GLOSSARIO

Contabilità analitica e generale

Ciclo attivo

Riflette la “gestione per processi”, trasversale rispetto alle singole funzioni (in questo caso la funzione commerciale, amministrativa e altre). Si chiama così perché si riferisce al processo che, nelle sue varie fasi, parte dall’ordine del cliente e arriva alla consegna del prodotto e alla emissione della fattura “attiva” e al suo incasso.

Ciclo passivo

Riflette la “gestione per processi”, trasversale rispetto alle singole funzioni (in questo caso la funzione acquisti, amministrativa e altre). Si chiama così perché si riferisce al processo che, nelle sue varie fasi, parte dall’ordine al fornitore e arriva al ricevimento del bene o servizio e della fattura “passiva” e al suo pagamento.

Conti patrimoniali

Sono tutti quei conti che a fine esercizio sono valorizzati nello stato patrimoniale. A differenza dei conti economici che si azzerano all’inizio di ogni esercizio, i conti patrimoniali sono riportati all’esercizio successivo poiché continuano ad essere presenti in azienda. La loro rappresentazione offre una fotografia dell’impresa di un determinato momento.

Costi amministrativi

Sono i costi tipici della funzione amministrativa o AFC (amministrazione, finanza e controllo): stipendi amministrativi, consulenze amministrative, spese legali, ecc.

Costi commerciali

Sono i costi tipici della funzione commerciale: stipendi e provvigioni venditori, distribuzione e trasporti, promozione e pubblicità, ecc.

Costi comuni

Sono i costi sostenuti per attività più o meno generali e non per i singoli prodotti  o altri oggetti particolari (es. costi amministrativi). Essi sono imputabili ai prodotti mediante una ripartizione, sempre soggettiva (caso tipico, ma spesso inappropriato, in base alle ore di lavoro diretto). 

Costi controllabili

Con riferimento ai singoli centri di responsabilità (es. un reparto, una filiale di vendita, un ufficio) sono i costi sui quali il responsabile dell’unità organizzativa può esercitare un controllo, influenzandone l’importo in modo significativo. Ad es. un capo reparto può di solito influenzare significativamente i costi dei materiali consumati.

Costi della gestione operativa

Sono i costi della gestione caratteristica, cioè sostenuti per gestire il business aziendale. Riguardano la produzione, gli acquisti, le vendite, la ricerca, l’amministrazione, i servizi generali.

Costi diretti

Sono quei costi speciali che si ritiene conveniente, cioè non troppo laborioso, addebitare oggettivamente ad un prodotto. Di fatto, nel linguaggio aziendale, si parla più di costi diretti che di costi speciali.

Costi discrezionali

Sono i costi di cui, in sede di piano e di budget, vengono formulate previsioni e stanziamenti in base a scelte più o meno soggettive (“discrezionali”), mancando veri e propri parametri tecnico-economici (es. pubblicità, formazione del personale, ecc.).

Costi effettivi

Sono costi effettivamente sostenuti e, in quanto tali, già rilevati dalla contabilità. Ogni voce di costo può essere effettiva o ipotetica.

Costi extra-operativi

Sono i costi sostenuti per gestire le risorse finanziarie (interessi passivi), per attività atipiche (es. gestione di immobili estranei al business), per eventi straordinari (es. da ristrutturazione aziendale) e per la gestione tributaria (imposte dirette).

Costi generali

Sono i costi più generali dell’azienda, non riferibili specificamente ad una funzione aziendale: stipendi staff della direzione, spese illuminazione, riscaldamento, pulizia, sorveglianza, ecc. A volte nei costi generali vengono inclusi i costi amministrativi (o di altre funzioni), o una parte di essi.

Costi indiretti

Sono sia i costi comuni che i costi speciali che non è conveniente addebitare oggettivamente ad un prodotto (es. i costi di energia elettrica per forza motrice) e che quindi vengono imputati per ripartizione. Di fatto, nel linguaggio aziendale, si parla più di costi indiretti che di costi comuni.

Costi ipotetici

Sono i costi che si sosterrebbero in presenza di determinate ipotesi di gestione. I tipici (ma non unici) costi ipotetici sono i costi standard. Ogni voce di costo può essere ipotetica o effettiva. 

Costi non controllabili

Con riferimento ai singoli centri di responsabilità (es. un reparto, una filiale di vendita, un ufficio) sono i costi sui quali il responsabile dell’unità organizzativa non può esercitare un controllo, influenzandone l’importo in modo significativo. Ad es. un capo ufficio non può decidere l’entità del proprio stipendio. 

