IL PIANO FINANZIARIO: PERCHÈ È UTILE NELLE PMI E QUANDO FARLO

Tempo di lettura: 5 minuti

Autore: Luigi Brusa

Un piano finanziario può avere diverse configurazioni. Quando viene redatto nella sua struttura più analitica, si estrinseca in un prospetto che contiene le entrate e le uscite di mezzi finanziari relativamente ad un arco di tempo futuro pluriennale (ad esempio i prossimi tre anni).

piano finanziario

È utile precisare subito che il piano finanziario è solo una parte di un piano più ampio, che è il piano economico-finanziario. Quest’ultimo contiene anche il piano economico, che accoglie la previsione dei ricavi e dei costi della gestione futura.

Qualora la proiezione futura si limiti ad un anno, si parla più precisamente di budget finanziario.

Perché è utile anche nelle piccole imprese

Il piano finanziario è solo un pezzo del piano pluriennale e, di per sé, rivela solo un aspetto dei risultati futuri attesi dalle scelte strategiche aziendali. Rappresenta quello step della proiezione dell’azienda nel futuro, con cui l’imprenditore è messo in grado di capire se le sue scelte di gestione saranno finanziariamente sostenibili o meno.

Una volta stimati i ricavi derivanti dalle vendite e i costi corrispondenti all’impiego delle varie risorse (con il piano economico, che è il primo step), sarà possibile fare anche le previsioni finanziarie, con le quali si verifica se i fabbisogni di capitale potranno essere coperti dai mezzi finanziari reperibili nell’arco di tempo considerato. Oppure, detto con altre parole, se le entrate saranno sufficienti a coprire le uscite.

Quando le piccole imprese si rivolgono a banche o altri soggetti privati o pubblici per ottenere finanziamenti, sempre più spesso viene loro richiesto un piano completo, che ha nella parte economica (a cominciare dai ricavi di vendita) il punto di partenza di ogni ragionamento, ma poi deve essere tradotto in termini finanziari, per rassicurare i finanziatori che l’azienda è in grado di rimborsare i propri debiti.

Ma ciò che è palesemente un’esigenza logica per un finanziatore o investitore esterno è meno necessario per l’imprenditore stesso?

Equilibrio finanziario

Un corretto modo d’intendere il piano finanziario consiste nel vederlo come uno strumento per misurare e valutare l’equilibrio finanziario della gestione futura.

Immagine che rappresenta l'equilibrio finanziario tra entrate e uscite

L’equilibrio finanziario è la capacità dell’impresa di fare fronte tempestivamente a tutte le uscite monetarie imposte dalla gestione, man mano che queste si manifestano, per pagare gli acquisti di fattori produttivi, le imposte e i contributi, per rimborsare finanziamenti ottenuti a vario titolo e per altre ragioni.

Tale attitudine è resa possibile dalle disponibilità liquide di cui l’impresa è in possesso e dalle entrate derivanti dall’incasso delle vendite, oltre che da altre fonti.

Per approfondire questo punto ti invito a leggere l’articolo dedicato proprio all’equilibrio finanziario.

Quando è opportuno preparare un piano finanziario

A questa domanda si dovrebbe rispondere sempre, perché altrimenti si corre un rischio esistenziale: rendersi conto che l’impresa sta entrando in una situazione di crisi finanziaria e, al limite, di insolvenza quando è troppo tardi.

Spesso, imprese con buone prospettive di sviluppo sottovalutano le implicazioni che l’incremento del volume d’affari comporta: non solo assunzione di personale e investimenti in immobilizzazioni, ma anche fabbisogni di capitale per tenere scorte adeguate in magazzino e per concedere dilazioni di pagamento ai clienti, con tutto ciò che significa in termini di drenaggio di mezzi liquidi.

In molti casi, a far scattare la molla della pianificazione finanziaria è spesso un’esplicita richiesta di banche o altri finanziatori, che vogliono rendersi conto della capacità del progetto imprenditoriale di produrre mezzi finanziari sufficienti al rimborso delle somme che si accingono ad erogare.

