COME VALUTARE UN’AZIENDA CON IL METODO PATRIMONIALE: NET ASSET VALUE (NAV)

Tempo di lettura: 5 minuti

 Autore: Gabriele Gerzeli Magni

Il Net Asset Value (NAV) è una metodologia di valutazione delle aziende che stima il valore del patrimonio netto in base ai beni posseduti come differenza tra le attività possedute e le passività iscritte in bilancio.

Net Asset Value

Solitamente, il metodo NAV viene utilizzato per valutare holding e società immobiliari, dove le attività detenute sono principalmente di natura patrimoniale e facilmente valutabili.

Inoltre, può essere utilizzato nella versione semplice o completa in base al fatto che vengano considerate o escluse le immobilizzazioni immateriali.

Caratteristiche del net asset value

Caratteristiche Net Asset Value

Il NAV “completo” (Full NAV) valuta tutte le attività immateriali identificabili (es. marchi) ma non considera l’avviamento, ossia qualsiasi beneficio economico futuro derivante da un’attività o dall’utilizzo di un gruppo di attività non separabile.

Il NAV gode di:

  • elevata verificabilità;
  • scarsa soggettività;
  • scarsa razionalità.

Per approfondire questi tre aspetti ti consigliamo l’articolo dedicato qui.

Secondo i principi italiani di valutazione (PIV III.1.28) il NAV ha l’obiettivo di individuare il valore effettivo delle attività aziendali, risultante dalla stima separata a valori correnti delle singole attività e passività alla data di riferimento.

L’esperto deve quindi individuare le voci e specificare per ciascuna di esse i criteri di valutazione utilizzati. Se l’analisi è estesa a specifici beni immateriali identificabili, essi devono anche giustificare la scelta di tali beni, assicurandosi che siano coerenti tra loro.

In un quadro Full NAV, l’esperto valuta solo gli asset immateriali primari, cioè quegli asset che garantiscono all’azienda un vantaggio competitivo duraturo e stabile sul mercato.

Le fasi del NAV

Le fasi del metodo patrimoniale possono essere descritte come segue.

Il punto di partenza è la situazione patrimoniale dell’azienda, espressa a valori di funzionamento; il patrimonio netto è quantificato a valori contabili, risultanti dalle scritture e dal bilancio alla data di valutazione.

Le fasi successive sono:

Verifica del valore contabile delle attività e delle passività

Una volta identificati i valori contabili risultanti dal bilancio bisogna eseguire una prima revisione contabile delle poste; l’obiettivo di questa fase è verificare la conformità ai principi contabili (IAS/IFRS e OIC).

Il valutatore non è tenuto ad eseguire la revisione delle poste di bilancio se queste sono già state sottoposta a controllo. In questo caso il valutatore può saltare questa fase, discutere le questioni significative (se presenti) con il revisore contabile e, se necessario, esaminare le carte di lavoro dell’internal audit.

Se i conti della società non sono stati sottoposti a revisione e il valutatore non li ha esaminati personalmente, questo deve essere chiaramente indicato nella relazione finale del valutatore nel paragrafo relativo all’ambito di lavoro.

Alcuni esempi di aggiustamenti relativi a questa prima fase sono:

  • fondo svalutazione crediti: gli obiettivi di risparmio fiscale possono interferire con la corretta stima della quota di crediti la cui riscossione è dubbia; un’impresa può operare in due modi diversi:
    1. iscrivere un importo minore di crediti inesigibili rispetto a ciò che andrebbe contabilizzato secondo i principi contabili;
    2. registrare un fondo svalutazione crediti non richiesto solo per ottenere il beneficio fiscale del relativo accantonamento.

Le rettifiche necessarie sono rilevare un accantonamento aggiuntivo per crediti inesigibili oppure eliminarlo:

  • capitalizzazione impropria dei costi: alcuni costi (riparazioni e manutenzioni, R&S, sviluppo interno di attività immateriali, ecc.,) che dovrebbero essere registrati come costi di periodo potrebbero essere capitalizzati come attività, con la conseguenza di gonfiare le attività e di sottovalutare i costi.

Le rettifiche necessarie sono eliminare (rettificare) le attività e registrare l’intera spesa nel conto economico o viceversa:

  • valutazione delle rimanenze: un’impresa può utilizzare in modo improprio la valutazione delle rimanenze per gestire i ricavi, in relazione al tipo di scorte considerate, l’impresa può sopravvalutare (sottovalutare) le scorte per vantare un risultato migliore o ottenere un beneficio fiscale.

Rettifica necessaria: allineare il valore contabile delle rimanenze secondo la regola del minore tra costo e mercato e considerare la variazione delle rimanenze nel conto economico.

Questi aggiustamenti assicurano che il valore contabile delle attività e delle passività rifletta accuratamente la situazione finanziaria reale dell’azienda, contribuendo alla precisione della valutazione del NAV.

Rivalutazione dei beni al valore corrente

Ai fini della valutazione dell’azienda, il patrimonio netto contabile viene rettificato, adeguando le sue singole parti, con autonome stime, ai valori correnti.

Per rivalutare un bene al suo valore corrente dobbiamo prendere in considerazione il valore di mercato. Se questo dato non è disponibile bisogna considerare il costo di riproduzione o il costo di sostituzione e successivamente dedurre i tipi di obsolescenza fisica, funzionale o economica.

L’output finale sarà uno stato patrimoniale rettificato a valori correnti considerato nel suo insieme, ma valutato nelle sue singole parti. Di conseguenza, si conferisce un valore economico ad ogni singola voce attiva e passiva di bilancio, prescindendo dalla appartenenza al complesso aziendale unitario e funzionale.

Calcolo delle imposte differite

Dal momento in cui attività e passività vengono registrate a valori correnti, si deve prestare particolare attenzione agli effetti fiscali che tale impostazione può generare. La tassazione sulle plusvalenze da cessione di immobilizzazioni, ne è un esempio.

Durante questa fase di calcolo delle imposte differite, si deve fare una scelta critica riguardo all’uso delle aliquote fiscali. Gli investitori azionari tendono a preferire l’utilizzo delle aliquote marginali piene, mentre i professionisti della valutazione spesso adottano aliquote ridotte.

Questa scelta dipende da diversi fattori, tra cui la struttura fiscale dell’azienda, le normative vigenti e le preferenze del valutatore. Utilizzare le aliquote marginali piene può fornire una stima più conservativa delle imposte future, mentre le aliquote ridotte possono essere considerate più realistiche in alcune circostanze.

Conclusioni e caso pratico

A questo punto, siamo in possesso di tutte le informazioni per poter calcolare il Net Asset Value:

calcolo net asset value

Per facilitare ulteriormente la comprensione e l’applicazione di questa metodologia, abbiamo preparato un file Excel che illustra un caso pratico di valutazione aziendale.

File Excel come strumento utile

Puoi esaminare e scaricare il file Excel fornito per comprendere meglio i passaggi coinvolti e utilizzarlo come guida durante le tue valutazioni aziendali.

Tutto interessante, ma … in pratica come si fa?

Per fare bene un lavoro ci vuole il giusto metodo ma anche gli strumenti adeguati. Con i numeri aziendali è molto facile ingarbugliarsi con fogli excel complicati e calcoli inconcludenti.

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Foto autore Gabriele Gerzeli

Gabriele Gerzeli Magni

Laureato in economia aziendale e studente magistrale in amministrazione, controllo e professione. Tramite articoli di valore guido le persone verso una migliore comprensione delle sfide e delle opportunità nel mondo economico-aziendalistico aiutandole a prendere decisioni informate.

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