IL PATRIMONIO NETTO: COMPOSIZIONE E CALCOLO

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Dal punto di vista gestionale, il patrimonio netto rappresenta l’insieme delle fonti di finanziamento messe a disposizione dai soci proprietari.

Dal punto di vista contabile, il patrimonio netto è una sezione del passivo di stato patrimoniale.

Calcolo e composizione del patrimonio netto
Il patrimonio netto contabile nello stato patrimoniale

I – Capitale;

II – Riserva da soprapprezzo delle azioni;

III – Riserve di rivalutazione;

IV – Riserva legale;

V – Riserve statutarie;

VI – Altre riserve, distintamente indicate;

VII – Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi;

VIII – Utili (perdite) portati a nuovo;

IX – Utile (perdita) dell’esercizio;

X – Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio.

Le norme tecnico-contabili che definiscono i criteri di composizione delle voci del patrimonio netto, e regolano le modalità di accantonamento delle riserve, sono stabilite dal codice civile e dall’Organismo Italiano di Contabilità e dettagliate nel principio contabile OIC 28.

Come si calcola il patrimonio netto

Nel primo periodo di vita di una società, il patrimonio netto corrisponde al capitale sociale definito nello statuto, ovvero equivale alla voce A).I. Capitale.

Negli anni successivi, al termine di ogni esercizio, l’utile (o la perdita) dell’esercizio sono riportati all’interno del patrimonio netto, con l’effetto di incrementarne o diminuirne il valore.

Esempio di definizione del patrimonio netto su 2 annualità

Se i soci rinunciano alla distribuzione degli utili, questi ultimi sono iscritti l’anno successivo nella voce “utili portati a nuovo”. Pertanto, ipotizzando un utile di 3.000 €, il patrimonio netto sarebbe il seguente:

Esempio di definizione del patrimonio netto su 3 annualità

Immaginando di avere nei due anni successivi:

  • anno 3: perdita d’esercizio di 1.500 €;
  • anno 4: utile d’esercizio 2.000 €;

la situazione si svilupperebbe in questo modo.

Esempio di definizione del patrimonio netto su 5 annualità

In questo esempio semplificato non sono stati considerati gli accantonamenti per riserve.

Quale scopo hanno le riserve?

Le riserve sono una sorta di salvadanaio per le aziende, rappresentano uno strumento per coprire eventuali perdite e una maggior tutela dei creditori della società e degli altri portatori di interessi.

Esistono varie tipologie di riserve il cui scopo primario è quello porre dei vincoli alla distribuzione degli utili da parte dei soci. Le regole di accantonamento dei fondi a riserva sono definite dal codice civile e dall’’OIC 28.

Chi decide la distribuzione o l’accantonamento degli utili?

In base a quanto stabilito dall’articolo 2433 del codice civile: “La deliberazione sulla distribuzione degli utili è adottata dall’assemblea che approva il bilancio […]”.

Domande e approfondimenti

I termini “passivo” e “passività” si somigliano ma definiscono due grandezze differenti:

PASSIVO = PASSIVITÀ + PATRIMONIO NETTO

Per evitare di confondersi, nello stato patrimoniale riclassificato i termini attivo e passivo sono sostituiti rispettivamente da impieghi e fonti.

La colonna fonti raggruppa le diverse fonti di finanziamento. In questa prospettiva, il patrimonio netto misura le risorse interne (dei soci) e le passività rappresentano le fonti di finanziamento dei soggetti esterni.

Il capitale sociale è una voce del patrimonio netto. Come mostra l’esempio sopra, al momento della costituzione della società il capitale sociale e il patrimonio netto sono equivalenti.

Negli anni successivi il capitale sociale rimane costante, mentre il patrimonio netto cambia per effetto dell’accumulo delle riserve e degli utili non distribuiti.

Capitale proprio e patrimonio netto sono due grandezze che coincidono quasi sempre. Per tale ragione nelle riclassificazioni di stato patrimoniale sono utilizzate come sinonimi.

Capitale proprio è una definizione che fa riferimento alla provenienza della fonte di finanziamento.

CAPITALE PROPRIO + CAPITALE DI TERZI = FONTI = PASSIVO DI STATO PATRIMONIALE

Alcuni autori escludono dal capitale proprio la quota di utili da distribuire nei i 12 mesi successivi. Tuttavia, tale distinzione non è presente nei prospetti del bilancio civilistico, perciò l’interpretazione prevalente è di considerare tutti gli utili all’interno del capitale proprio.

L’altra distinzione riguarda la presenza di crediti verso soci per versamenti ancora dovuti che, nei rari casi in cui sono presenti in bilancio, vanno sottratti al patrimonio netto.

Patrimonio netto

– crediti verso soci per versamenti ancora dovuti

– utili da distribuire

= capitale proprio

Vale tutto quanto scritto sul capitale proprio.

Capitale di rischio è una definizione che fa riferimento al tipo di esposizione rispetto ai risultati aziendali e si contrappone al capitale di debito:

CAPITALE DI RISCHIO + CAPITALE DI DEBITO = FONTI = PASSIVO DI STATO PATRIMONIALE

Capitale di rischio è sinonimo di capitale proprio.

Patrimonio netto

– crediti verso soci per versamenti ancora dovuti

– utili da distribuire

= capitale proprio = capitale di rischio

Il patrimonio netto contabile corrisponde al patrimonio netto indicato nel prospetto di stato patrimoniale.

L’aggiunta del termine “contabile” è motivato dal bisogno di precisare in modo esplicito il riferimento alla grandezza contabile, ovvero quella indicata in bilancio.

Bibliografia

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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