Costi parametrici

Sono i costi di cui, in sede di budgeting sono noti a priori i parametri tecnici (es. ore di mano d’opera diretta) per ogni unità di prodotto (o altro oggetto) e i parametri economici (es. costo orario della Mano d’opera diretta). Di solito coincidono con i costi standard in senso stretto. 

Costi speciali

Con riferimento ai singoli prodotti (o altri oggetti particolari), sono i costi attribuibili a ciascuno di essi in base ad una misurazione oggettiva della quantità di risorse impiegate o da impiegare (es. materie prime e mano d’opera diretta), oppure perché vengono sostenuti solo per quel prodotto (es. pubblicità di prodotto). 

Costi vincolati

Sono i costi il cui importo, in sede di budget, è “vincolato” da scelte fatte in passato, di rilievo strategico (es. quote di ammortamento di costi pluriennali, costi della struttura amministrativa, ecc.). Si chiamano anche costi “di struttura” ocosti “assegnati”.

Costo di trasformazione

Nella terminologia delle configurazioni di costo (la configurazione cambia a seconda delle voci di costo considerate), è la somma di tutti costi di natura “industriale” sostenuti per la trasformazione fisica delle materie prime. Sommato a queste ultime dà il costo industriale, tipico delle imprese industriali.

Costo industriale

Nella terminologia delle configurazioni di costo (la configurazione cambia a seconda delle voci di costo considerate), è la somma di tutti costi di natura “industriale”, cioè le materie prime e i costi sostenuti per la loro trasformazione fisica. È tipico delle imprese industriali o manufacturing. Confrontato con i ricavi di vendita dà origine al margine lordo industriale o gross margin.

Costo non industriale

Nella terminologia delle configurazioni di costo (la configurazione cambia a seconda delle voci di costo considerate), è la somma di tutti costi di natura non “industriale”, cioè i costi commerciali, amministrativi, generali di varia natura.

Costo operativo

Nella terminologia delle configurazioni di costo (la configurazione cambia a seconda delle voci di costo considerate), è la somma di tutti costi della gestione operativa, inclusi gli ammortamenti e altri accantonamenti. Confrontato con i ricavi di vendita dà origine al reddito operativo netto o EBIT. 

Costo unitario

Nella sua forma più elementare il costo unitario corrisponde al costo medio, ovvero costo totale produzione/quantità prodotta. Corrisponde al costo medio di ogni singola unità prodotta. All’aumentare della quantità prodotta solitamente il costo totale aumenta più lentamente, facendo abbassare il costo unitario, e il contrario in caso di diminuzione della produzione. Ciò si verifica in forza della presenza di costi fissi ineludibili. 

Crediti commerciali

Sono i crediti dell’azienda nei confronti dei propri clienti, a seguito dell’emissione di fattura per la vendita di prodotti. Da un punto di vista contabile, il loro ammontare compare nell’attivo di stato patrimoniale e include sia l’importo del ricavo vero e proprio che l’IVA. 

Crediti di funzionamento

Con questa definizione si intendono quei crediti che sorgono nell’ambito della ordinaria attività di impresa. La definizione è sinonimo di crediti commerciali.

Debiti commerciali

Sono i debiti dell’azienda nei confronti dei propri fornitori, a seguito del ricevimento di fattura per l’acquisto di beni o servizi. Da un punto di vista contabile, il loro ammontare compare nel passivo di stato patrimoniale e include sia l’importo del costo vero e proprio che l’IVA. 

Produzioni di serie

È uno dei sistemi di produzione, tipico delle imprese industriali, consistente nella produzione ripetitiva di un determinato prodotto, in una quantità “discreta”, cioè enumerabile, di unità, (es. produzione di frigoriferi, televisori, automezzi, ecc.). Si tratta di una produzione “per il magazzino”. 

Produzioni su commessa

È uno dei sistemi di produzione, tipico delle imprese industriali, consistente nella realizzazione di opere di varia natura (macchinari speciali, costruzioni, strade, ecc.) su commessa specifica o “ordinazione” del cliente. A differenza delle produzione di serie, viene meno (in una certa misura) il carattere della ripetitività delle produzioni.

