GLOSSARIO
Contabilità analitica e generale
Activity Based Costing (ABC)
È un metodo di determinazione del costo di prodotto che permette un’imputazione dei costi indiretti più attendibile rispetto ai metodi tradizionali.
L’imputazione avviene addebitando i costi prima alle attività che compongono i processi di gestione (es. emissione ordini, attrezzaggio macchine, ecc.) e di qui ai prodotti che hanno richiesto tali attività, in base a opportuni driver (es. n. lotti di produzione). È un’evoluzione della contabilità per centri di costo.
Budget di commessa
Nelle aziende che producono su commessa del cliente (es. attrezzature speciali, costruzioni stradali, ecc.) è inteso come il preventivo dei costi da sostenere per la realizzazione di uno specifico progetto.
Si tratta di un preventivo esecutivo, cioè a stipulazione del contratto avvenuta, i cui costi sia diretti che indiretti, rappresentano dei livelli-obiettivo da rispettare. Quando nel preventivo in oggetto si confrontino con i costi i ricavi di commessa, si è in presenza di un vero e proprio conto economico (di commessa).
Centri di profitto
Sono uno strumento del controllo di gestione, consistente nel riclassificare la struttura organizzativa aziendale per guidare e responsabilizzare i titolari delle varie posizioni verso obiettivi economici definiti. In questo modo si costruisce un piano dei centri di responsabilità economica (centri di costo, centri di ricavo e centri di profitto).
I centri di profitto sono quelli che hanno le responsabilità più ampie, tanto da vedere misurate le loro performances in termini di risultato economico (ricavi – costi). Tale risultato economico è particolare, cioè riferito ad un particolare business, ad una linea di prodotti, a una tipologia di clienti, ecc. Ad esempio, il responsabile di una divisione di business è un tipico centro di profitto.
Centri di ricavo
Insieme con i centri di costo e di profitto, fanno parte del sistema dei centri di responsabilità economica.
I centri di ricavo sono articolazioni della struttura organizzativa aziendale, tipicamente della funzione commerciale (direzione vendite, filiali di vendita, ecc.), nei confronti delle quali il controllo di gestione prevede un sistema di guida e di responsabilizzazione economica. In altre parole, a tali centri vengono assegnati degli obiettivi espressi in termini di ricavi di vendita e sui risultati effettivamente conseguiti i titolari della corrispondente posizione organizzativa vengono responsabilizzati.
Gli obiettivi di ricavo e i relativi risultati vengono fissati e misurati rispettivamente dal budget e dalla contabilità analitica. I centri in questione hanno come principale responsabilità l’ottenimento di un dato livello di ricavi, ma sono in genere responsabili anche dei costi delle risorse di cui dispongono.
Ciclo attivo
Riflette la “gestione per processi”, trasversale rispetto alle singole funzioni (in questo caso la funzione commerciale, amministrativa e altre). Si chiama così perché si riferisce al processo che, nelle sue varie fasi, parte dall’ordine del cliente e arriva alla consegna del prodotto e alla emissione della fattura “attiva” e al suo incasso.
Ciclo di produzione
È uno degli archivi tecnici di cui si avvale il controllo di gestione per determinare quella parte del costo di prodotto che si riferisce al lavoro diretto e alle altre risorse necessarie per la trasformazione delle materie prime in prodotti finiti.
Il cosiddetto “foglio di ciclo” include le varie fasi in cui si articola un processo produttivo e, per ciascuna di esse, quantifica le risorse occorrenti (ore di lavoro diretto, ecc.). È uno strumento importante per determinare, insieme alla distinta base delle materie prime, il costo standard di prodotto.
Ciclo passivo
Riflette la “gestione per processi”, trasversale rispetto alle singole funzioni (in questo caso la funzione acquisti, amministrativa e altre). Si chiama così perché si riferisce al processo che, nelle sue varie fasi, parte dall’ordine al fornitore e arriva al ricevimento del bene o servizio e della fattura “passiva” e al suo pagamento.
