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CAPITALE CIRCOLANTE: DEFINIZIONE E TIPOLOGIE

Con Capitale Circolante ci si riferisce solitamente al concetto di Capitale Circolante Netto. Esso si potrebbe descrivere come un semplice margine di bilancio, il quale è il risultato della differenza tra le Attività e le Passività Correnti. 

Nel mondo anglosassone è chiamato working capital. Il capitale circolante però non è solo quello netto, ma ne esistono altre forme e denominazioni, le quali si calcolano in maniera differente. 

1. Capitale circolante: definizione

Con Capitale Circolante innanzitutto si definiscono delle componenti fondamentali del Bilancio, che fanno parte soprattutto dello Stato Patrimoniale. 

Sostanzialmente riguarda le componenti di Stato Patrimoniale a breve termine, ovvero fonti e impieghi che si continuano a rinnovare nel corso dell’esercizio. 

In realtà, la definizione è incompleta se non si aggiunge un terzo nominativo (Lordo, Netto, Operativo, Commerciale…). Infatti, con queste due semplici parole, l’unica cosa che si può comprendere è che si sta parlando di una dimensione patrimoniale a breve termine. 

2. Capitale circolante lordo

Con Capitale Circolante Lordo non si intende un calcolo, ma una parte precisa dello Stato Patrimoniale riclassificato. 

Si riconosce infatti nelle cosiddette Attività a Breve Termine. Per essere precisi, potrebbe anche essere visto come la somma di: 

  • liquidità immediate
  • liquidità differite
  • disponibilità

In altre parole, il termine si riferisce alla Cassa/Banca, i Crediti entro l’Esercizio corrente e le Rimanenze di Magazzino

3. Capitale circolante netto

Il Capitale Circolante Netto è un margine, o un calcolo, che prevede la sottrazione tra le Attività Correnti e le Passività Correnti. Rifacendoci alla definizione precedente, esso si potrebbe calcolare come: 

capitale-circolante-netto-formula-abbreviata

Oppure: 

capitale-circolante-netto-formula-intera

Nell’Analisi dei margini, il Capitale Circolante Netto (CCN) è un margine che riveste una particolare importanza. Nella sua componente passiva, comprende tutti i Debiti a Breve Termine, compresi quelli verso le banche che si risolveranno entro l’anno (la quota di mutuo di competenza dell’esercizio, per esempio). 

In sostanza, analizza la capacità dell’azienda di rispettare i propri obblighi verso terzi attraverso il capitale da lavoro (working capital, appunto). In altri termini, risponde alla domanda se l’azienda è in grado di rispettare i debiti con la propria liquidità corrente, che sia immediata o differita. 

Sarebbe meglio avere un CCN sempre positivo, altrimenti significa che l’azienda ha bisogno di importare liquidità in altra maniera. Attenzione però, che ciò non risolve completamente lo studio della solvibilità aziendale. 

Il CCN infatti contiene anche delle componenti differite di Liquidità nella sua compagine attiva (Crediti e Rimanenze). Tali componenti non è detto che si trasformino in Liquidità immediata e quindi non è detto che, pur avendo un CCN positivo, si sia in grado di rispettare le proprie obbligazioni. 

4. Capitale circolante netto operativo

Il Capitale Circolante Netto Operativo è una versione del CCN, senza però la componente Passiva Finanziaria. Ovvero, il calcolo non prevede più la sottrazione dei Debiti Verso Banche a Breve termine. 

Questo perché si tratta di una versione operativa legata alla gestione caratteristica dell’azienda. La formula per intero è la seguente: 

capitale-circolante-netto-operativo-formula

5. Capitale circolante netto commerciale

Scendendo ancora di più nello specifico, il Capitale Circolante Netto Commerciale è un CCN che prende in considerazione solo le componenti differite e strettamente commerciali dello Stato Patrimoniale. 

Ciò che immediato, come la cassa e la banca, oppure non di natura commerciale, come i debiti finanziari e quelli verso terzi che non siano fornitori, non vengono più considerati nel calcolo. In altre parole si riduce a questa formula: 

6. Capitale circolante netto negativo

Il Capitale Circolane Netto è negativo quando le passività correnti sono superiori alle attività a breve termine, valori entrambi calcolabili nello Stato Patrimoniale. 

Che succede se un’azienda risulta averlo negativo? Se questo indicatore è inferiore a zero, intuitivamente l’azienda non ha abbastanza fondi per soddisfare le richieste di pagamento. Di conseguenza, il rischio finanziario dell’azienda potrebbe crescere fortemente.

Ma questa interpretazione non è sempre vera. Paradossalmente, averlo troppo elevato può presentare problemi maggiori. Infatti, averlo negativo è assolutamente possibile anche in un business sostenibile.

Può capitare, ad esempio, in aziende che devono sostenere investimenti importanti o che devono restituire quote di un cospicuo finanziamento. In altre parole, in situazioni fisiologiche e ricorrenti all’interno delle PMI. 

Ciò che conta è che questa situazione si verifichi in un periodo limitato, non in maniera cronica, tenendo diligentemente sotto controllo la situazione.

Questo articolo è stato scritto da Igor Zardoni

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