CHE RUOLO HA IN AZIENDA IL CONTROLLO DI GESTIONE?

Tempo di lettura: 4 minuti

Autore: Luigi Brusa

La domanda può essere riformulata così: “a che cosa serve il controllo di gestione?

La risposta può sembrare ovvia, ma non lo è. La misurazione e il monitoraggio dei risultati economico-finanziari sono la funzione immediata del controllo di gestione, ma spesso rischiano di essere fine a se stessi.

Il ruolo del controllo di gestione in azienda

Un report chiaro e ben fatto, magari corredato da bei grafici esplicativi, non garantisce la corretta conduzione di un’impresa, così come la sirena di un allarme antincendio non basta per spegnere le fiamme.

Quella del controllo di gestione come sinonimo di contabilità, numeri e grafici (che ci vogliono eccome!!) è la tipica visione che confonde i contenuti e gli scopi di un sistema direzionale (il controllo di gestione va definito così) con gli strumenti tecnico-contabili (IT, contabilità e rilevazioni extra-contabili) che lo fanno funzionare.

È allora necessario spostare l’attenzione un po’ più in là, per comprendere il duplice ruolo del controllo di gestione in azienda:

  • guidare la direzione verso gli obiettivi della gestione, sia quelli di breve periodo, sia quelli di medio-lungo periodo;
  • responsabilizzare i soggetti che ricoprono ruoli-chiave in azienda sui risultati conseguiti.

Detto così sembra chiaro, ma anche qui si nasconde il rischio di essere fraintesi, eventualità che grava sempre su una terminologia che evoca la visione più superficiale del controllo:

  • innanzitutto, gli obiettivi devono esistere ed essere ben chiari nella mente della direzione. In un’impresa questi hanno a che vedere con la redditività del capitale, con lo sviluppo dimensionale, con la liquidità, con la solidità patrimoniale e altri traguardi ancora. Inoltre devono essere opportunamente misurati. Senza una quantificazione degli obiettivi (tipicamente in termini monetari, ad esempio un certo tasso % di rendimento del capitale investito), come è pensabile di controllare i risultati effettivi della gestione? Che cosa si controlla se non si sa dove andare?;
  • in secondo luogo, guidare verso gli obiettivi va precisato meglio: vuol dire aiutare a prendere decisioni economicamente convenienti e, per farlo, occorre saperne valutare le conseguenze con opportuni calcoli di convenienza economica. Tutte cose che non si risolvono con la bacchetta magica della contabilità e dei report, senza un adeguato bagaglio di know-how economico-aziendale da parte della direzione e degli specialisti del controllo di gestione e di strumenti informatici evoluti;
  • infine, responsabilizzare vuol dire mettere in luce chi ha le leve decisionali all’origine dei risultati, necessarie per intervenire in caso di necessità. Se questo sembra pacifico in una piccola azienda, dove tutto è deciso dal titolare, man mano che si moltiplicano i ruoli-chiave con un minimo di delega le cose si complicano. La misurazione e comunicazione dei risultati (ad esempio dei costi di produzione, o dei margini di guadagno) in capo a chi li ha causati è sempre meno un optional, ma va realizzato con le logiche e le tecniche adatte.

In definitiva, il ruolo e gli scopi del controllo di gestione in azienda sono una cosa delicata, anche a causa di un equivoco lessicale che da sempre accompagna il termine controllo nella nostra lingua.

In italiano “controllo” vuol dire in prima battuta “verifica” o “riscontro”. Di qui ad associargli l’idea di “ispezione”, di “fare le pulci”, di “colpa e punizione”, il passo è breve.

“Controllo” è una cattiva traduzione dall’inglese, dove “to control” significa, nel linguaggio aziendale, “guidare”, che comporta (come logica conseguenza) “responsabilizzare”.

Tutto interessante, ma… in pratica come si fa?

Per fare bene un lavoro ci vuole il giusto metodo ma anche strumenti adeguati. Con i numeri aziendali è facile andare in confusione o perdersi per strada.

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Autore Luigi Brusa

Luigi Brusa

Autore di numerosi testi sui sistemi di controllo e professore emerito presso Università degli Studi di Torino.

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