Conti patrimoniali
Sono tutti quei conti che a fine esercizio sono valorizzati nello stato patrimoniale. A differenza dei conti economici che si azzerano all’inizio di ogni esercizio, i conti patrimoniali sono riportati all’esercizio successivo poiché continuano ad essere presenti in azienda. La loro rappresentazione offre una fotografia dell’impresa di un determinato momento.
Costi amministrativi
Sono i costi tipici della funzione amministrativa o AFC (amministrazione, finanza e controllo): stipendi amministrativi, consulenze amministrative, spese legali, ecc.
Costi commerciali
Sono i costi tipici della funzione commerciale: stipendi e provvigioni venditori, distribuzione e trasporti, promozione e pubblicità, ecc.
Costi comuni
Sono i costi sostenuti per attività più o meno generali e non per i singoli prodotti o altri oggetti particolari (es. costi amministrativi). Essi sono imputabili ai prodotti mediante una ripartizione, sempre soggettiva (caso tipico, ma spesso inappropriato, in base alle ore di lavoro diretto).
Costi controllabili
Con riferimento ai singoli centri di responsabilità (es. un reparto, una filiale di vendita, un ufficio) sono i costi sui quali il responsabile dell’unità organizzativa può esercitare un controllo, influenzandone l’importo in modo significativo. Ad es. un capo reparto può di solito influenzare significativamente i costi dei materiali consumati.
Costi della gestione operativa
Sono i costi della gestione caratteristica, cioè sostenuti per gestire il business aziendale. Riguardano la produzione, gli acquisti, le vendite, la ricerca, l’amministrazione, i servizi generali.
Costi diretti
Sono quei costi speciali che si ritiene conveniente, cioè non troppo laborioso, addebitare oggettivamente ad un prodotto. Di fatto, nel linguaggio aziendale, si parla più di costi diretti che di costi speciali.
Costi discrezionali
Sono i costi di cui, in sede di piano e di budget economico, vengono formulate previsioni e stanziamenti in base a scelte più o meno soggettive (“discrezionali”), mancando veri e propri parametri tecnico-economici (es. pubblicità, formazione del personale, ecc.).
Costi effettivi
Sono costi effettivamente sostenuti e, in quanto tali, già rilevati dalla contabilità. Ogni voce di costo può essere effettiva o ipotetica.
Costi extra-operativi
Sono i costi sostenuti per gestire le risorse finanziarie (interessi passivi), per attività atipiche (es. gestione di immobili estranei al business), per eventi straordinari (es. da ristrutturazione aziendale) e per la gestione tributaria (imposte dirette).
Costi generali
Sono i costi più generali dell’azienda, non riferibili specificamente ad una funzione aziendale: stipendi staff della direzione, spese illuminazione, riscaldamento, pulizia, sorveglianza, ecc. A volte nei costi generali vengono inclusi i costi amministrativi (o di altre funzioni), o una parte di essi.
Costi indiretti
Sono sia i costi comuni che i costi speciali che non è conveniente addebitare oggettivamente ad un prodotto (es. i costi di energia elettrica per forza motrice) e che quindi vengono imputati per ripartizione. Di fatto, nel linguaggio aziendale, si parla più di costi indiretti che di costi comuni.
Costi ipotetici
Sono i costi che si sosterrebbero in presenza di determinate ipotesi di gestione. I tipici (ma non unici) costi ipotetici sono i costi standard. Ogni voce di costo può essere ipotetica o effettiva.
Costi non controllabili
Con riferimento ai singoli centri di responsabilità (es. un reparto, una filiale di vendita, un ufficio) sono i costi sui quali il responsabile dell’unità organizzativa non può esercitare un controllo, influenzandone l’importo in modo significativo. Ad es. un capo ufficio non può decidere l’entità del proprio stipendio.
Costi parametrici
Sono i costi di cui, in sede di budgeting sono noti a priori i parametri tecnici (es. ore di mano d’opera diretta) per ogni unità di prodotto (o altro oggetto) e i parametri economici (es. costo orario della Mano d’opera diretta). Di solito coincidono con i costi standard in senso stretto.
Costi speciali
Con riferimento ai singoli prodotti (o altri oggetti particolari), sono i costi attribuibili a ciascuno di essi in base ad una misurazione oggettiva della quantità di risorse impiegate o da impiegare (es. materie prime e mano d’opera diretta), oppure perché vengono sostenuti solo per quel prodotto (es. pubblicità di prodotto).
