LIFO E FIFO: METODI PER LA VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE DI MAGAZZINO

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LIFO e FIFO sono acronimi anglosassoni che significano:

  • Last In, First Out (ultimo entrato, primo uscito);
  • First In, First Out (primo entrato, primo uscito).

Sono espressioni utilizzate nell’ambito della valutazione e gestione delle rimanenze di magazzino.

Lifo e fifo: due metodi per la valutazione delle rimanenze di magazzino

Esempio di calcolo

Il modo migliore per comprendere il significato e le differenze tra LIFO e FIFO, è attraverso un esempio pratico.

Ipotizziamo di avere un prodotto con:

  • giacenza a inizio anno di 400 pezzi del valore unitario di 1,00 €;
  • acquistato due volte nel corso dell’anno:
    • 1° acquisto di 300 pezzi a 1,10 €;
    • 2° acquisto di 300 pezzi a 1,20 €.
Esempio di calcolo per la valutazione delle rimanenze di magazzino

Durante l’anno sono stati venduti 400 pezzi e quindi le rimanenze finali sono di 600 pezzi.

Esempio di calcolo delle rimanenze finali

Valutazione delle rimanenze con il metodo LIFO

Il metodo LIFO si basa sul criterio che i pezzi entrati in magazzino per ultimo siano i primi ad uscire. Nel nostro esempio le vendite di 400 pezzi riguardano il 2° acquisto e parte del 1°:

Metodo LIFO: last in, first out
Gestione delle rimanenze last in first out

La valutazione delle rimanenze finali è calcolata in base al costo di acquisto dei pezzi “entrati” per primi, ovvero in tempi meno recenti.

Valutazione delle rimanenze con il metodo FIFO

Il metodo FIFO si basa sul criterio che i pezzi entrati in magazzino per primi siano i primi ad uscire. Nel nostro esempio le vendite riguardano i 400 pezzi che erano già presenti a magazzino (rimanenze iniziali):

Metodo FIFO: first in, first out
Gestione delle rimanenze first in first out

La valutazione delle rimanenze finali è calcolata in base al costo di acquisto dei pezzi “entrati” in tempi più recenti.

Principio contabile OIC 13

L’Organismo italiano di contabilità ha lo scopo di interpretare e offrire linee guida esplicative riguardo le normative contabili. Le rimanenze di magazzino sono definite all’interno della pubblicazione OIC 13. I corsivi che trovi all’interno di questo articolo sono citazioni riportate da tale pubblicazione.

Definizione di rimanenze di magazzino

L’articolo 2424 del codice civile prevede che le rimanenze di magazzino siano iscritte nell’attivo dello stato patrimoniale alla voce CI con la seguente classificazione:

1) materie prime, sussidiarie e di consumo;

2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;

3) lavori in corso su ordinazione;

4) prodotti finiti e merci;

5) acconti.

[…]

Valutare le rimanenza all'interno del bilancio

Le rimanenze di magazzino rappresentano beni destinati alla vendita o che concorrono alla loro produzione nella normale attività della società. Le principali tipologie di rimanenze di magazzino disciplinate sono:

  • le materie prime, ivi compresi i beni acquistati soggetti ad ulteriori processi di trasformazione (cd. semilavorati di acquisto);
  • le materie sussidiarie e di consumo (costituite da materiali usati indirettamente nella produzione);
  • i prodotti in corso di lavorazione (materiali, parti e assiemi in fase di avanzamento);
  • i semilavorati (parti finite di produzione interna destinate ad essere utilizzate in un successivo processo produttivo);
  • le merci (beni acquistati per la rivendita senza subire rilevanti trasformazioni);
  • i prodotti finiti (prodotti di propria fabbricazione).

LIFO e FIFO nel codice civile

In base all’articolo 2426, comma 1, n.10) codice civile, il costo dei beni fungibili può essere calcolato con il metodo del costo medio ponderato o con il metodo FIFO o il LIFO.

10) Il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo della media ponderata o con quelli: “primo entrato, primo uscito” o: “ultimo entrato, primo uscito“; se il valore così ottenuto differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell’esercizio, la differenza deve essere indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa;

[…]

Costanza di applicazione del metodo

L’uniformità di metodo nella valutazione del magazzino è condizione essenziale per la corretta determinazione dei risultati dell’esercizio. Le rimanenze finali si valutano con gli stessi metodi delle rimanenze iniziali.

 Il cambiamento del metodo di valutazione (ad esempio, da costo LIFO a costo FIFO) rappresenta una eccezione. In quel caso è necessario determinare la differenza e spiegare la scelta di tale modifica all’interno della nota integrativa. Il cambiamento deve avvenire in ogni caso nel rispetto del principio di prudenza e di una rappresentazione del bilancio veritiera e corretta.

