IL CAPITALE INVESTITO : COME è COMPOSTO E COSA MISURA

Tempo di lettura: 5 minuti

Autore: Luigi Brusa

Il capitale investito in un’impresa è la somma di due tipi di investimento dei mezzi finanziari a sua disposizione:

  • il capitale immobilizzato;
  • il capitale circolante.
Capitale investito

Il capitale immobilizzato (o attivo fisso) è dato da elementi materiali come i fabbricati, gli impianti, i macchinari, ecc., che l’impresa utilizza per i suoi processi di gestione, nonché da elementi immateriali come i marchi, i brevetti, gli investimenti in ricerca e pubblicità.

Inoltre, ne fanno parte le cosiddette immobilizzazioni finanziarie cioè investimenti come ad esempio le partecipazioni azionarie.

Il denominatore comune del capitale immobilizzato è il periodo di tempo necessario perché ritorni in forma liquida attraverso la normale dinamica della gestione (tipicamente la vendita dei prodotti), che è un periodo lungo. Per convenzione si considera lungo un tempo superiore ad un anno.

Il capitale circolante (o attivo corrente) è composto da elementi come le scorte di magazzino, i crediti commerciali, gli altri crediti verso soggetti vari, le disponibilità liquide, tutti caratterizzati dal fatto che impiegano mediamente un periodo di tempo breve per trasformarsi in liquidità. Per convenzione, si considera breve un periodo inferiore ad un anno.

La rappresentazione del capitale investito

Il capitale investito trova la sua rappresentazione quantitativa (cioè il suo valore e la sua composizione) nello stato patrimoniale del bilancio d’esercizio, ed in particolare nella sezione dell’attivo, tanto che dire attivo e dire capitale investito è all’incirca la stessa cosa.

Qui di seguito un esempio di stato patrimoniale semplificato (dove per completezza compare anche la sezione del così detto passivo, cioè passività e patrimonio netto).

La nozione di capitale investito, oltre ad essere importante di per sé, è utile per calcolare indici di bilancio che esprimono la redditività della gestione caratteristica. In altre parole, la capacità di imprenditori e manager di gestire il business aziendale in maniera efficiente ed efficace con il capitale totale a loro disposizione.

L’indicatore per eccellenza, in questo senso, è il cosiddetto ROI (Return On Investment), che nella sua versione più immediata è dato dal seguente rapporto:

Formula per il calcolo della redditività del capitale investito (ROI)

Il capitale investito operativo ed extra-operativo

Quanto appena detto va inteso come un primo approccio generale alla nozione di capitale investito.

Per scopi di corretta informazione alla direzione d’impresa, così come nelle analisi di bilancio effettuate da soggetti terzi (ad esempio le banche), è necessario effettuare alcune distinzioni e riclassificazioni, di cui la prima e più opportuna è la seguente:

  • capitale investito nella gestione operativa (o capitale investito operativo);
  • capitale investito nella gestione non operativa (o capitale investito extra-operativo).

Si tratta di una distinzione fondamentale, perché considera separatamente i due pilastri della gestione aziendale: la gestione operativa (o gestione caratteristica) e la gestione finanziaria (che è la parte più importante della gestione extra-operativa).

La gestione operativa consiste nelle attività di ricerca, progettazione, acquisto, produzione, marketing, amministrazione, ecc. in cui si concretizza il business aziendale.

La gestione extra-operativa riguarda tutte le altre attività, di cui quella finanziaria (cioè acquisire e investire i mezzi finanziari) è la più rilevante.

Altre manifestazioni della gestione extra-operativa sono ad esempio la gestione di immobili di proprietà, ma dati in affitto a terzi, oppure la gestione fiscale.

Nell’esempio precedente, capitale operativo ed extra-operativo risultano così composti:

Vale la pena di segnalare che, nell’ambito del capitale operativo, il magazzino e i crediti commerciali rappresentano il capitale operativo circolante.

Come vedremo più avanti, la loro somma (nell’esempio 2.000) è il capitale circolante operativo lordo:

  • operativo, nel senso che i processi di produzione e di vendita rendono necessario tenere investiti dei mezzi finanziari in scorte di magazzino e crediti concessi ai clienti;
  • lordo, perché in realtà gli stessi processi comportano l’ottenimento di dilazioni di pagamento dai fornitori, che riducono il fabbisogno.

Il capitale investito netto (CIN)

Finora abbiamo parlato di capitale investito lordo. Sovente nella realtà aziendale si fa riferimento al capitale investito netto (CIN). Quest’ultimo è evidenziato in una particolare forma di stato patrimoniale, chiamato stato patrimoniale funzionale.

Al di là delle formule e delle definizioni (spesso piuttosto ballerine in materia di analisi di bilancio), si tratta di un documento in cui si vuole mettere in evidenza la cosiddetta Posizione Finanziaria Netta (PFN), cioè l’indebitamento finanziario netto dell’impresa.

Qui non entriamo nel merito della PFN e ci limitiamo a precisare che il capitale investito netto è dato da:

Il capitale fisso netto operativo è la differenza tra il capitale fisso operativo e passività a medio-lungo termine operative (ad esempio taluni fondi rischi collegati a investimenti immobilizzati).

Il capitale circolante operativo netto è la differenza tra capitale circolante operativo lordo (tipicamente dato da scorte di magazzino e crediti commerciali) e debiti operativi a breve termine (tipicamente debiti verso fornitori per l’acquisto di materie prime e servizi).

Le altre attività non operative, al netto delle passività non operative, sono ad esempio le partecipazioni non legate al business aziendale, al netto di eventuali fondi rettificativi.

In questa categoria, per ragioni legate all’evidenziazione della PFN, non compaiono le attività e passività finanziarie in senso stretto (cassa, c/c bancario attivo, debiti verso banche, ecc.).

Nel nostro esempio, supponendo che i debiti a breve verso i fornitori, contenuti nelle passività a breve termine, siano pari a 900 e non vi siano passività non operative, il CIN è dato da:

Calcolo capitale investito netto

Occorre sottolineare che, all’interno del CIN, la grandezza fondamentale per la sua utilità nelle analisi di bilancio è il capitale investito netto operativo (CINO), che deriva dalla somma

che nell’esempio ammonta a:

Al suo interno, teoria e prassi aziendale si concentrano soprattutto sul capitale circolante netto operativo, che dà la misura di quanto fabbisogno di capitale richiede la gestione caratteristica (per semplificare, il ciclo: acquistare – produrre – vendere).

Infatti, è fisiologico che si venda a credito, si tengano scorte e, d’altro canto, si usufruisca anche dell’opportunità consentita dai cosiddetti debiti di regolamento, a cominciare dai debiti verso fornitori.

Tutto questo comporta normalmente che si debbano tenere impegnati dei capitali, a volte molto ingenti e di importo tale da mettere in difficoltà l’equilibrio finanziario della gestione.

Concludiamo sottolineando che la nozione di capitale investito operativo netto è utile per calcolare indici di bilancio che esprimono in modo più affinato del ROI tradizionale la redditività della gestione caratteristica.

L’indicatore usato per tale scopo viene a volte denominato ROCE (Return On Capital Employed), che è dato dal seguente rapporto:

Formula per il calcolo dell'indice del ROCE

In questo modo, correttamente, tutto ciò che sta al numeratore è veramente reddito operativo e tutto ciò che compare al denominatore è capitale operativo e così la loro omogeneità è garantita.

Tutto interessante, ma … in pratica come si fa?

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Autore Luigi Brusa

Luigi Brusa

Autore di numerosi testi sui sistemi di controllo e professore emerito presso Università degli Studi di Torino.

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