Costi vincolati
Sono i costi il cui importo, in sede di budget economico, è “vincolato” da scelte fatte in passato, di rilievo strategico (es. quote di ammortamento di costi pluriennali, costi della struttura amministrativa, ecc.). Si chiamano anche costi “di struttura” ocosti “assegnati”.
Costo di trasformazione
Nella terminologia delle configurazioni di costo (la configurazione cambia a seconda delle voci di costo considerate), è la somma di tutti costi di natura “industriale” sostenuti per la trasformazione fisica delle materie prime. Sommato a queste ultime dà il costo industriale, tipico delle imprese industriali.
Costo industriale
Nella terminologia delle configurazioni di costo (la configurazione cambia a seconda delle voci di costo considerate), è la somma di tutti costi di natura “industriale”, cioè le materie prime e i costi sostenuti per la loro trasformazione fisica. È tipico delle imprese industriali o manufacturing. Confrontato con i ricavi di vendita dà origine al margine lordo industriale o gross margin.
Costo non industriale
Nella terminologia delle configurazioni di costo (la configurazione cambia a seconda delle voci di costo considerate), è la somma di tutti costi di natura non “industriale”, cioè i costi commerciali, amministrativi, generali di varia natura.
Costo operativo
Nella terminologia delle configurazioni di costo (la configurazione cambia a seconda delle voci di costo considerate), è la somma di tutti costi della gestione operativa, inclusi gli ammortamenti e altri accantonamenti. Confrontato con i ricavi di vendita dà origine al reddito operativo netto o EBIT.
Costo orario lordo
È il costo di un’ora di lavoro diretto inclusivo non solo della risorsa lavoro, ma anche di una quota di costi indiretti (di solito di natura industriale, cioè di trasformazione). Quindi se un’ora di lavoro diretto comporta costi pari a 30 € per la voce lavoro, il costo orario lordo è ad esempio di 40 €, perché include anche una quota di costi per ammortamenti, lavoro indiretto, utenze, ecc. stimata pari a 10 €. Serve per avere un’idea grossolana di quanto “si porta dietro” un’ora di lavoro e per imputare, sempre in modo approssimativo, una parte dei costi indiretti ai vari prodotti.
Costo unitario
Nella sua forma più elementare il costo unitario corrisponde al costo medio, ovvero costo totale produzione/quantità prodotta. Corrisponde al costo medio di ogni singola unità prodotta. All’aumentare della quantità prodotta solitamente il costo totale aumenta più lentamente, facendo abbassare il costo unitario, e il contrario in caso di diminuzione della produzione. Ciò si verifica in forza della presenza di costi fissi ineludibili.
Crediti commerciali
Sono i crediti dell’azienda nei confronti dei propri clienti, a seguito dell’emissione di fattura per la vendita di prodotti. Da un punto di vista contabile, il loro ammontare compare nell’attivo di stato patrimoniale e include sia l’importo del ricavo vero e proprio che l’IVA.
Crediti di funzionamento
Con questa definizione si intendono quei crediti che sorgono nell’ambito della ordinaria attività di impresa. La definizione è sinonimo di crediti commerciali.
Debiti commerciali
Sono i debiti dell’azienda nei confronti dei propri fornitori, a seguito del ricevimento di fattura per l’acquisto di beni o servizi. Da un punto di vista contabile, il loro ammontare compare nel passivo di stato patrimoniale e include sia l’importo del costo vero e proprio che l’IVA.
Driver
In contabilità analitica sono i determinanti (causa) di specifiche voci di costo o di ricavo, a cui occorre risalire per capire da che cosa i costi e i ricavi dipendono. Ad esempio, il driver di costi indiretti come quelli per l’attività di attrezzaggio delle macchine è il numero di lotti di produzione di un dato periodo (non le ore di lavoro diretto!). Così, sempre nel caso dei costi indiretti, questi possono essere gestiti (cioè ridotti), da un lato, e imputati più correttamente ai prodotti, dall’altro.