Rilevazioni extra-contabili

Sono le rilevazioni quantitative aziendali espresse in unità di misura non monetarie, cioè espresse in numero di pezzi, kg, litri, metri, ecc. Nel linguaggio aziendale si chiamano anche rilevazioni “statistiche” e servono per integrare le rilevazioni contabili, fondamentali per la gestione aziendale, ma insufficienti.

Riserva legale

La riserva legale è una voce compresa nel patrimonio netto del bilancio d’esercizio, in cui devono essere accantonate quote degli utili, secondo quanto previsto dalla legge.

In particolare, l’articolo 2430 del codice civile dice che: “Dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma corrispondente almeno alla ventesima parte di essi per costituire una riserva, fino a che questa non abbia raggiunto il quinto del capitale sociale. La riserva deve essere reintegrata a norma del comma precedente se viene diminuita per qualsiasi ragione.”

In altre parole, nella riserva legale si deve accantonare almeno il 5% dell’utile di esercizio ogni anno, sino a quando il suo valore complessivo diventa equivalente al 20% del capitale sociale. Ad esempio, se il capitale sociale è di € 20.000, sarà necessario accantonare una quota di utili ogni anno, fino a quando la riserva legale raggiunge il valore di € 4.000.

Risultato di esercizio

Sinonimo di utile netto e reddito netto, il risultato di esercizio è il valore che si ottiene sottraendo i costi ai ricavi registrati a bilancio. La differenza che si ottiene da questo calcolo genera:

  • utile: se i ricavi sono maggiori dei costi;
  • pareggio: se i ricavi sono uguali ai costi;
  • perdita: se i ricavi sono minori dei costi.

A seconda della tipologia d’impresa in cui si calcola il risultato di esercizio, questo viene anche chiamato:

  • reddito netto: tipico delle società di capitali, dove il risultato di esercizio è calcolato al netto delle imposte sul reddito (Ires e Irap), per essere poi reinvestito in azienda o suddiviso in dividendi tra i soci. In caso di risultato positivo, viene anche detto utile netto;
  • reddito lordo: tipico delle società di persone e delle ditte individuali, dove il risultato di esercizio si somma al reddito dei soci, su cui solo successivamente viene effettuata la tassazione (Irpef, mentre l’Irap viene già calcolato sul bilancio aziendale).

Il risultato di esercizio viene spesso richiamato all’interno di diversi sistemi di scoring e rating, utilizzato come indice di bilancio significativo per la valutazione aziendale.

Stato di avanzamento lavori

Nelle produzioni su commessa è la misura dei lavori realizzati ad una certa data, rispetto a quanto previsto dal progetto. Si abbrevia con SAL ed è di solito espresso con una % (ad esempio la costruzione di un’autostrada ha raggiunto un SAL del 20% in base ai km già realizzati rispetto a quelli totali).

Finanza e controllo

Capitale di funzionamento

Il capitale di funzionamento è sinonimo di “capitale di esercizio” e il suo valore coincide con il capitale netto valorizzato nello stato patrimoniale. Questa definizione è utilizzata nelle valutazioni per segnare una distinzione rispetto al capitale economico.

Capitale economico

Il capitale economico è una grandezza utilizzata nelle valutazioni aziendali di tipo misto o reddituale puro. Esprime il valore aziendale sulla base della sua capacità di produrre reddito (utili d’esercizio). Di norma si ottiene applicando un parametro moltiplicativo al risultato d’esercizio riferito ad un certo numero di annualità che varia in base al criterio discrezionale adottato.

Credit scoring

Il credit scoring, traducibile come “punteggio di credito”, è una valutazione basata sulla situazione finanziaria di una persona fisica o giuridica, in base alla sua affidabilità creditizia. Questo punteggio è importante perché fa riferimento alla solvibilità di un soggetto, ovvero alla sua capacità di rimborsare un finanziamento.

Equilibrio finanziario

L’equilibrio finanziario è determinato dai flussi finanziari prospettici. In particolare si ha un equilibrio finanziario quando la somma algebrica dei flussi finanziari previsionali è positiva. Al contrario, si è in presenza di un disequilibrio finanziario se tale somma è negativa.

La valutazione complessiva di equilibrio finanziario deve tenere conto anche della liquidità iniziale (liquidità iniziale + somma flussi finanziari = liquidità finale).

Flussi monetari

I flussi monetari appartengono alla cerchia più ampia dei flussi finanziari. Si parla di flussi monetari in riferimento a veri e propri flussi di liquidità.

Si differenziano dai flussi finanziari che, invece, includono oltre alle variazioni delle disponibilità liquide (flussi monetari) anche le variazioni di grandezze patrimoniali come crediti, debiti o rimanenze di magazzino.

