CAPITALE CIRCOLANTE: PERCHÈ VENDERE NON BASTA

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Gli affari vanno bene alla Bulloneria Perego S.r.l.

Nel 2019 il fatturato è stato di 1.200mila euro, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente. Giovanni, il titolare, è un tipo sveglio. Conosce il suo mercato, sa dove investire ed è pure capace di vendere.

Capitale circolante: quando calcolarlo e come fare

Secondo i suoi calcoli il bilancio si chiuderà con un utile di circa 80mila euro. Le previsioni sul 2020 sono di un’ulteriore crescita del 25%. L’unico problema è che in cassa non c’è il becco di un quattrino.

Questo problema si era già presentato lo scorso anno. Giovanni si era trovato a gestire una situazione di piena emergenza e per ottenere credito aveva dovuto:

  • prestare garanzie varie e assortite
  • accettare a scatola chiusa tassi e condizioni
  • sottoscrivere delle polizze vita per far contenta la banca

Durante i giorni di chiusura di fine anno ha provato a mettere la testa nei conti aziendali, ma fatica ad averne il controllo. Qualche mese fa la situazione sembrava buona, poi però è arrivato un bombardamento di F24 che ha raso al suolo i conti aziendali. Giovanni è consapevole che dovrà tornare in banca a chiedere un aumento delle linee di credito, e questa cosa gli pesa moltissimo.

Andare in banca preparati

L’ultimo incontro in filiale gli ha lasciato un brutto ricordo. Il suo appassionato racconto sulle rosee prospettive della Bulloneria Perego era stato interrotto dal direttore che, andando sul concreto, voleva invece approfondire alcuni aspetti del bilancio, in particolare i flussi di cassa. Giovanni però era totalmente impreparato sull’argomento e ha dovuto recitare un’imbarazzante scena muta.

Il nostro imprenditore stavolta vuole evitare un’altra figuraccia. Vuole andare in banca preparato. Ma come riuscirci? Gli manca il tempo per far tutto. A gennaio il lavoro è ripartito coi soliti ritmi serrati, e tutta la sua attenzione è stata catturata dall’operatività quotidiana.

Focalizzare l’attenzione sulle priorità

Se tu fossi nei panni di Giovanni, cosa faresti? Io ti consiglierei di partire dall’analisi del capitale circolante. Alle aziende in crescita capita di non avere soldi in cassa pur avendo bilanci in utile.

Perché succede? Dove finiscono i soldi? Il colpevole è quasi sempre lui: il capitale circolante. Per scoprirlo, l’indagine è veloce, basta un’oretta.

Il tempo che serve per estrarre 3 dati dal bilancio e metterli a confronto con gli anni precedenti. L’attenzione si deve concentrare su:

  • rimanenze di magazzino
  • crediti commerciali
  • debiti commerciali

Vediamo insieme i valori presenti nel bilancio della Bulloneria Perego. Cominciamo dai primi 2:

Tabella con riportati i valori degli ultimi bilanci

Che raccontano questi numeri?

Il “totale” misura il capitale che l’azienda deve mettere in circolo per funzionare. Non a caso gli inglesi lo chiamano working capital (capitale che lavora).

Rimanenze + Crediti Commerciali = Attivo Circolante operativo, un valore che si muove in proporzione al fatturato. Quando l’azienda cresce servono nuove risorse finanziarie da mettere in circolo. Nel nostro esempio si è passati da 642mila a 850mila nel giro di 2 anni. In pratica l’attivo circolante della Bulloneria Perego è aumentato di 208mila (850-642). Ecco dove sono finiti gli utili. Si tratta di un meccanismo contro-intuitivo che prende alla sprovvista gli imprenditori inesperti.

Per completare il quadro bisogna considerare anche i debiti commerciali che sono di segno opposto rispetto ai crediti, e con cifre inferiori. In altre parole, i debiti commerciali (fatture da pagare) bilanciano solo in parte i crediti commerciali (fatture da incassare).

Tabella con il calcolo del capitale circolante basato sui bilanci

Rimanenze + Crediti – Debiti = Capitale Circolante Netto Operativo

Per capire come funziona il capitale circolante facciamo un’ipotesi estrema: immaginiamo che Giovanni venda la merce in magazzino e chiuda l’azienda. A quel punto sul conto corrente arrivano 550mila incassati con magazzino.