Fondi rettificativi
Sono delle voci dello stato patrimoniale del bilancio, di segno opposto rispetto a voci dell’attivo come le immobilizzazioni tecniche, i crediti verso clienti, le partecipazioni, ecc., con le quali i rispettivi valori vengono rettificati (in meno) per tener conto del processo di ammortamento, oppure del rischio di insolvenza dei clienti, dei rischi di cambio, della svalutazione dei titoli, e così via.
Gestione atipica
La gestione aziendale può essere distinta in vari modi, uno dei quali consiste nel tenere separata la gestione tipica o caratteristica da quella atipica.
Mentre la gestione tipica riguarda il vero e proprio business d’impresa e quindi la vendita, la produzione, la progettazione, ecc. dei prodotti aziendali, la gestione atipica ha per oggetto attività non rientranti in tale business, come ad es. la gestione di immobili di proprietà, ma dati in affitto a terzi.
I ricavi e i costi della gestione atipica contribuiscono a formare il conto economico aziendale, ma proprio perché “atipici”, sono considerati a parte.
Immobilizzazioni tecniche
Riguardano quelle voci dell’attivo dello stato patrimoniale di bilancio che si riferiscono a risorse materiali come fabbricati, terreni, impianti, macchinari, attrezzature, automezzi, ecc.
Hanno la duplice caratteristica di essere impiegate nei processi gestionali per periodi pluriennali (e in quanto tali danno origine a costi pluriennali, da ammortizzare nel conto economico con quote annuali) e di essere risorse fisiche, da tener distinte da altre immobilizzazioni, come marchi, brevetti, ecc. di natura immateriale.
Imposta sostitutiva
È un’imposta opzionale che garantisce un vantaggio fiscale al contribuente, attraverso uno sconto sull’ammontare dei singoli tributi, consentendo un versamento unico in sostituzione del pagamento di diverse tipologie di imposte.
Produzioni di serie
È uno dei sistemi di produzione, tipico delle imprese industriali, consistente nella produzione ripetitiva di un determinato prodotto, in una quantità “discreta”, cioè enumerabile, di unità, (es. produzione di frigoriferi, televisori, automezzi, ecc.). Si tratta di una produzione “per il magazzino”.
Produzioni su commessa
È uno dei sistemi di produzione, tipico delle imprese industriali, consistente nella realizzazione di opere di varia natura (macchinari speciali, costruzioni, strade, ecc.) su commessa specifica o “ordinazione” del cliente. A differenza delle produzione di serie, viene meno (in una certa misura) il carattere della ripetitività delle produzioni.
Ricavi monetari
Sono i ricavi del conto economico a cui corrisponde un movimento finanziario. Quest’ultimo non necessariamente corrisponde ad un incasso immediato, ma potrebbe semplicemente essere il sorgere di un credito, che successivamente verrà incassato.
Il caso tipico è quello dei ricavi di vendita: si ha un ricavo monetario già all’emissione della fattura, anche se questa verrà incassata fra tre mesi. Dal punto di vista economico non c’è differenza tra ricavi monetari e non monetari, mentre la differenza è assai significativa dal punto di vista dei flussi finanziari.
Ricavi non monetari
Sono i ricavi del conto economico a cui non corrisponde un movimento finanziario, né immediato né futuro. Ne sono esempio le plusvalenze su titoli non derivanti dalla vendita ma da una valutazione effettuata in sede di bilancio d’esercizio. Si tratta dunque di grandezze che non hanno un corrispettivo finanziario e a cui quindi non corrispondono dei flussi finanziari.
Rilevazioni extra-contabili
Sono le rilevazioni quantitative aziendali espresse in unità di misura non monetarie, cioè espresse in numero di pezzi, kg, litri, metri, ecc. Nel linguaggio aziendale si chiamano anche rilevazioni “statistiche” e servono per integrare le rilevazioni contabili, fondamentali per la gestione aziendale, ma insufficienti.
Riserva legale
La riserva legale è una voce compresa nel patrimonio netto del bilancio d’esercizio, in cui devono essere accantonate quote degli utili, secondo quanto previsto dalla legge.