Esempio di piano finanziario

Qui di seguito riportiamo un esempio di schema del preventivo finanziario.

Immaginiamo che sia stato costruito nel 2023 e abbracci il successivo triennio. Riportiamo innanzitutto la sua struttura più analitica, cioè quella del piano di tesoreria (o di liquidità).

Esempio di piano di tesoreria

Facciamo notare che tale schema di piano di tesoreria è tanto più utile quanto più viene dettagliato in periodi infrannuali (ad esempio mensili).

Ciò per l’evidente ragione che chi lo legge vuole sapere non solo che i flussi di cassa del 2024 saranno positivi o negativi, ma anche come si distribuiranno nel tempo, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di necessità.

Riportiamo ora un esempio di schema sintetico del piano finanziario, quello con la struttura cosiddetta Impieghi e Fonti globali.

Esempio di piano impieghi-fonti globali

esempio di fonti globali

Precisiamo che tale forma di piano sintetico è solo una delle varie possibili. Essa ha il pregio di consentire una verifica globale della fattibilità finanziaria dei piani aziendali, prima di procedere ad approfondimenti analitici con il piano di tesoreria sopra esemplificato.

Nonostante le apparenze, i due schemi (e vari altri possibili) sono solo modi diversi di rappresentare la stessa cosa, vale a dire la dinamica finanziaria della gestione futura.

Differenza tra piano economico e piano finanziario

A questo punto risulta più chiara la differenza tra piano economico e piano finanziario. In parole semplici:

  • il piano economico prende spunto dalle scelte di gestione in materia di vendite, produzione, acquisto e utilizzo dei vari fattori produttivi ed esprime i risultati attesi in termini di ricavi e di costi d’esercizio;
  • il piano finanziario esprime i movimenti finanziari della gestione futura (entrate e uscite), derivanti sia da ricavi e costi che da altre operazioni, come apporti di capitale da parte dei soci, rimborso di finanziamenti bancari, disinvestimento di immobilizzazioni, ecc.

Un’osservazione importante per cogliere meglio la differenza tra i due piani è la seguente: la dinamica finanziaria delle entrate e delle uscite di mezzi liquidi (a parte le operazioni di gestione non collegate a ricavi e costi) non corrisponde a quella economica.

Normalmente i ricavi si incassano a distanza di tempo da quando avviene la vendita, così come i costi si pagano in modo differito rispetto all’acquisto e utilizzo del fattore produttivo. In altre parole, il fattore tempo è alla base della differenza tra i due profili.

piano economico finanziario

Piano economico e piano finanziario sono reciprocamente collegati e sono parte integrante del piano economico-finanziario d’impresa. Quest’ultimo si materializza in un bilancio preventivo pluriennale, che contiene anche lo stato patrimoniale al termine di ciascuno degli anni del periodo del piano, con l’evidenziazione, da un lato, delle attività e, dall’altro, delle passività più il patrimonio netto.

Una puntualizzazione finale

Al termine di queste brevi note sulla natura e la funzione del piano finanziario è bene puntualizzare che considerare separatamente il piano economico e quello finanziario come se si potesse fare solo l’uno o solo l’altro è sbagliato: si tratta invece di due facce della stessa medaglia, vale a dire il profilo economico e quello finanziario della gestione futura, analizzata nei vari periodi che compongono il piano pluriennale.

Quest’ultimo è un tutto unico e la sua costruzione richiede che sia redatto un piano economico per poter procedere alla costruzione del piano finanziario, il quale a sua volta ha un impatto evidente sul piano economico (si pensi solo alla previsione degli oneri finanziari).

Tutto interessante, ma… in pratica come si fa?

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Autore Luigi Brusa

Luigi Brusa

Autore di numerosi testi sui sistemi di controllo e professore emerito presso Università degli Studi di Torino.

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