VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE: METODI ED ESEMPI

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In base a quando definito dall’articolo 2426 del codice civile, le rimanenze sono valutate in bilancio al minore tra il costo di acquisto o produzione e il valore di realizzazione desumibile dal mercato.

Dalla natura delle rimanenze di magazzino e del tipo di attività dipende l’adozione del metodo di valutazione per diversi elementi che compongono le rimanenze di magazzino. Una volta stabilito, il criterio di valutazione deve essere indicato nella nota integrativa e mantenuto nel tempo, fatte salve alcune eccezioni.

La valutazione delle rimanenze di magazzino

Principi contabili OIC 13 e OIC 23

L’Organismo italiano di contabilità fornisce una serie di indicazioni sulla valutazione delle rimanenze all’interno della pubblicazione OIC 13 e OIC 23. I corsivi presenti in questo articolo sono citazioni estratte da tale pubblicazione. Alcune disposizioni fiscali relative alle valutazioni delle rimanenze sono contenute nell’art.92 bis del TUIR.

Definizione di rimanenze di magazzino

L’articolo 2424 del codice civile prevede che le rimanenze di magazzino siano iscritte nell’attivo dello stato patrimoniale alla voce CI con la seguente classificazione:

1) materie prime, sussidiarie e di consumo;

2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;

3) lavori in corso su ordinazione;

4) prodotti finiti e merci;

5) acconti.

[…]

Valutare le rimanenza all'interno del bilancio

Le rimanenze di magazzino rappresentano beni destinati alla vendita o che concorrono alla loro produzione nella normale attività della società. Le principali tipologie di rimanenze di magazzino disciplinate sono:

  • le materie prime, compresi i beni acquistati soggetti ad ulteriori processi di trasformazione (cd. semilavorati di acquisto);
  • le materie sussidiarie e di consumo (costituite da materiali usati indirettamente nella produzione);
  • i prodotti in corso di lavorazione (materiali, parti e assiemi in fase di avanzamento);
  • i semilavorati (parti finite di produzione interna destinate ad essere utilizzate in un successivo processoproduttivo);
  • le merci (beni acquistati per la rivendita senza subire rilevanti trasformazioni);
  • i prodotti finiti (prodotti di propria fabbricazione).

Esempi di valutazione delle rimanenze

Per comprendere le logiche di calcolo nella valutazione delle rimanenze facciamo un esempio utilizzando i tre criteri più diffusi: LIFO, FIFO e costo medio ponderato.

Ipotizziamo un prodotto con:

  • giacenza a inizio anno di 400 pezzi del valore unitario di 1,00 €;
  • acquistato due volte nel corso dell’anno:
    • 1° acquisto di 300 pezzi a 1,10 €;
    • 2° acquisto di 300 pezzi a 1,20 €.
Tabella per la valutazione delle rimanenze di magazzino

Durante l’anno sono stati venduti 400 pezzi e quindi le rimanenze finali sono è pari a 600 pezzi.

Esempio di calcolo delle rimanenze finali

Valutazione con il metodo LIFO

Ultimo entrato, primo uscito, detto anche LIFO (last-in, first out: gli acquisti o le produzioni più recenti sono i primi venduti). Tale metodo assume che le quantità acquistate o prodotte più recentemente siano le prime ad essere vendute od utilizzate in produzione; per cui restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più remote.

Nel nostro esempio le vendite di 400 pezzi riguardano:

Metodo LIFO: last in, first out
Gestione delle rimanenze last in first out

La valutazione delle rimanenze finali è calcolata in base al costo di acquisto dei pezzi “entrati” in tempi meno recenti.

Valutazione con il metodo FIFO

Primo entrato, primo uscito, detto anche FIFO (first-in, first out: gli acquisti o le produzioni più remoti sono i primi venduti). Secondo tale metodo si assume che le quantità acquistate o prodotte in epoca più remota siano le prime ad essere vendute od utilizzate in produzione; per cui restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più recenti.

Nel nostro esempio le vendite di 400 pezzi riguardano:

Metodo FIFO: first in, first out
Gestione delle rimanenze first in first out

La valutazione delle rimanenze finali è calcolata in base al costo di acquisto dei pezzi “entrati” in tempi più recenti.