In particolare, l’articolo 2430 del codice civile dice che: “Dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma corrispondente almeno alla ventesima parte di essi per costituire una riserva, fino a che questa non abbia raggiunto il quinto del capitale sociale. La riserva deve essere reintegrata a norma del comma precedente se viene diminuita per qualsiasi ragione.”
In altre parole, nella riserva legale si deve accantonare almeno il 5% dell’utile di esercizio ogni anno, sino a quando il suo valore complessivo diventa equivalente al 20% del capitale sociale. Ad esempio, se il capitale sociale è di € 20.000, sarà necessario accantonare una quota di utili ogni anno, fino a quando la riserva legale raggiunge il valore di € 4.000.
Rivalutazione
Consente di rideterminare, appunto, il costo fiscale, sostituendo al valore calcolato con queste regole un nuovo valore, determinato sulla base di perizia giurata.
Sospensione d’imposta
L’imposizione è rinviata al momento in cui ne avviene la distribuzione ovvero a quello in cui si verifica uno dei presupposti che determinano il venir meno del regime di sospensione.
Sovvenzioni incrociate
È una distorsione tipica di metodi di contabilità analitica rudimentali (e tuttavia piuttosto diffusi), consistente nell’imputare a certi prodotti pochi costi indiretti perché comportano il sostenimento di pochi costi di lavoro diretto (o altro pseudo-driver simili), addebitandone molti ad altri prodotti con elevato contenuto di lavoro diretto.
La conseguenza, a volte, è che si tengono nella gamma solo pochi prodotti apparentemente non redditizi, ma in realtà convenienti, che ne sovvenzionano altri, più numerosi, che risulterebbero in perdita se i loro costi fossero calcolati correttamente. Con l’Activity Based Costing tale rischio si riduce.
Stato di avanzamento lavori
Nelle produzioni su commessa è la misura dei lavori realizzati ad una certa data, rispetto a quanto previsto dal progetto. Si abbrevia con SAL ed è di solito espresso con una % (ad esempio la costruzione di un’autostrada ha raggiunto un SAL del 20% in base ai km già realizzati rispetto a quelli totali).
Tempi di attrezzaggio (set-up)
Nell’ambito della contabilità analitica e del controllo di gestione è un driver per comprendere i fattori all’origine dei costi indiretti e così gestirli meglio e imputarli correttamente ai prodotti. Più lunghi sono i tempi di attrezzaggio, maggiore è l’entità dei costi di lavoro indiretto e altri costi indiretti da sostenere.
Tale grandezza, riferita al singolo set-up, viene spesso associata al numero di attrezzaggi di un dato periodo, così da avere i tempi totali che specifici prodotti comportano. Ad es. un prodotto determina n. 5 attrezzaggi in un anno, ciascuno dei quali richiede mediamente 20 ore. Totale 100 ore di attrezzaggio in un anno.
Volume di produzione
“Volume” sta per quantità fisica della produzione di un determinato prodotto (bene o servizio) in un dato lasso di tempo. Può essere espresso con le unità di misura più disparate (n.di pezzi, metri, litri, kg, ecc.) e, nelle imprese industriali, va distinto dal volume di vendita, perché di solito quanto viene prodotto non viene venduto nella stessa misura. È una delle grandezze più importanti del controllo di gestione, sia in sede di budgeting dei costi, che in fase di loro consuntivazione.
Finanza e controllo
Capitale di funzionamento
Il capitale di funzionamento è sinonimo di “capitale di esercizio” e il suo valore coincide con il capitale netto valorizzato nello stato patrimoniale. Questa definizione è utilizzata nelle valutazioni per segnare una distinzione rispetto al capitale economico.
Capitale economico
Il capitale economico è una grandezza utilizzata nelle valutazioni aziendali di tipo misto o reddituale puro. Esprime il valore aziendale sulla base della sua capacità di produrre reddito (utili d’esercizio). Di norma si ottiene applicando un parametro moltiplicativo al risultato d’esercizio riferito ad un certo numero di annualità che varia in base al criterio discrezionale adottato.
Costo del capitale proprio
rappresenta il tasso di rendimento minimo che un’azienda deve offrire ai propri azionisti per la liquidità da questi ricevuti.
