INDICI FINANZIARI: QUALI SONO I PIÙ DIFFUSI E COSA MISURANO

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Lo scopo degli indici finanziari è quello di misurare l’equilibrio finanziario di un’impresa. In altre parole, analizzano la capacità dell’azienda di generare liquidità e di far fronte agli impegni verso i creditori.

In generale, con gli indici di bilancio vengono messe in relazione due grandezze per ricavarne un coefficiente. In molti casi, per poter calcolare un indice è necessario effettuare prima una riclassificazione del bilancio.

In molti casi i medesimi indici finanziari sono denominati con termini analoghi come ad esempio indici di liquidità o indici di solvibilità.

In questo articolo trovi una breve descrizione degli indici finanziari più diffusi:

Margine di tesoreria

Il margine di tesoreria misura la capacità dell’azienda di far fronte alle cosiddette passività correnti, ovvero i debiti a breve termine. La formula del margine di tesoreria è data dalla differenza tra:

  • attività correnti (liquidità e crediti a breve)
  • passività correnti (debiti a breve)

Margine di tesoreria = (liquidità + crediti a breve) – debiti a breve

Per calcolarlo è necessario riclassificare lo stato patrimoniale. In questo modo è possibile rappresentarlo graficamente come mostra questa immagine.

Schema con il calcolo del margine di tesoreria

Il margine di tesoreria dovrebbe sempre essere positivo, in caso contrario significa che nel breve periodo la liquidità aziendale è destinata ad esaurirsi. Se vuoi approfondire la funzione e le casistiche di questo indice ti consiglio di leggere questo articolo dedicato proprio al margine di tesoreria.

Margine di struttura

Il margine di struttura indica se le immobilizzazioni sono coperte dalle fonti di finanziamento a medio lungo termine. A seconda dei valori presi in considerazione nel suo calcolo, ne esistono 2 tipologie:

Margine di struttura primario

Il margine di struttura primario è una somma algebrica che confronta le immobilizzazioni con il patrimonio netto. Esso cerca di indagare se le fonti messe a disposizione dai soci siano sufficienti a coprire gli impieghi durevoli dell’azienda.

Margine di struttura primario = patrimonio netto – attivo fisso

Se il valore calcolato è positivo, significa che la struttura aziendale è finanziata totalmente dai mezzi forniti dai soci. Non necessariamente un valore negativo è considerabile come uno squilibrio.

Schema con il calcolo del margine di struttura primario

Nel caso ciò avvenga, si analizza il margine di struttura secondario.

Margine di struttura secondario

Margine di struttura secondario = (patrimonio Netto + debiti a medio/lungo termine) – attivo fisso

Schema con il calcolo del margine di struttura secondario

È importante che il risultato sia maggiore di zero. Altrimenti, significa che le immobilizzazioni sono finanziate anche dalle passività correnti. Ciò rappresenta un segnale di squilibrio finanziario.

Indice di liquidità immediata

Valuta l’attitudine dell’azienda a fronteggiare gli impegni a breve termine. Nel mondo anglosassone è noto anche come Acid Test o Quick Ratio.

Per poterlo calcolare bisogna prima riclassificare lo stato patrimoniale:

La riclassificazione dello stato patrimoniale

Acid Test = (liquidità + crediti a breve) / debiti a breve

In letteratura accademica, a seconda del suo valore si possono effettuare differenti riflessioni. Per esempio:

  • > 0,5 —> valore considerato ottimale, l’azienda è in grado di ripagare i debiti di breve termine
  • < 0,3 —> valore considerato negativo, l’azienda potrebbe non essere in grado di fronteggiare i propri obblighi finanziari.

Per comprendere questa interpretazione occorre considerare che questi indici sono solitamente calcolati sui valori del bilancio civilistico che per loro natura sono riferiti al 31/12 dell’anno precedente. Per tale ragione si tende ad adottare un approccio prudenziale.

Indice di disponibilità

L’indice di disponibilità misura quanto i debiti a breve siano pagabili con le attività che si realizzeranno entro l’anno. Molti autori si riferiscono a esso come current ratio.

È dunque molto simile all’acid test, ma all’interno delle attività comprende anche le rimanenze. Dunque, per poterlo calcolare bisogna mettere a rapporto:

  • attivo circolante (rimanenze + disponibilità immediate e differite)
  • passività correnti

Current Ratio = (liquidità + crediti a breve + rimanenze) / debiti a breve

Come valori cardine per poter effettuare una valutazione relativa, si tiene conto:

  • > 1,5 —> situazione normale
  • < 1 —> situazione critica

L’idea che le rimanenze possano essere messe in relazione ai crediti a breve si basa sul presupposto che la rotazione delle scorte sia efficiente, ovvero non ci siano giacenze ferme da anni, cosa che nella realtà può invece accadere. Questo è un esempio che spiega i limiti degli indici di bilancio che, se da un lato hanno il pregio della sintesi, dall’altra non sempre rappresentano una informazione pienamente affidabile.

