RICLASSIFICAZIONE CONTO ECONOMICO A COSTO DEL VENDUTO

La riclassificazione a costo del venduto è uno dei tre metodi utilizzati per la riclassificazione del Conto Economico. La sua caratteristica è quella di distinguere i costi per aree funzionali (produzione, progettazione, commerciale, eccetera). Risponde al bisogno di misurare quanto pesano i costi delle differenti aree rispetto al costo complessivo.

Tabella con lo schema della riclassificazione del conto economico a costo del venduto

Questa immagine riporta un modello di riclassificazione a costo del venduto. Tale schema è però adattabile alle esigenze di ogni impresa. La base dati che viene utilizzata è il bilancio contabile. Quest’ultimo è diverso in ogni impresa in relazione all’attività svolta. Dunque anche lo schema di riclassificazione a costo del venduto può contenere differenze da un’azienda all’altra.

Il primo obiettivo del Conto Economico a costo del venduto è misurare la marginalità dell’area industriale. Ovvero calcolare il margine che si ottiene sottraendo al fatturato caratteristico i costi strettamente legati della produzione. Per tale ragione, il suo utilizzo avviene soprattutto in aziende manifatturiere, dove i costi industriali di produzione hanno una incidenza elevata.

1. Come si esegue la riclassificazione a costo del venduto

Come accennato, il Conto Economico a costo del venduto è utilizzato per le  analisi delle imprese produttive. Queste ultime hanno la necessità di monitorare i costi sostenuti nelle differenti aree gestionali. Particolare attenzione viene posta all’area di trasformazione del prodotto che contiene i costi più rilevanti. L’insieme di questi costi è definito appunto costo del venduto.

Questo metodo deve dunque adattarsi alla specifica attività svolta dall’impresa. Per questo motivo la riclassificazione va effettuata partendo dal piano dei conti, ovvero dal bilancio contabile dell’azienda. Non si può utilizzare il bilancio civilistico, che viene riclassificato per finalità tributarie. 

Elaborare il modello partendo dal proprio piano dei conti permette di definire un buon livello di personalizzazione. La composizione delle aree gestionali, nonché il loro numero, è stabilita in funzione dei bisogni informativi dall’imprenditore.

Gli elementi che invece sono comuni a tutti gli schemi di Conto Economico a costo del venduto sono:

  • suddivisione iniziale delle voci in costi caratteristici ed extra-caratteristici
  • calcolo del costo del venduto (insieme di costi di produzione deputati alla creazione della commessa)
  • calcolo del risultato lordo industriale (fatturato – costo del venduto)
  • calcolo del reddito operativo (risultato lordo industriale – altri costi caratteristici non di produzione)

Quali sono i costi caratteristici non di produzione? Collocati sotto il costo del venduto e sono i costi di funzionamento aziendale. Si possono distinguere in aree funzionali: 

  • commerciale e di distribuzione
  • marketing
  • R&S
  • tecnico-progettazione
  • amministrazione
  • generale

Riepilogando, una volta eseguita la suddivisione per aree gestionali caratteristiche ed extra-caratteristiche (accessoria, finanziaria, straordinaria e tributaria), è possibile procedere alla determinazione sei seguenti risultati:

  1. calcolo risultato lordo industriale (fatturato – costo del venduto)
  2. calcolo reddito operativo (risultato lordo industriale – altre aree gestionali caratteristiche)
  3. calcolo reddito di esercizio (reddito operativo – aree gestionali extra-caratteristiche)

2. Il calcolo del costo del venduto

Nel Conto Economico a costo del venduto ci sono aree gestionali sempre utilizzate e altre di minore rilevanza informativa. La più importante, su cui è necessario fare un serio lavoro di approfondimento, è quella dei costi industriali. Al suo interno vanno inseriti: 

  • costi per acquisti materie prime, semilavorati e accessorie
  • costi della manodopera impiegata nella produzione (costo orario moltiplicato per le ore di produzione)
  • energia elettrica/forza motrice di aree e macchinari di produzione
  • costo macchina (ammortamenti produttivi + canoni di leasing operativi)
  • rimanenze di magazzino
Tabella che spiega il calcolo del costo del venduto

3. Distinzione tra gestione caratteristica ed extra-caratteristica

La gestione caratteristica è composta da conti (costi e ricavi) che riguardano l’attività produttiva dell’azienda. In altre parole, la gestione caratteristica comprende: 

  • ricavi da vendita e prestazioni di produzione
  • costi diretti operativi: acquisti, servizi, manodopera diretta, ammortamenti di beni strumentali di produzione, canoni di leasing operativi
  • costi indiretti operativi: costi commerciali, costi amministrativi, costi generali, di R&S e pubblicità ecc.

La somma algebrica di ricavi e costi della gestione caratteristica porta alla determinazione del reddito operativo. Questo livello di reddito accomuna ogni tipo di riclassificazione.

La gestione extra-caratteristica riguarda invece ricavi e costi che non sono direttamente legati all’attività centrale dell’azienda. Solitamente, questo tipo di gestione può essere suddiviso in 3 aree:

  • gestione accessoria: sono ricavi e costi slegati dall’attività operativa dell’azienda. Un esempio di ricavi accessori potrebbero essere gli affitti attivi di immobili di proprietà dell’azienda ma utilizzati da terzi dai quali l’azienda riscuote un canone di locazione. Per quanto riguarda i costi, mantenendo lo stesso esempio, sono i costi di manutenzione e le tasse inerenti gli immobili dati in affitto.
  • gestione finanziaria: all’interno della gestione finanziaria si trovano in prevalenza voci riferite ai rapporti con le banche. I costi per interessi da mutui, prestiti e gestione conti vanno inseriti in quest’area. Si possono trovare anche dei ricavi, come interessi attivi o proventi finanziari.
  • gestione straordinaria: appartengono a questa categoria quelle voci che  non si manifestano con periodicità regolare. Solitamente si elencano proventi e oneri legati alla vendita di beni strumentali come immobili e macchinari. È bene ricordare che la gestione straordinaria non esiste più a livello civilistico. Ovvero il legislatore ha sancito che ai fini fiscali non è più necessario distinguere la gestione straordinaria. Dal punto di vista gestionale mantiene intatta la sua importanza. In fase di analisi di bilancio è ancora importante capire se il risultato di esercizio è stato condizionato o meno da un fatto aziendale che ha carattere straordinario.  