Credit scoring
Il credit scoring, traducibile come “punteggio di credito”, è una valutazione basata sulla situazione finanziaria di una persona fisica o giuridica, in base alla sua affidabilità creditizia. Questo punteggio è importante perché fa riferimento alla solvibilità di un soggetto, ovvero alla sua capacità di rimborsare un finanziamento.
Equilibrio finanziario
L’equilibrio finanziario è determinato dai flussi finanziari prospettici. In particolare si ha un equilibrio finanziario quando la somma algebrica dei flussi finanziari previsionali è positiva. Al contrario, si è in presenza di un disequilibrio finanziario se tale somma è negativa.
La valutazione complessiva di equilibrio finanziario deve tenere conto anche della liquidità iniziale (liquidità iniziale + somma flussi finanziari = liquidità finale).
Flussi monetari
I flussi monetari appartengono alla cerchia più ampia dei flussi finanziari. Si parla di flussi monetari in riferimento a veri e propri flussi di liquidità.
Si differenziano dai flussi finanziari che, invece, includono oltre alle variazioni delle disponibilità liquide (flussi monetari) anche le variazioni di grandezze patrimoniali come crediti, debiti o rimanenze di magazzino.
Gestione extra-operativa
Nell’ambito dell’analisi di bilancio, la gestione extra-operativa è l’insieme delle voci contabili che appartengono alla gestione finanziaria (proventi e oneri finanziari), alla gestione fiscale (imposte e tasse) e infine alla gestione straordinaria (proventi e oneri straordinari).
Gestione operativa
Nell’ambito dell’analisi di bilancio, la gestione operativa è l’insieme delle voci contabili riferibili all’attività che caratterizza l’impresa (acquisto dei fattori produttivi e vendita dei prodotti finiti dopo la loro combinazione e trasformazione).
Si distingue dalla gestione extra operativa che riguarda invece l’area finanziaria (oneri e proventi finanziari), fiscale e straordinaria.
Merito creditizio
Il merito creditizio del cliente-azienda nei confronti della banca finanziatrice riguarda la sua capacità di rimborso futuro del prestito. Secondo l’EBA (European Banking Authority), la valutazione della solvibilità del cliente dipende dalla capacità di produrre adeguati redditi e flussi di cassa futuri, e non dalle eventuali garanzie reali disponibili.
Ciò comporta un’analisi completa della posizione finanziaria attuale e futura del cliente e un’analisi della strategia e del modello di business sottostanti. Questo approccio è comunemente denominato “forward-looking” e si contrappone ad un modello “backward-looking”, ancora diffuso nel mondo bancario, aziendale e professionale.
Piano finanziario
Mette in luce gli investimenti da fare e come coprirli con mezzi di finanziamento quantitativamente e qualitativamente adatti.
Reporting
È l’insieme dei rendiconti di controllo o reporting direzionale che l’azienda produce per informare la direzione e altri ruoli organizzativi sull’andamento generale della gestione o su aspetti particolari di questa (prodotti, centri di responsabilità, clienti, ecc.). I report possono essere contabili o extra-contabili (o le due cose insieme). Quando l’azienda fa il budget, i report mettono a confronto i risultati attesi con quelli effettivi ed evidenziano i relativi scostamenti.
Risultati economico-finanziari
I risultati di gestione di un’impresa riflettono in primo luogo le attese dei suoi proprietari, attese che riguardano gli equilibri economici e finanziari della gestione. Tali risultati, a livello di preventivo (piano e budget) e di consuntivo (bilancio d’esercizio) vengono misurati con le logiche e le tecniche della contabilità e si possono distinguere così:
- risultati economici: confrontando ricavi e costi si determina il reddito (o profitto o margine) di un dato periodo. Compaiono nel conto economico;
- risultati finanziari: confrontando entrate e uscite si determinano i flussi di liquidità (o cash flow) dello stesso periodo. Sono evidenziati nel prospetto dei flussi finanziari.
Sotto il profilo finanziario, oltre ai flussi di liquidità, si determinano sempre i valori delle attività e delle passività al termine di ciascun periodo, con la differenza rappresentata dal capitale netto. Questi valori sono evidenziati nello stato patrimoniale.