Effetti della scelta tra LIFO e FIFO

LIFO e FIFO sono metodi di determinazione del costo delle rimanenze che producono effetti diversi in termini sia di risultati di conto economico che di importo delle rimanenze iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale. Nello specifico si può osservare quanto segue:

  • il metodo del costo FIFO rispetto al costo LIFO o al costo medio ponderato: tende a contrapporre ai ricavi più recenti (cioè più vicini alla chiusura dell’esercizio) costi più remoti; pertanto, tale metodo potrebbe comportare un aumento di utili quando i prezzi aumentano ed una diminuzione di utili quando i prezzi diminuiscono. Fa esporre nello stato patrimoniale le rimanenze di magazzino a costi storici recenti;
  • il metodo del costo LIFO rispetto al costo medio ponderato o al costo FIFO: tende a contrapporre ai ricavi più recenti costi più recenti; pertanto, tale metodo tende a comportare una riduzione di utili quando i prezzi aumentano ed un aumento di utili quando i prezzi diminuiscono. Il metodo del costo LIFO mitiga l’effetto degli eventuali cosiddetti “profitti di magazzino” che possono essere originati nel conto economico, sebbene con diversa intensità, dai metodi di costo FIFO e costo medio ponderato, in caso di prezzi crescenti. Il metodo del costo LIFO però può creare distorsioni sullo stato patrimoniale mostrando in caso di prezzi crescenti, un ammontare di rimanenze di magazzino a costi inferiori (talvolta notevolmente) ai costi storici recenti; determina inoltre, in fase di prezzi crescenti, effetti positivi sul conto economico nel caso in cui le quantità alla fine dell’esercizio si riducono rispetto a quelle all’inizio dell’esercizio.

Rettifiche di valore

Le rimanenze sono oggetto di svalutazione in bilancio quando il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato è minore del relativo valore contabile. Nel caso in cui il costo di una voce di magazzino sia ridotto al valore di realizzazione desumibile dal mercato, tale valore diventa il nuovo costo per quella voce ai fini delle successive operazioni contabili (valutazioni successive ecc.). Ciò comporta la perdita dei precedenti strati per le rimanenze valutate con i metodi LIFO o FIFO.

Altri metodi di valutazione delle rimanenze

Oltre ai criteri LIFO e FIFO, esistono altri metodi adottabili per la valorizzazione delle rimanenze di magazzino. Il metodo del costo della media ponderata è citato nell’articolo 2426 c.c. insieme a LIFO e FIFO ed è per questo tra i criteri più diffusi.

Gli altri metodi che seguono sono stati introdotti con l’aggiornamento dell’OIC 13 pubblicato a dicembre 2016 allo scopo di adattare la normativa agli standard internazionali definiti dallo IASB:

Alcune disposizioni fiscali relative alle valutazioni delle rimanenze sono contenute nell’art.92 bis del TUIR. Se vuoi approfondire il tema in generale, ti invito a leggere l’articolo dedicato alla valutazione delle rimanenze.

La variazione delle rimanenze nel bilancio d’esercizio

L’art. 2425 c.c. prevede che:

  • le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti siano comprese nel valore della produzione, nella voce A2;
  • le variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo e merci siano comprese nei costi della produzione, nella voce B11.

[…]

La variazione delle rimanenze del conto economico

La variazione delle rimanenze è iscritta nel conto economico e dunque è una delle componenti del reddito di impresa. La formula di calcolo è:

La formula per il calcolo delle variazioni delle rimananze

Può essere di segno positivo o negativo, e in qualsiasi caso ha un impatto diretto sul valore della produzione e perciò anche il risultato di esercizio, per tale ragione il tema della variazione delle rimanenze è trattato anche nell’articolo 92 del TUIR.

Per capire meglio l’effetto della variazione delle rimanenze vale la pena fare un parallelo con i dati utilizzati nell’esempio precedente, ipotizzando di avere nell’esercizio costi per 2.900 e ricavi per 3.000.

Tabella che rappresenta la variazione delle rimanenze mettendo a confronto i metodi lifo e fifo

Differenti metodi di valutazione determinano differenti variazioni delle rimanenze. In altre parole, le decisioni sui metodi di valutazione delle rimanenze ha un impatto anche sul risultato d’esercizio.

Calcolo delle rimanenze con i metodi LIFO e FIFO

LIFO e FIFO nella gestione logistica del magazzino

LIFO e FIFO sono termini utilizzati anche nell’ambito delle operazioni di logistica del magazzino, ovvero nella gestione e movimentazione fisica dei prodotti che costituiscono le rimanenze.

Per evitare di confondersi, vale la pena spiegarne le differenze:

  • LIFO e FIFO nella gestione delle scorte di magazzino. In alcuni casi l’organizzazione dei processi di movimentazione degli articoli a magazzino deve tenere conto della deperibilità dei prodotti, come ad esempio nel settore alimentare. Rispetto ad articoli che hanno lo stesso codice ci possono essere date di scadenza differenti che impongono processi di movimentazioni tale da garantire l’uscita dei prodotti più “vecchi” ed evitare il rischio deperimento;
  • LIFO e FIFO nella valutazione delle scorte di magazzino. Quando si parla di valutazione, come nell’esempio mostrato sopra, l’idea dell’articolo che esce per primo è collegata solamente al costo di acquisto del prodotto. In questo ambito la scelta non ha alcun impatto sui processi di movimentazione veri e propri, ma si fonda sul principio generale di prudenza da applicare alle valutazioni delle attività di stato patrimoniale.

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Bibliografia:

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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