La gestione finanziaria è presente in ogni bilancio mentre quella straordinaria non sempre appare. Per quanto concerne la gestione accessoria è opportuno sottolineare che è davvero molto rara nelle PMI. La si trova talvolta nei bilanci delle grandi imprese.

4. Schema di riclassificazione e risultati intermedi

Lo schema di riclassificazione riportato nell’immagine in alto va considerato come un modello didattico. Ogni azienda può renderlo più dettagliato e adattarne alcune descrizioni in funzione dell’attività svolta.

Gli elementi che maggiormente condizionano la configurazione finale di una riclassificazione a costo del venduto sono: 

  • settore e tipologia di attività
  • fabbisogni informativi
  • dimensioni aziendali 
  • livello di dettaglio dei dati disponibili

Per quanto infatti il risultato lordo industriale e il reddito operativo siano da calcolare obbligatoriamente in questo sistema, l’azienda potrebbe desiderarne altri intermedi prima o dopo il risultato lordo industriale.

Quelli principali, come già specificato, sono: 

  1. Risultato lordo industriale
    Identifica il costo del venduto e si ottiene dalla somma algebrica di fatturato e costi industriali. In inglese è chiamato Gross Profit ed è il margine  della cosiddetta attività industriale. Ai ricavi di vendita e di prestazione caratteristici vengono tolti i costi necessari alla creazione delle commesse, compreso il costo della manodopera diretta e quella dei costi macchina. Questi ultimi si deducono in maniera più o meno specifica dagli ammortamenti, andando a prendere quelli legati ai macchinari, agli immobili e agli strumenti direttamente utilizzati in produzione.
  2. Reddito operativo
    È il risultato intermedio ed è quello più comune in quanto appare anche negli altri sistemi di riclassificazione. L’acronimo anglosassone EBIT significa guadagni prima degli interessi e delle tasse. È il margine che si ottiene dalla gestione caratteristica.

I risultati intermedi rappresentano diversi livelli di marginalità e hanno lo scopo di fornire informazioni aggiuntive. Nel caso non forniscano informazioni utili si può decidere di eliminarli. Lo scopo della riclassificazione è quello di semplificare e rendere più leggibili i dati di bilanci. Per questo motivo non ha senso riportare numeri e valori che non offrono informazioni utili e rilevanti.

Questo genere di risultati, vengono aggiunti sotto il reddito operativo, andando a studiare i vari livelli di marginalità extra-caratteristica visti in precedenza: 

  • risultato dopo gestione accessoria
  • risultato di competenza (dopo gestione finanziaria)
  • risultato ante imposte (dopo gestione straordinaria)

5. Quando utilizzarla e differenze con altri metodi

La riclassificazione del Conto Economico a costo del venduto viene utilizzata da aziende produttive. È particolarmente indicata per le aziende che hanno dei lavori a commessa, come ad esempio impianti o attività a progetto di qualsiasi tipo. Le aziende che svolgono queste attività eseguono lavori che sono unici per ogni commessa. Ne consegue una certa difficoltà in fase di preventivazione dei costi.

L’area deputata ai costi industriali, detta anche costo del venduto, viene analizzata approfonditamente. In tal modo è possibile calcolare il costo più o meno preciso delle commesse. Inoltre, se è nell’interesse dell’imprenditore controllare più da vicino certi costi, questo è il metodo più indicato. Egli infatti ha la libertà di creare classi o aree nel quale inserire i costi da monitorare senza restrizioni. La cosa importante è che la collocazione dell’area rispetti l’impostazione utile al calcolo dei risultati intermedi. 

Nel caso invece l’azienda non sia di produzione, ma sia di commercio e distribuzione, è possibile considerare altri metodi di riclassificazione, con una struttura più semplice da predisporre. Le alternative sono di due tipi: 

  • Riclassificazione a valore aggiunto
    È il modello utilizzato dalle banche al fine di comprendere la solidità/solvibilità di un’azienda. Anche per questo motivo è lo schema di riclassificazione più diffuso. Può essere eseguita utilizzando il bilancio contabile interno, ma anche e quello civilistico che, pur essendo meno dettagliato, è preferito dalle banche.
  • Riclassificazione a margine di contribuzione
    Ha scopo previsionale, in quanto uno dei suoi usi più comuni riguarda il calcolo del break-even point, ovvero il punto di pareggio. Come quella a costo del venduto, può essere effettuata esclusivamente sul bilancio interno dell’azienda poichè si basa sulla distinzione tra costi fissi e variabili che variare da un azienda all’altra. (Esempio: le spese di elettricità sono considerati costi fissi da una società commerciale. Sono invece costi variabili per un’azienda energivora come quelle di stampaggio a caldo)

Nella tabella qui sotto è possibile osservare le differenze e gli elementi in comune tra i tre differenti tipologie di riclassificazione:

Schema riepilogativo con le 3 tipologie di riclassificazione del conto economico
Foto dell'autore Igor Zardoni

Igor Zardoni

Cintura nera di excel e appassionato di scrittura. Parole e numeri sono le due facce della mia passione e della mia professione.

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