Servizio del debito
È un’espressione tipica del linguaggio bancario, con la quale si intendono tutti gli adempimenti conseguenti alla concessione ed erogazione di un prestito, con cui il cliente rimborsa alla banca le quote del capitale ricevuto e ne paga i relativi interessi.
Tasso di ritenzione
riflette la capacità di un’azienda di mantenere la fedeltà dei suoi clienti o dipendenti, il che può influenzare direttamente la sua redditività e il suo successo nel lungo periodo.
Un retention rate elevato può indicare una maggiore soddisfazione del cliente o del dipendente e una maggiore stabilità per l’azienda.
Turnaround
In ambito aziendale, turnaround significa svolta, inversione di tendenza per ciò che riguarda la propria strategia, in caso di declino e di crisi dei risultati, talora di portata tale da mettere in discussione la stessa sopravvivenza dell’impresa. Ne sono esempi eclatanti quelli dell’industria automobilistica USA, come General Motors e Chrysler, salvate dal Governo o da altre imprese.
Valore di libro
Il valore di libro valuta le voci di stato patrimoniale, così come sono registrate nei documenti contabili nel dato momento.
Questo sistema è quello adottato dai bilanci italiani, che rispettano i principi contabili OIC. Secondo i suoi dettami, se si vuole sapere il valore effettivo di un bene, un’attività o una passività, si deve prendere quello con cui sono stati registrati a bilancio. Per questo si dice di libro, perché effettivamente presente sui documenti contabili.
In ambito finanziario, tale terminologia viene utilizzata spesso per definire il valore di patrimonio netto dell’azienda, che comprende utili accantonati, sovrapprezzi da azioni e destinazioni a riserve. In altre parole, così come viene registrato nel bilancio aziendale.
Si distingue dal fair value, che è il metodo di valutazione previsto e utilizzato dai bilanci che rispettano i principi internazionali IAS/IFRS.
Valore economico aziendale
detto anche capitale economico, che si intende determinare quando si valuta il sistema aziendale nel suo complesso.
Organizzazione e strategia aziendale
Barriere all’ingresso
Nel linguaggio dell’analisi strategica, il concetto di barriera all’ingresso indica fattori di vario tipo che proteggono le imprese appartenenti ad un determinato settore nei confronti di nuovi entranti.
Una barriera all’ingresso è ogni tipo di vantaggio di cui le imprese già operanti in un settore possono godere. Tale tipo di vantaggio può consistere ad esempio nell’elevato fabbisogno di capitale, nelle economie di scala, nella riconoscibilità del marchio delle imprese affermate.
Un particolare tipo di barriera è quello garantito da autorità pubbliche o governative, in settori dove l’ingresso di nuove imprese richiede la concessione di una licenza o autorizzazione, oppure le conoscenze possedute dalle imprese già operanti sono protette da brevetti o copyright.
Barriere all’uscita
Nel linguaggio dell’analisi strategica, il concetto di barriere all’uscita è collegato ai costi da sostenere per uscire da un determinato settore (dove, ad esempio, la capacità produttiva eccede le potenzialità della domanda).
Sono barriere all’uscita la lunghezza della vita utile e la specializzazione di impianti non riconvertibili, i costi collegati alla loro chiusura (liquidazione del personale, penali, dismissione, ecc.), oltre a considerazioni non direttamente economiche (reputazione, aspettative di vari stakeholders, ecc.).
Cinque forze competitive
Strumento concettuale di base è rappresentato dal modello delle cinque forze competitive, elaborato da M.E. Porter. Secondo tale modello, la struttura competitiva di un settore è determinata dall’intensità di cinque forze:
- la concorrenza delle imprese presenti;
- la concorrenza di nuovi entranti;
- la concorrenza di prodotti sostitutivi;
- il poter contrattuale dei clienti;
- il potere contrattuale dei fornitori.
Direzione aziendale
In senso stretto è l’insieme dei ruoli organizzativi che sono coinvolti nella formulazione delle decisioni da cui dipende lo sviluppo e, a volte, la sopravvivenza dell’azienda. Come tale include, oltre all’imprenditore, quei pochi (nelle PMI) o relativamente tanti (nelle grandi imprese) soggetti che contribuiscono a formulare la strategia di business e a guidarne l’esecuzione.
