RICLASSIFICAZIONE DI BILANCIO E DEL CONTO ECONOMICO

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Riclassificazione del bilancio e riclassificazione del conto economico: ecco due espressioni che, a prima vista, incutono qualche timore. In genere, succede perché si è portati a pensare che siano operazioni chissà quanto complicate. Eppure le cose stanno diversamente, come ti spiegherò oggi.

Spiegata la riclassificazione di bilancio e del conto economico

Tra l’altro, fare la riclassificazione del bilancio e la riclassificazione del conto economico è utilissimo per qualsiasi azienda, indipendentemente dalle sue dimensioni, dal settore in cui opera e dalle condizioni del mercato.

In effetti, attraverso le riclassificazioni di bilancio e di conto economico, si possono organizzare i dati aziendali in modo più razionale ed evidente. Il successivo lavoro di analisi dei vari parametri vitali della società ne risulta notevolmente semplificato. Diventa così più facile capire i punti di forza e quelli di debolezza del business. E si possono pianificare interventi e azioni future con accurata precisione.

Per farti capire l’importanza della riclassificazione del bilancio e quella della riclassificazione del conto economico, ti faccio un esempio concreto. Solo apparentemente ti sembrerà che parli d’altro: invece tu dovresti fare proprio lo stesso lavoro di riclassificazione dei dati anche nella tua attività imprenditoriale.

Riclassificazione del bilancio, del conto economico e … piedibus

Ecco il fatto. Qualche mese fa, mi è capitato di far visita a un caro amico e vecchio compagno di università che oggi lavora in una scuola. In quel momento, era alle prese con un problema di piedibus. La sua scrivania era piena di fogli zeppi di annotazioni e sparsi sul tavolo in evidente disordine.

La riclassificazione come strumento per rendere decisioni

In breve: doveva organizzare nella sua scuola elementare, che conta dieci classi e oltre duecento bambini, tre-quattro “linee” di piedibus, tenendo conto di quanti:

  • non aderiscono all’iniziativa;
  • aderiscono, ma solo se non piove;
  • decidono all’ultimo momento, quando il tempo è nuvoloso;
  • sanno da subito il numero esatto dei bambini e degli accompagnatori;
  • conoscono gli orari precisi, prima di aderire.

Il pericolo maggiore era quello di dover fronteggiare mamme in disaccordo sul modello organizzativo del piedibus. Se a qualcuno viene da sorridere leggendo queste righe, significa che non ha mai visto in azione una task force di mamme inviperite.

Insomma: ce n’era a sufficienza per lasciar perdere, ma i quotidiani ingorghi di automobili fuori dalla scuola portavano il dirigente scolastico a spingere per trovare una qualche soluzione. Era necessario fare almeno qualche tentativo.

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La soluzione era tutt’altro che scontata, considerando che ancora non era stato deciso se le linee di piedibus sarebbero state tre o quattro. La cosa certa era che, con tutti quei fogli sparsi sul tavolo, mai e poi mai il mio amico sarebbe venuto a capo della faccenda.

Ecco dunque che cosa abbiamo fatto per superare gli ostacoli:

  • ristampato i dieci elenchi di bambini nelle dieci classi. Poi abbiamo scansionato gli elenchi e, con un’app, li abbiamo trasformati in un unico elenco in Excel;
  • tolto dal file Execel chi si era già escluso in partenza;
  • fatto due copie della mappa del paese. Una delle due mappe l’abbiamo divisa in quattro spicchi (A,B, C e D), mentre l’atra l’abbiamo divisa in tre (X, Y e Z);
  • aggiunto al file di Excel due colonne, in cui abbiamo associato a ogni bambino (in base alla via di domicilio) una delle zone del punto precedente. In pratica: ogni bambino risultava associato nella prima colonna all’area A, B, C o D e nella seconda colonna a quella X, Y o Z;
  • colorato di verde i nomi degli alunni le cui mamme si erano offerte volontarie per il piedibus e in giallo quelle in forse.

A quel punto, è stato possibile stampare i quattro elenchi dell’ipotesi di suddivisione del paese a quattro spicchi, ma anche gli altri tre elenchi, che facevano riferimento alla suddivisione a tre spicchi. Un semplice colpo d’occhio era sufficiente per capire anche il numero di mamme volontarie. Dunque, il lavoro era pronto per esser sottoposto all’attenzione del preside.

File Excel come strumento utile

Confesso che a volte esagero con i fogli di Excel: finisco per usarli anche per la lista della spesa al supermercato. Tuttavia, in molti casi questo programma si rivela uno strumento di lavoro prodigioso, molto facile, rapido ed efficace per più o meno qualsiasi esigenza. (Ovviamente, Excel funziona benissimo anche per la riclassificazione del bilancio e per quella del conto economico).

Nel caso dei piedibus, il foglio di Excel ci ha consentito di classificare un elenco di circa duecento alunni di dieci differenti classi. E la suddivisione in classi nulla aveva a che fare con quella geografica, che serviva invece a organizzare i tre-quattro itinerari dei piedibus.

Riorganizzare i dati aziendali non è mai lavoro inutile

Tutto questo ti sembra banale e scontato? Peggio ancora: sei un imprenditore e tutto ciò ti pare inutile ai fini pratici della tua attività di gestione? Continua a leggere e capirai che esigenze simili le anche tu, e molto più spesso di quanto tu pensi.

Durante i miei quotidiani incontri con gli imprenditori nelle loro sedi, al mio arrivo trovo sul tavolo il bilancio dell’azienda. È normale: quello è il documento base su cui discutere i progetti di investimento, le analisi consuntive e le analisi prospettiche, e su cui fare considerazioni varie.

Quasi sempre, la situazione contabile rappresentata è di difficile interpretazione per chi desidera osservarla in chiave andamentale, reddituale e finanziaria. I tre problemi pratici più frequenti sono:

  1. manca un punto di riferimento (budget, valori dell’anno precedente);
  2. manca un quadro sintetico;
  3. la disposizione delle voci segue lo schema fiscale, che è poco funzionale per le analisi di carattere gestionale ed economico finanziarie.

Mettere in ordine le idee con questo tipo di prospetti è francamente complicato, anche per gli addetti ai lavori. Normalmente, in situazioni simili, rinuncio a priori all’idea di mettere la testa in tutti quei numeri. Preferisco focalizzare l’attenzione sul racconto che l’imprenditore fa del suo momento aziendale, del suo prodotto o dei suoi progetti.

La situazione diventa molto più semplice da leggere quando si procede a una riclassificazione dei dati del bilancio. Che tipo di riclassificazione? Una che raggruppi le voci di bilancio secondo uno schema specifico, predisposto per misurare i fenomeni aziendali in modo da ricavarne informazioni utili per prendere decisioni.

Gli schemi di conto economico e di stato patrimoniale imposti dal codice civile devono essere predisposti in osservanza a obblighi fiscali, ma presentano evidenti limiti sul piano informativo-gestionale. Ecco allora che la riclassificazione del bilancio rappresenta il primo fondamentale passo che precede qualsiasi processo di analisi economico-finanziaria dell’azienda.

Mi limito in questa circostanza a focalizzare l’attenzione sulla riclassificazione del conto economico. In particolare, mi concentro sullo schema più utile e diffuso: la riclassificazione del conto economico “a valore aggiunto”.

La riclassificazione del conto economico con il metodo a valore aggiunto

Questo schema prevede quattro tipologie di costi (quelli con il segno “meno” davanti) e altrettanti livelli di marginalità. Per capire il senso della riclassificazione di un conto economico priviamo a ipotizzare una casistica con valori semplificati. Consideriamo tre ditte, Alfa, Beta e Gamma:

Esempio di riclassificazioni di bilanci di alcune aziende

A una prima occhiata, la ditta Alfa sembrerebbe quella con la performance migliore. In realtà, la differenza con Beta è determinata dagli oneri finanziari. Secondo voi, è ammissibile valutare la bontà di un business semplicemente dal fatto che l’azienda lavora coi suoi soldi? Tanto più quando i maggiori oneri finanziari trovano spiegazione nei maggiori investimenti (ammortamenti) di Beta.

Alfa non compra nuovi macchinari e paga meno oneri finanziari: per questo ha un risultato maggiore di Beta, ma senza investimenti quanto potrà durare la pacchia?

Dal canto suo, Gamma sembra invece essere messa meglio di Beta, perché a parità di altri fattori registra maggiori ammortamenti, e dunque è probabile che, se questo valore si conferma negli anni, Gamma diventerà un’azienda più moderna di Beta.

Il margine operativo lordo (MOL) misura la performance di un’azienda in modo certamente più efficace rispetto al risultato d’esercizio. Questo dovrebbe convincere tutte le imprese a operare una riclassificazione del conto economico di questo tipo. E invece non lo fa quasi nessuno!

Tirando le somme sulla riclassificazione del bilancio e del conto economico

A prescindere dalle considerazioni che si possono ricavare analizzando i numeri di bilancio, in questa circostanza mi preme evidenziare che un’analisi di questo tipo non è nemmeno immaginabile fintantoché si utilizzano i bilanci in formato “fiscale”, con i valori stampati su una mezza dozzina di fogli e che riguardano una singola e poco rappresentativa annualità.

Senza una riclassificazione del conto economico, viene a mancare la possibilità di fare qualsiasi analisi di tipo comparato. È invece fondamentale avere dei riferimenti, benchmark, per riuscire a interpretare la performance.

L'importanza dell'analisi dei dati dopo la riclassificazione

Per intenderci, provate ad esempio a immaginare una gara di sci senza il cronometro in basso a destra nella tv. Riuscireste a distinguere il primo classificato da chi arriva decimo o ventesimo? Forse sì, ma con molte possibilità di confondere una bella sciata ma lenta con una meno tecnica ma più veloce ed efficace. Quindi le vostre possibilità di errore risulterebbero amplificate. Una squadra di Formula 1 può immaginare di vincere se non si attrezza con tutti gli strumenti di telemetria che hanno gli altri?

Mi scuso se sono ripetitivo e forse didascalico nell’affrontare la riclassificazione del bilancio e del conto economico, ma questi principi di facile condivisione sono ancora troppo poco applicati nel mondo delle PMI. È bene però conoscerli, perché ne va della salute del tuo business, né più né meno.

Saper leggere i dati e sviluppare sistemi di controllo di gestione che risultino affidabili significa dotarsi di strumenti di navigazione fondamentali. I capitani d’impresa sono chiamati oggi a solcare nuovi mari e a vincere nuove sfide ogni giorno, e la loro abilità nell’organizzare e analizzare dati è fondamentale per questo scopo. La riclassificazione del bilancio e la riclassificazione del conto economico sono due approdi della rotta che è bene non trascurare.

Ci sarebbero molti altri punti da approfondire, ma in questo blog voglio condividere solo gli aspetti più utili. Lavoro con le PMI da molti anni, e conosco bene le difficoltà che gli imprenditori incontrano nel controllare e guidare un’azienda. Consiglio dunque seguire anche i prossimi articoli, inserendo la mail nel box qui sotto per ricevere gli aggiornamenti mensili e anche sul canale YouTube.

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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