DIRECT COSTING: COME SI CALCOLA E QUANDO USARLO

Tempo di lettura: 4 minuti

Il direct costing è una delle tecniche utilizzate in contabilità analitica e contabilità industriale per definire il costo di un prodotto. Si utilizza nelle imprese che hanno diverse tipologie di prodotto con differenti costi diretti.

Per comprendere le logiche di calcolo collegate al direct costing è consigliabile approfondire anche i metodi alternativi, ovvero il full costing e l’activity based costing. Infatti, le decisioni sui criteri da adottare, variano in base al tipo di attività, ma dipendono anche dalla quantità e precisione dei dati disponibili.

Come si calcola e quando usare il direct costing

La classificazione nel direct costing

Per progettare un sistema con il direct costing bisogna innanzitutto classificare queste tipologie di costo:

  • costi variabili: sostenuti per acquistare i fattori produttivi, variano in base alla quantità prodotta (costo materie prime, mano d’opera diretta etc.);
  • costi fissi specifici: sostenuti per un determinato prodotto o linea di prodotto (quote di ammortamento di un macchinario utilizzato per realizzare un determinato prodotto);
  • costi fissi comuni: dovuti alla struttura organizzativa, vengono sostenuti indipendentemente dalla produzione ottenuta.

Esempio

Facciamo l’esempio dell’impresa ALFA srl che tratta viti e bulloni.

Buona parte dei suoi articoli sono prodotti internamente ma, per completare la gamma, altre viti più piccole sono acquistate da fornitori esterni. In pratica, il fatturato dell’azienda è determinato da prodotti che hanno logiche di costo differenti.

Inoltre, alcuni clienti acquistano le viti in pacchi da mille pezzi per utilizzi di tipo industriale, mentre altri le acquistano in confezioni da 10 pezzi da esporre sugli scaffali dei negozi specializzati.

Esempio di una azienda per utilizzare il direct costing

In pratica c’è un processo di confezionamento che riguarda solo alcuni articoli. Tutto ciò determina una composizione di costi differenti di cui si deve tenere conto quando si definiscono i margini e si fissa un prezzo di vendita di ogni articolo.

Classificando i costi della Alfa srl secondo la logica esposta sopra:

  • costi variabili sono le materie per la produzione di viti e bulloni, il costo delle viti più piccole acquistate da fornitori esterni e anche il costo della materia prima per il packaging;
  • costi fissi specifici sono i costi di ammortamento dei macchinari che vanno imputati solo ai prodotti lavorati internamente e i costi per il confezionamento delle viti da 10 pezzi che riguardano solo alcuni articoli;
  • costi fissi comuni sono quelli relativi alla struttura organizzativa generale.

Margine di contribuzione di primo e secondo livello

Il metodo del direct costing è incardinato sul calcolo del margine di contribuzione, il quale indica le redditività di un prodotto e in che misura esso contribuisce a coprire i costi fissi.

I margini di contribuzione possono essere:

  • margine di primo livello (o margine lordo di contribuzione): evidenzia in quale misura le vendite sono in grado di coprire i costi fissi complessivi;
Formula per il calcolo del margine di contribuzione di 1° livello
  • margine di secondo livello (o margine netto di contribuzione): indica la capacità della produzione di coprire i costi fissi comuni e generali;
Formula per il calcolo del margine di contribuzione di 2° livello
  • margine di contribuzione specifico (di 1° o 2° livello): riguarda un determinato prodotto (o linea di prodotti) ed è fondamentale per le decisioni relative alle singole produzioni.

Riprendendo l’esempio della Alfa S.r.l.

Tabella con il calcolo del margine di contribuzione di 1° e 2° livello

La trasformazione degli stessi dati in forma percentuale consente di effettuare più facilmente i confronti sulla redditività dei vari prodotti.

Tabella con il calcolo del margine di contribuzione di 1° e 2° livello in forma percentuale

Il problema dei costi fissi – VIDEO

Una delle difficoltà maggiori che si incontra nella determinazione del costo di un prodotto riguarda la ripartizione dei costi fissi.

La definizione del prezzo, infatti, avviene all’inizio, quando ancora non si conoscono le quantità che si riusciranno a produrre e vendere. Da questa incognita nasce la difficoltà di calcolare la quota di costi fissi da imputare ad ogni singola unità.

È un problema non banale, da cui dipende la redditività dell’azienda, e va gestito facendo preventivamente una serie di ipotesi e simulazioni e mantenendo un controllo consuntivo costante.

In questo breve video trovi l’esempio di un produttore di divani, con alcuni suggerimenti sulle pratiche da adottare per gestire questa criticità.

Considerazioni finali

La progettazione di un sistema di controllo dei costi, basato sul direct costing, è particolarmente utilizzata nelle imprese che hanno una offerta di prodotti con strutture di costo differenti.

L’interpretazione dei dati, ottenuti tramite questa tecnica, si intreccia con le considerazioni collegate al margine di contribuzione che, in molti casi, suggerisce decisioni assai differenti rispetto ai sistemi di full costing.

Per capire fino in fondo, la discrezionalità di alcune decisioni e le diverse conclusioni a cui si può giungere, in base alla tecnica adottata (direct costing o full costing), ti consiglio di leggere la storia dei fratelli Antonio e Spartaco alle prese con alcuni dubbi sul prezzo da applicare ai clienti della grande distribuzione.

Letture consigliate

La faccenda è complicata?

Ormai siamo abituati a cercare su internet un po’ di tutto. Spesso troviamo la risposta ai nostri dubbi, altre volte la questione è più complessa.

Nel caso dei numeri aziendali, bisogna avere anche gli strumenti giusti e un po’ di esperienza per evitare errori da principiante. Se ti serve una soluzione rapida e sicura, clicca qui sotto.

autore-giuseppe-brusadelli

Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

Potrebbero interessarti anche: