REPORTING DIREZIONALE: COME GUIDARE LA TUA IMPRESA

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Ogni impresa che si rispetti organizza la propria attività sulla base di obiettivi da raggiungere. In effetti, senza una meta precisa, qualsiasi viaggio perde di significato. Non è un caso che Seneca abbia scritto in una sua lettera: “Nessun vento è favorevole al marinaio che non sa a quale porto approdare“.

Lo scopo del reporting direzionale

Molte volte però, posti gli obiettivi e iniziato il percorso per raggiungerli, capita che ci si perda per strada. Come evitare questo rischio? Con l’aiuto di un Reporting Direzionale completo e di agevole comprensione, che rappresenta indubbiamente il supporto più efficace per mantenere la rotta.

Come mantenere la direzione?

Facciamo un passo indietro. Che cos’è un reporting? Si tratta di uno strumento (o di un’attività, per essere precisi) in cui i risultati di un determinato processo o insieme di azioni vengono comunicati e rappresentati. Il reporting ha l’obiettivo di far comprendere se si è in grado di mantenere la rotta prefissata, e alla velocità stabilita.

I prospetti di reporting più diffusi sono senza sicuramente il Conto Economico e lo Stato Patrimoniale, entrambi prodotti dai programmi di contabilità. I dati forniti da questi due prospetti di bilancio hanno una disposizione e un livello di dettaglio che li rendono poco funzionali alle analisi di tipo direzionale, che almeno trimestralmente ogni impresa dovrebbe compiere.

L'importanza dell'analisi dei dati

Molte realtà aziendali dispongono inoltre delle statistiche di vendita, ovvero del dettaglio dei ricavi suddiviso per cliente e per prodotto, all’interno dei quali vi possono essere marginalità e strutture di costo differenti.

Per un’efficace analisi occorre inoltre poter compiere delle rapide comparazioni andamentali su differenti archi temporali. Le imprese generano infatti cumuli di informazioni ogni giorno, ed è per questo non è semplice interpretare i dati e ricavarne informazioni utili ad assumere le decisioni più opportune. Il Reporting Direzionale non fa eccezione: non può funzionare a dovere senza una sintesi delle informazioni prioritarie.

Che cosa contiene un Reporting Direzionale?

Tipicamente, il Reporting Direzionale contiene informazioni legate alle tre dimensioni aziendali, e cioè: le dimensioni patrimoniale, reddituale e finanziaria. Tali informazioni vengono poi ulteriormente suddivise in riferimento a situazioni specifiche, che ogni imprenditore ha particolare interesse a osservare e analizzare.

In parole più semplici, nel Reporting Direzionale non appaiono tutte le informazioni dettagliate dei prospetti tradizionali, ma solo quelle che hanno un significato e una vera rilevanza sotto il profilo delle scelte e strategie gestionali.

L’importanza della comparazione dei dati

Ogni fatto aziendale determina la generazione di uno o più dati quantitativi. L’aggregazione e la classificazione dei dati raccolti offrono una prospettiva complementare al resto delle informazioni di carattere operativo e commerciale che determinano le decisioni imprenditoriali.

Lo scopo principale del Reporting Direzionale è quello di presentare i dati in modo funzionale. In tal senso, le analisi di tipo comparato sono uno strumento utilissimo per tener sotto controllo e interpretare le dinamiche di determinate situazioni. La comparazione è una tecnica di analisi davvero fondamentale: molte informazioni rivelano il loro significato solo quando vengono messe a confronto con altre. Ciò è vero in particolare se le informazioni che si comparano riguardano il medesimo fattore o parametro, considerato però in due periodi differenti.

Prendiamo per esempio ciò che accade sulle piste di Formula Uno durante le prove. Il pilota ha l’obiettivo di percorrere il giro veloce nel minor tempo possibile, per tentare di piazzarsi meglio degli altri sulla griglia di partenza. Durante la guida si possono avere delle sensazioni più o meno positive, ma è solamente al momento del raffronto con gli altri tempi che si potrà fare la vera analisi del risultato cronometrico ottenuto.