Con l’azienda chiusa non ci sono più costi, ma nei mesi successivi paga i debiti ai fornitori e incassa i crediti dai clienti. Arrivano perciò sul conto altri 210mila (300 incassati e 90 pagati), che aggiunti ai 550 della vendita del magazzino fanno 760.

Qualcuno lo chiama il paradosso del circolante:

  • azienda che cresce = liquidità che diminuisce
  • azienda che decresce = liquidità che aumenta

Come si fa ad avere la situazione sotto controllo?

Avere il controllo significa sapere in anticipo cosa sta per succedere. Sulla base delle trattative in corso Giovanni ha stimato un aumento del fatturato di circa il 25%. Ha già in mente i macchinari da acquistare e le altre spese operative necessarie ad incrementare la capacità produttiva.

Ma si ricorderà che deve tener conto anche del capitale circolante? Scommetto che se lo stava dimenticando… Per fortuna c’è un bravo consulente che lo assiste e in pochi minuti lo aiuta a fare i calcoli.

Partiamo dai valori di bilancio 2019:

  • Fatturare 1.200mila all’anno vuol dire 100 al mese. Se i crediti sono 300 significa che ha 3 mesi di lavoro da incassare, ovvero un tempo medio di incasso di 90 giorni.
  • 550 di rimanenze equivalgono a 5 mesi e mezzo di fatturato, ovvero un tempo medio di scorte di 165 giorni.
  • Ipotizzando che l’azienda abbia fatture di acquisto pari a 45 calcoliamo un tempo medio dei pagamenti di 60 giorni.

Perché misurare in giorni i valori del capitale circolante?

Con questo approccio è più facile capire perché aumentano o diminuiscono queste voci di bilancio. I calcoli si possono effettuare consuntivo, ovvero a chiusura del bilancio, ma anche in chiave prospettica, per prevedere i movimenti futuri. Ed è quello che Giovanni deve fare, prima di andare in banca.

Ad esempio, se Giovanni prevede un aumento del 25% significa che il fatturato mensile passerà da una media di 100 a 125. Quindi, se le condizioni di pagamento rimangono le stesse, a fine 2020 la Bulloneria Perego avrà crediti commerciali da incassare pari a 375k.  Con la stessa logica del +25% è possibile calcolare anche le altre voci

Tabella con il calcolo del capitale circolante per i prossimi anni

La crescita prevista per la Bulloneria Perego ha bisogno di essere finanziata mettendo in circolo altri 190mila (950-760) che solo in parte arriveranno dall’utile.

Occorre poi ricordare che in fase di crescita le aziende hanno importanti flussi di cassa in uscita come i maxi-canoni dei macchinari presi in leasing, le spese impiantistiche, eccetera. Quindi non si può fare troppo affidamento sull’autofinanziamento che arriva dagli utili.

Cosa ci insegna questa storia

  1. Le aziende in fase crescita hanno bisogno di finanziare non solo l’acquisto di macchinari, ma anche l’aumento di capitale circolante.
  2. Il capitale circolante è una grandezza che sposta tanta liquidità. Le banche devono avere la percezione che l’imprenditore abbia la situazione sotto controllo, che conosca in anticipo cosa sta per succedere, altrimenti chiudono i rubinetti. 
  3. Presentarsi in banca preparati offre molteplici vantaggi, e non ci vuole molto. Sono sufficienti poche ore per ordinare i conti e chiarirsi le idee. Le prime volte però, non è facile farlo da soli. Gli imprenditori che vogliono crescere insieme alla loro azienda sanno che, almeno all’inizio, è meglio farsi assistere da un consulente esperto che gli farà risparmiare tempo, soldi e brutte sorprese.
Ci sarebbero altri punti da approfondire sul tema del capitale circolante, ma in questo articolo ho preferito trattare solo gli aspetti principali. Se sei davvero interessato a questi argomenti e vuoi accrescere le tue competenze professionali, ti invito a seguire i nuovi articoli del blog www.farenumeri.it iscrivendoti alla newsletter mensile e anche sul canale YouTube.

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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