Grado di indipendenza finanziaria

Il grado di indipendenza finanziaria cerca di misurare se l’azienda può potenzialmente espandere la propria attività. La formula di calcolo è la seguente:

Grado di indipendenza finanziaria = Patrimonio Netto / (Tot. Attivo – Disp. Liquide)

Il valore ottenibile da tale indice finanziario oscilla tra 0 e 1. In genere, si prendono in considerazione due parametri utili alla sua interpretazione:

  • < 0,33 —> debolezza finanziaria; l’azienda è già sufficientemente indebitata, dunque potrebbe avere difficoltà a trovare nuove fonti per espandersi
  • > 0,66 —> espansione finanziaria; l’azienda si sostiene principalmente con mezzi propri, dunque può sostenere un nuovo indebitamento per espandere la propria attività

Vale la pena ricordare che il calcolo di un indice richiede pochi minuti mentre la valutazione relativa ad un piano d’investimenti implica riflessioni molto approfondite. Per questa ragione all’interno delle aziende si utilizzano poco gli indici a favore di analisi più dettagliate. Gli indici sono invece più diffusi ad esempio nel sistema bancario che in un tempo relativamente breve deve decidere se finanziare o meno un’impresa.

Indice di rotazione del magazzino

L’indice di rotazione del magazzino misura il numero di volte in cui le scorte di magazzino si rinnovano rispetto alle vendite. Il valore di tale indice si trova mettendo a rapporto i seguenti valori:

  • ricavi delle vendite e delle prestazioni
  • giacenza media (rimanenze / 12)
Rotazione del magazzino = ricavi delle vendite e delle prestazioni / (rimanenze / 12)

I metodi e i valori di confronto possono differire tra settori merceologici. Per esempio, nel settore alimentare, dove le scorte di magazzino sono deperibili, la rotazione è molto rapida per evitare il deterioramento dei prodotti.

Al contrario, in settori dove le scorte non sono soggette a particolari scadenze come quello metalmeccanico, la rotazione potrebbe essere più lenta.

Indice di rotazione dei crediti

L’indice di rotazione dei crediti misura quanto tempo è necessario affinché i crediti verso clienti vengano incassati, trasformandosi in liquidità.

Per poter calcolare i tempi di incasso è dunque necessario moltiplicare per il numero dei giorni dell’anno il rapporto tra:

  • crediti vs clienti
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni

Indice di rotazione dei crediti = (Crediti vs clienti / Ricavi delle vendite e delle prestazioni) X 360

Il risultato di tale indice può essere considerato sufficiente quando:

  • il numero dei giorni non è troppo elevato (<= 90)
  • se lineare o discendente nel corso degli anni

Il calcolo preciso prevede che l’IVA venga sommata ai ricavi, così come già accade per i crediti in fase di registrazione. Per un calcolo approssimativo però, è sufficiente utilizzare il valore dei ricavi così com’è registrato in conto economico.

Indice di rotazione dei debiti

L’indice di rotazione dei debiti misura i tempi di pagamento verso i fornitori. Esattamente come i tempi di incasso, tale indice finanziario permette di avere un maggior controllo dei flussi di cassa, al fine di evitare possibili periodi di crisi di liquidità.

Per poterlo calcolare, è necessario moltiplicare per il numero normalizzato dei giorni dell’anno (360) il rapporto tra:

  • debiti vs fornitori
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni

Indice di rotazione dei debiti = (debiti vs fornitori / ricavi delle vendite e delle prestazioni) X 360

Giacenza media di magazzino

La giacenza media di magazzino misura quanti giorni le scorte rimangano all’interno del magazzino. Per calcolare tale indice, è sufficiente moltiplicare per il numero normalizzato dei giorni dell’anno (360) il rapporto tra:

Giacenza media di magazzino = (rimanenze / costo del venduto) X 360

Capitale circolante netto

Il capitale circolante netto è una grandezza che misura il fabbisogno finanziario collegato alle voci del capitale circolante. Il suo valore varia in funzione del fatturato poiché da esso dipendono i crediti verso i clienti e le scorte di magazzino necessarie.

È molto simile al margine di tesoreria, con l’unica differenza che nel suo calcolo comprende anche le rimanenze. Esso è infatti la somma algebrica tra:

Capitale circolante netto = (rimanenze + crediti a breve + liquidità) – debiti a breve

Schema con il calcolo del capitale circolante netto

Il capitale circolante netto può essere, a seconda del risultato:

  • positivo (attivo circolante > passivo circolante)
  • negativo (attivo circolante < passivo circolante)

Il segno algebrico non offre indicazioni sulla solidità dell’impresa ma piuttosto sulla struttura finanziaria della stessa. Un’azienda che vende al dettaglio incassando subito dai clienti e pagando i fornitori a 90 giorni non ha l’incombenza di finanziare il capitale circolante perché è negativo. Questa tipologia di attività quando cresce genera liquidità.

Le voci dell’attivo corrente e del passivo corrente hanno dinamiche contro-intuitive che rischiano di sorprendere gli imprenditori inesperti. Se ancora non ti sono chiare ti suggerisco la lettura anche di questo articolo dedicato al capitale circolante.

Rotazione del capitale circolante netto

La rotazione del capitale circolante misura quante volte il capitale circolante netto si rigenera attraverso le vendite. Più volte ciò avviene, più significa che l’azienda è in grado di trovare i mezzi finanziari per far fronte alle uscite dovute al pagamento dei debiti.

Esso si misura mettendo a rapporto:

  • ricavi delle vendite e delle prestazioni
  • capitale circolante netto

Rotazione del CCN = ricavi delle vendite e delle prestazioni / CCN

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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