Il paragone tra il tachimetro in gara e l'importanza di analizzare i dati

C’è modo, dopo appena un giro, di comprendere se e come si può fare di meglio? Ai box le telemetrie hanno registrato migliaia di dati, tutti potenzialmente rilevanti sotto il profilo informativo. È però necessario decifrarli, sintetizzare i più importanti ed effettuare comparazioni con le vetture che sono andate più veloci in determinati settori, per andare alla ricerca dei margini di miglioramento.

Come può, d’altronde, il pilota migliorare i propri risultati e soprattutto sapere che valore hanno le sue prestazioni? Esistono due risposte al quesito, ed entrambe sono valide.

  1. Comparare i propri risultati relativi a momenti differenti
    Ti sei mai chiesto come mai i piloti affrontano più di un prova libera a settimana, dove svolgono numerosi giri di test? Da una parte, ovviamente, per imparare bene il percorso e prenderci confidenza, ma dall’altra per acquisire più dati possibile, per poi compararli. Dopo un singolo giro, come dicevamo poco fa, non posso sapere granché della mia prestazione. Però, già al secondo giro, apportando delle modifiche e poi comparando i risultati rispetto al primo, posso sottolineare le differenze, per capire dove sono andato meglio e dove potrei migliorare. Cosicché, dopo un buon numero di prove, la comparazione di tutti i dati mi porta a comprendere quali accorgimenti meccanici e di guida mi assicurano i risultati migliori.
  2. Comparare i propri risultati con quelli dei competitor
    Per quanto si possano rilevare i risultati sui giri precedenti, il pilota deve anche confrontarsi con i propri avversari, ovvero con i competitor. I dati provenienti dagli altri concorrenti sono molto importanti, per servono a misurare l’effetto dei fattori esterni rispetto alla performance. Così come la temperatura dell’asfalto o le condizioni climatiche possono condizionare la rilevazione cronometrica, allo stesso modo alcune situazioni di mercato possono influenzare il risultato aziendale. È per questo che diventa importante avere una percezione di ciò che è accaduto nello stesso periodo ai miei competitor.

In altre parole: un buon Reporting Direzionale dev’essere in grado di offrire dei riferimenti, ovvero dei termini di confronto che tipicamente sono rappresentati dai valori che l’azienda ha espresso negli anni precedenti. Meglio ancora quando c’è una colonna con i numeri che l’imprenditore aveva fissato in termini di obiettivi da raggiungere, in altre parole il budget. Non ci si deve poi dimenticare che, nell’infinita “corsa del mercato”, la nostra azienda non è mai sola, ma concorre con altre realtà simili, che cercano di raggiungere un medesimo obbiettivo.

Detto ciò, è dunque chiaro come i risultati debbano essere raccolti con una certa periodicità. Infatti il Reporting Direzionale perde gran parte del suo significato se redatto e analizzato solo a consuntivo.

Fissare una scadenza per il reporting direzionale

È proprio l’esser redatto in maniera costante, periodica, che fa del Reporting Direzionale un documento così utile, che ci fa capire quanto siamo in linea con il nostro obiettivo. È solo così che possiamo scoprire se dobbiamo adottare dei semplici aggiustamenti oppure dobbiamo riformulare per intero la tabella di marcia.

In sostanza: a che cosa serve il Reporting Direzionale? A comprendere l’entità e il successo dei propri sforzi. A capire se si è in linea con i propri obbiettivi e, ove possibile, dove si sta sbagliando o, addirittura, dove si sta correndo il rischio di uscire di strada.

In Conclusione…

Non esiste un modello unico di Reporting Direzionale. Questo documento dev’esser infatti redatto in base al progetto e agli obiettivi che ci prefiggiamo. La cosa che dev’esser chiara è questa: il Reporting Direzionale può contribuire a far di te un imprenditore ben saldo alla guida dei suoi progetti. Può permetterti, in maniera semplice e spedita, di monitorare le prestazioni della tua macchina aziendale, evidenziando dove si potrebbe migliorare o anche solo mostrando che tutto sta procedendo come previsto.

Lavoro con le PMI da molti anni e conosco bene le difficoltà che ci sono all’interno delle piccole realtà aziendali. Se questo articolo ti è stato d’aiuto, ti invito a lasciare la tua mail per iscriverti alla newsletter mensile e al canale YouTube per restare aggiornato sulla pubblicazione dei prossimi articoli. Farò di tutto per continuare a parlarne in modo semplice e comprensibile.

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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