Gestione extra-operativa

Nell’ambito dell’analisi di bilancio, la gestione extra-operativa è l’insieme delle voci contabili che appartengono alla gestione finanziaria (proventi e oneri finanziari), alla gestione fiscale (imposte e tasse) e infine alla gestione straordinaria (proventi e oneri straordinari).

Gestione operativa

Nell’ambito dell’analisi di bilancio, la gestione operativa è l’insieme delle voci contabili riferibili all’attività che caratterizza l’impresa (acquisto dei fattori produttivi e vendita dei prodotti finiti dopo la loro combinazione e trasformazione).

Si distingue dalla gestione extra operativa che riguarda invece l’area finanziaria (oneri e proventi finanziari), fiscale e straordinaria.

Merito creditizio

Questa definizione è utilizzata nell’ambito dei rapporti banca-impresa per descrivere la condizione che consente all’impresa di ottenere finanziamenti. Il merito creditizio si misura attraverso un sistema di valutazione che prende il nome di rating.

Reporting

È l’insieme dei rendiconti di controllo o report che l’azienda produce per informare la direzione e altri ruoli organizzativi sull’andamento generale della gestione o su aspetti particolari di questa (prodotti, centri di responsabilità, clienti, ecc.). I report possono essere contabili o extra-contabili (o le due cose insieme). Quando l’azienda fa il budget, i report mettono a confronto i risultati attesi con quelli effettivi ed evidenziano i relativi scostamenti.

Valore di libro

Il valore di libro valuta le voci di stato patrimoniale, così come sono registrate nei documenti contabili nel dato momento.

Questo sistema è quello adottato dai bilanci italiani, che rispettano i principi contabili OIC. Secondo i suoi dettami, se si vuole sapere il valore effettivo di un bene, un’attività o una passività, si deve prendere quello con cui sono stati registrati a bilancio. Per questo si dice di libro, perché effettivamente presente sui documenti contabili.

In ambito finanziario, tale terminologia viene utilizzata spesso per definire il valore di patrimonio netto dell’azienda, che comprende utili accantonati, sovrapprezzi da azioni e destinazioni a riserve. In altre parole, così come viene registrato nel bilancio aziendale.

Si distingue dal fair value, che è il metodo di valutazione previsto e utilizzato dai bilanci che rispettano i principi internazionali IAS/IFRS.

Organizzazione e strategia aziendale

Barriere all’ingresso

Teorizzate da Micheal Porter nel suo libro “Il vantaggio competitivo” stanno ad indicare quegli ostacoli che frenano i nuovi attori all’ingresso in un mercato. Quando l’apertura di un’attività richiede poco capitale e poche competenze le barriere all’ingresso sono basse, viceversa quando sono necessari competenze e capitali elevati le barriere sono alte.

Efficacia

È l’attitudine dell’azienda a raggiungere i propri obiettivi di output. Cioè, dato un output atteso (ad es. un certo volume d’affari) l’azienda è efficace se l’ha raggiunto. L’efficacia si apprezza in vari modi: quantitativi (ricavi di vendita, volumi di produzione, ecc.) e qualitativi (qualità, creatività, clima socio-sindacale, ecc.).

Efficienza

È l’attitudine dell’azienda ad impiegare in modo economico le proprie risorse per realizzare un prodotto o svolgere una certa attività. È misurata dal rapporto tra quantità di risorse impiegate (input) e quantità di “produzione” ottenuta (output). Ad esempio, grammi 100 di oro per 10 unità di un oggetto prezioso, cioè grammi 10 per unità di prodotto. Il costo unitario di prodotto è la tipica misura di efficienza. Si ha inefficienza quando la produzione o altre attività comportano sprechi, sfridi, tempi morti, ecc.

ERP

Acronimo di Enterprise Resouce Planning, è un termine che viene utilizzato in ambito aziendale per definire i programmi software che inglobano una quantità rilevante di dati che coinvolge diversi reparti aziendali, e offrendo dunque la possibilità di una analisi trasversale delle informazioni disponibili.

Vantaggio competitivo

È una definizione che richiama un omonimo testo di strategia aziendale scritto da M.Porter. Il vantaggio competitivo è inteso come situazione favorevole e duratura che permette ad un’azienda di ottenere risultati migliori rispetto ai suoi concorrenti in un mercato oppure anche solo in una nicchia di mercato.