Valutazione con il metodo del costo medio ponderato

Secondo tale metodo si assume che il costo di ciascun bene in rimanenza sia pari alla media ponderata del costo degli analoghi beni presenti in magazzino all’inizio dell’esercizio e del costo degli analoghi beni acquistati o prodotti durante l’esercizio: in sostanza per il calcolo della media ponderata rilevano le rimanenze iniziali e i beni acquistati o prodotti nell’esercizio. Le vendite sono scaricate dal magazzino al costo medio ponderato preso a riferimento per il calcolo.

In parole semplici, il metodo costo medio ponderato consiste nel calcolo del costo unitario determinato utilizzando questa formula:

Formula per il calcolo del costo unitario ponderato

Moltiplicando i pezzi in rimanenza per il costo ponderato unitario otteniamo il valore totale delle rimanenze:

Valutazione delle rimanenze con il metodo del costo medio ponderato

Principio di costanza del metodo

L’uniformità di metodo (ad esempio, LIFO, FIFO, costo medio ponderato) nella valutazione del magazzino è condizione essenziale per la corretta determinazione dei risultati dell’esercizio. Le rimanenze finali si valutano con gli stessi metodi delle rimanenze iniziali.

Nei casi eccezionali in cui si cambi il metodo di valutazione (ad esempio, da costo LIFO a costo FIFO) si determina l’effetto di tale cambiamento. Il cambiamento di metodo per la determinazione del costo dei beni fungibili in rimanenza costituisce un cambiamento di principio contabile (cfr. OIC 29 “Cambiamenti di principi contabili, cambiamenti di stime contabili, correzione di errori, fatti intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio”).

Altri metodi di valutazione delle rimanenze

I metodi LIFO, FIFO e costo medio ponderato sono esplicitamente citati dall’articolo 2426, comma 1, n.10) codice civile, ed è applicabile solo ai beni fungibili.

L’OIC 13 è stato modificato a dicembre 2016 per tenere conto delle novità introdotte nell’ordinamento nazionale dal D.lgs.139/2015, che ha attuato la Direttiva 2013/34/UEAll’interno sono illustrati una serie di altri criteri che è possibile adottare per la valutazione delle rimanenze:

Metodo del prezzo al dettaglio

Il metodo del prezzo al dettaglio approssima il costo effettivo delle rimanenze quando si valutano rimanenze di grandi quantità di beni soggetti a rapido rigiro con margini di importo simile e per le quali è particolarmente difficoltosa l’adozione di altri metodi di calcolo del costo. Il costo delle rimanenze viene determinato detraendo dal valore di vendita delle rimanenze una adeguata percentuale di margine lordo.

Per la sua applicazione occorre:

  • raggruppare le merci per categorie omogenee in base alla percentuale di ricarico (differenza tra costo e prezzo di vendita);
  • rilevare le entrate e le uscite di magazzino a valori (le uscite sono rilevate “a ricavo”, ossia a prezzi di vendita, le entrate sono rilevate sia “a costo” sia “a ricavo”, in modo da permettere l’individuazione del ricarico;
  • modificare la valorizzazione “a ricavo” ogniqualvolta cambia il prezzo di vendita;
  • determinare, a fine esercizio, il valore delle rimanenze valutate al prezzo di vendita attraverso la sottrazione dal valore complessivo del magazzino “a ricavo” dei ricavi effettivamente realizzati;
  • calcolare il costo delle rimanenze finali sottraendo dal valore delle rimanenze valutate al prezzo di vendita la percentuale di ricarico.

Si riporta un esempio illustrativo di una valutazione delle rimanenze di magazzino con il metodo del dettaglio. Si ipotizzino i seguenti dati:

  • rimanenze iniziali 50.000 unità con costo unitario pari a 32 €;
  • nel corso dell’anno sono effettuati a livello giornaliero ripetuti acquisti e vendite;
  • in totale sono state acquistate 60.000 unità al prezzo unitario di 30 € e 45.000 unità al prezzo unitario di 34 €;
  • i ricavi complessivi nel corso dell’anno sono pari a 4.560.000 € (prezzo unitario pari ad euro 40).

La rilevazione degli scarichi di magazzino nella scheda di magazzino è effettuata in base ai prezzi di vendita, indipendentemente dalle quantità effettivamente vendute.

Tabella che rappresenta una scheda di magazzino per la valutazione delle rimanenze

Per determinare il valore delle rimanenze si procede come segue: determinazione della percentuale di costo delle merci rispetto al ricavo.

