti finanziari da incassare.

Ciò non significa che l’impresa è in crisi finanziaria o sta per entrarvi. Infatti, l’impresa finanzia la sua gestione ricorrendo a varie fonti, tra cui è fisiologico l’indebitamento verso banche e altri intermediari finanziari.

È quando l’indebitamento finanziario netto assume valori troppo elevati in rapporto al volume d’affari, al capitale investito e ad altri parametri che la PFN desta preoccupazione. Una PFN di 10 milioni di euro può essere preoccupante per una piccola impresa e irrilevante per una grande.

Non esistendo valori standard significativi (come del resto per il reddito netto, l’ebit, il capitale proprio, ecc.), è utile verificare l’andamento della PFN nel tempo: un rilevante aumento (a parità di altre condizioni, come capitale investito, volume d’affari, ecc.) è logico che desti preoccupazione.

Posizione finanziaria netta negativa

In caso di PFN con segno algebrico (-), cioè di attività finanziarie maggiori delle passività finanziarie, ciò è positivo e rassicura i finanziatori esterni in merito alla sostenibilità dei debiti da parte dell’azienda.

D’altro canto, può però riflettere un eccesso di detenzione in forma liquida di mezzi che potrebbero essere investiti in modo più conveniente, a cominciare dalla gestione operativa.

Come sempre, nelle analisi di bilancio, bisogna usare molta cautela prima di arrivare alle conclusioni sul reale stato di salute dell’impresa.

Quando è utile calcolarla e quali sono i suoi limiti

Trattandosi di una grandezza che aiuta a giudicare la solvibilità aziendale, il suo calcolo è sempre utile. Un errore sarebbe, come chiarito ai punti precedenti, fermarsi all’entità della PFN, traendo dal suo valore conclusioni che riguardano anche la dinamica finanziaria futura della gestione.

I soggetti più interessati alla sua misura, cioè le banche e altri finanziatori, vedono nella PFN una fotografia della situazione finanziaria aziendale, che mette in luce le passività (o le attività) nette finanziarie attuali.

Da tale fotografia sono più o meno rassicurati, ma per trarre conclusioni affidabili sulla solvibilità dell’azienda occorrerebbe affiancare al calcolo della PFN la previsione di tutti i flussi di cassa futuri, cioè redigere un budget di tesoreria. Se ciò è normale per una grande azienda, lo è assai meno per una PMI.

I limiti della PFN

Per circoscrivere i limiti segnaletici della PFN viene suggerito di apportare alcune correzioni al suo calcolo, come ad esempio verificare:

  • l’esistenza di ingenti debiti commerciali scaduti;
  • una situazione analoga nei confronti del fisco o degli enti previdenziali;
  • la necessità di erogare ai propri dipendenti il TFR.

Cioè tutte situazioni che verosimilmente richiederanno il ricorso ad indebitamento finanziario per pagare le corrispondenti somme. Dopo tale verifica, la PFN, quale risulta dal bilancio, dovrebbe essere rettificata, aumentandone l’ammontare di altrettanto.

La PFN negli indici di bilancio

Finché la PFN viene considerata nel suo valore assoluto, la sua capacità segnaletica è un flash di prima approssimazione sulla solvibilità di breve e lungo periodo dell’azienda.

Per un impiego più efficace di questa grandezza è opportuno calcolarne il valore relativo, cioè rapportato ad altre grandezze significative.

Nelle analisi di bilancio la PFN viene sovente rapportata ad altri valori per valutare la sostenibilità dei debiti finanziari. Sono tipicamente due gli indici calcolati a tale scopo:

  • il rapporto tra PFN e capitale proprio;
  • il rapporto tra PFN e l’EBITDA.
Come valutare la posizione finanziaria netta

Rapporto tra PFN e capitale proprio

Viene considerato un indice di sostenibilità patrimoniale, nel senso di equilibrio dei debiti finanziari con il capitale proprio, e si calcola cosi:

Calcolo dell'indice di sostenibilità patrimoniale

Si tratta di un indice definibile anche di solidità patrimoniale, da intendere come equilibrio finanziario di lungo periodo.

Permette di verificare se, in rapporto al capitale portato dai soci, l’indebitamento netto è alto o basso. Se è alto (largamente superiore a 1), il cuscinetto di garanzia per i finanziatori esterni rappresentato dal capitale proprio si rivela inadeguato.

La solidità o sostenibilità patrimoniale è un sintomo di solvibilità dell’azienda nel medio-lungo periodo: più alta è la quota dei debiti da pagare, rispetto al capitale proprio, più elevato è il rischio che il debitore possa avere difficoltà a fronteggiare le proprie obbligazioni.

Il livello standard di riferimento è solitamente ritenuto pari a 1 (circa), ma, soprattutto nella realtà italiana, si ritiene accettabile un valore inferiore a 3 (circa).

Rapporto tra PFN e l’EBITDA

Questo secondo indice viene invece considerato come sintomo di sostenibilità finanziaria, nel senso particolare di capacità di rimborso dei debiti finanziari mediante la produzione di un adeguato cash flow operativo. Esso si calcola generalmente così:

Calcolo dell'indice di sostenibilità finanziaria

Al denominatore compare il margine operativo lordo (MOL o EBITDA), che si ricava dal conto economico e che ha il significato di autofinanziamento della gestione operativa. Si tratta di una grandezza che approssima il vero e proprio cash flow della gestione operativa.

L’indice viene solitamente inteso, soprattutto dai finanziatori esterni, come numero di anni necessari per rimborsare l’indebitamento finanziario attraverso i mezzi prodotti internamente dalla gestione operativa.

Ovviamente questa interpretazione presuppone che l’EBITDA di bilancio rifletta anche l’entità degli EBITDA futuri. Esso viene considerato adeguato se non supera il livello di circa 2-3. Quando si avvicina o raggiunge lo zero significa che le passività finanziarie sono “coperte” integralmente o quasi dalle attività finanziarie.

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Autore Luigi Brusa

Luigi Brusa

Autore di numerosi testi sui sistemi di controllo e professore emerito presso Università degli Studi di Torino.

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