Formula per il calcolo della percentuale del costo delle merci rispetto ai ricavi

Valutazione delle rimanenze al prezzo di vendita:

La valutazione delle rimanenze per prezzo di vendita

Valutazione delle rimanenze al costo:

Formula per la valutazione delle rimanenze

Per verificare che il valore delle rimanenze calcolato con il metodo del prezzo al dettaglio approssimi il costo effettivamente sostenuto, in sede di chiusura dell’esercizio la società effettua l’inventario dei beni in rimanenza, da cui emerge che le unità presenti in magazzino sono 41.

La società procede quindi a dividere il valore delle rimanenze (1304,13) per il numero delle unità (41) ottenendo così un costo unitario pari ad euro 31,80, e cioè un importo in linea con i costi effettivamente sostenuti dalla società per l’acquisto di tali unità.

Valore di realizzazione desunto dall’andamento del mercato

Il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato delle materie prime e sussidiarie, delle merci, dei prodotti finiti, semilavorati e prodotti in corso di lavorazione è pari alla stima del prezzo di vendita delle merci e dei prodotti finiti nel corso della normale gestione, avuto riguardo alle informazioni desumibili dal mercato, al netto dei presunti costi di completamento e dei costi diretti di vendita (quali, ad esempio, provvigioni, trasporto, imballaggio).

Ai fini della determinazione del valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, occorrerà tenere conto, tra l’altro, del tasso di obsolescenza e dei tempi di rigiro del magazzino.

Metodo dei costi standard

I costi standard sono costi determinati in anticipo rispetto alla produzione tramite l’uso di specifiche tecniche, elenchi materiali, ore normali di lavoro, in condizioni normali o predeterminate di utilizzo della capacità produttiva degli impianti. I costi standard possono essere usati nella valutazione del magazzino solo se rappresentativi dei costi effettivamente sostenuti.

I costi standard sono aggiornati periodicamente per riflettere cambiamenti sia nei prezzi che nelle condizioni di costo, quali ad esempio i mutamenti dei processi e dell’efficienza.

Non sono invece rettificati per riflettere l’inefficienza inclusa tra i costi consuntivi. Gli scostamenti tra costi standard e costi effettivi che si originano da inefficienza di produzione, costi anomali, scioperi, impianti inattivi ecc. costituiscono elementi negativi del reddito dell’esercizio in cui si verificano e non quindi sono considerati nella valutazione del magazzino.

Metodo del valore costante

Il metodo del valore costante si applica alle materie prime, sussidiarie e di consumo qualora siano costantemente rinnovate e complessivamente di scarsa rilevanza rispetto all’attivo di bilancio. Tale metodo approssima il costo effettivo delle rimanenze quando non si hanno variazioni sensibili nell’ entità, valore e composizione di tali rimanenze.

Metodo LIFO a scatti

Esempio di calcolo:

Valutazione delle rimanenze con il metodo lifo a scatti

Metodo della media ponderata per periodo

Esempio di calcolo:

Valutazione delle rimanenze con il metodo della media ponderata per periodo

Metodo della media ponderata per movimento

Esempio di calcolo:

Valutazione delle rimanenze con il metodo della media ponderata per movimento

Metodo FIFO continuo

Esempio di calcolo:

Valutazione delle rimanenze con il metodo del FIFO continuo

Principio di rilevanza

Esempi di applicazione del principio generale della rilevanza con riguardo alla determinazione del costo delle rimanenze sono: l’utilizzo del metodo dei costi standard, del prezzo al dettaglio, oppure del valore costante delle materie prime, sussidiarie e di consumo.

L’articolo 2423, comma 4, codice civile prevede che “Non occorre rispettare gli obblighi in tema di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa quando la loro osservanza abbia effetti irrilevanti al fine di dare una rappresentazione veritiera e corretta.

Svalutazione delle rimanenze

Le rimanenze sono oggetto di svalutazione in bilancio quando il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato è minore del relativo valore contabile. Tale valore diventa il nuovo costo per quella voce ai fini delle successive operazioni contabili (valutazioni successive ecc.). Ciò comporta la perdita dei precedenti strati per le rimanenze valutate con i metodi LIFO o FIFO.

Nota integrativa

L’articolo 2427, comma 1, numero 1, del codice civile dispone che la nota integrativa deve indicare: “i criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore e nella conversione dei valori non espressi all’origine in moneta avente corso legale nello stato.

Nel bilancio abbreviato e delle micro-imprese, le cinque voci che compongono le rimanenze appaiono sotto una unica voce C). I. “Rimanenze”. Nel bilancio delle micro-imprese non c’è l’obbligo di redazione della nota integrativa.

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Bibliografia:

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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