In senso ampio include anche figure di livello intermedio, più operative delle precedenti, nel qual caso si distingue tra “alta direzione” e “direzione intermedia”, secondo un disegno gerarchico prestabilito. L’inclusione o meno dei vari ruoli organizzativi nella direzione è sempre il risultato di un processo di delega, esplicita o tacita, di poteri decisionali.
Diseconomie
Nel controllo di gestione (e in generale in economia) il termina sta ad indicare un impiego inefficiente delle risorse, con costi maggiori rispetto a quelli che sarebbe logico attendersi. Quindi è sinonimo di inefficienza, che per certi costi (quelli definiti parametrici) è abbastanza oggettivamente misurabile (es. materie prime e lavoro diretto), mentre per altri (la maggioranza dei costi indiretti) è più arduo, ma non impossibile quantificare.
Disegno strategico
Così come idea imprenditoriale e intenzioni strategiche, anche disegno strategico sta ad indicare le scelte che stanno alla base della strategia di business dell’impresa. Esso riguarda gli aspetti che più definiscono il profilo aziendale proiettato nel lungo periodo, come la sua visione e la sua missione, le decisioni di sviluppo, diversificazione, internazionalizzazione e altre di pari ampiezza, e, in definitiva, che cosa produrre, per chi e come.
Nel business plan è il primo step del piano che conduce al bilancio preventivo pluriennale e rappresenta un flash per dare un’idea d’insieme della strategia aziendale, senza entrare nei dettagli di come attuarla.
ERP
Acronimo di Enterprise Resouce Planning, è un termine che viene utilizzato in ambito aziendale per definire i programmi software che inglobano una quantità rilevante di dati che coinvolge diversi reparti aziendali, e offrendo dunque la possibilità di una analisi trasversale delle informazioni disponibili.
Fattori critici di successo (FCS)
I fattori critici di successo (o fattori-chiave di successo) sono le variabili da cui dipende la capacità dell’impresa di conseguire risultati migliori di quelli dei propri concorrenti.
Gestione strategica
Può significare più cose, come tutte le volte che entra in gioco il termine gestione. Il significato più ricco e pregnante è quello che sottolinea l’importanza dell’esecuzione della strategia, cioè della sua concreta attuazione, su cui spesso si gioca il successo dell’idea imprenditoriale.
Di conseguenza, una gestione strategica efficace è quella che sa tracciare il percorso logico per tradurre in pratica le intenzioni strategiche o idee imprenditoriali. Ciò consiste nel disegnare un’adeguata mappa strategica del business aziendale, con cui si esplicita il modello di business, e nel formulare i piani d’azione e i progetti necessari per tradurre in pratica il modello in questione.
La gestione strategica viene tenuta distinta dalla gestione operativa o corrente, con cui deve peraltro strettamente coordinarsi. Con quest’ultima le scelte strategiche vengono calate nell’operatività della gestione di breve periodo.
Greenwashing
è un concetto che va di pari passo con l’evoluzione di quello di sostenibilità, spesso sintetizzato con ESG (Environmental, Social, Governance), con cui viene proposto un modello di impresa orientata non solo alle aspettative economico-finanziarie dei proprietari, ma anche ad esigenza di carattere ambientale e sociale.
Dato che tale modello è sempre più disciplinato anche a livello normativo (ad esempio con il reporting di sostenibilità), accade in pratica che alcune imprese, nei loro documenti ufficiali o in comunicazioni più informali, dichiarino iniziative e risultati extra-contabili (ad esempio su emissioni nocive, oppure riguardo a inclusione, genere e diversità) non corrispondenti alla realtà dei fatti, per dare all’esterno un’immagine green.
Idee imprenditoriali
Sono le scelte che stanno alla base della strategia di business dell’impresa. Riguardano gli aspetti che più definiscono il profilo aziendale proiettato nel lungo periodo, come la sua visione e la sua missione, le decisioni di sviluppo, diversificazione, internazionalizzazione e altre di pari ampiezza, e, in definitiva, che cosa produrre, per chi e come.
Nel business plan è il primo step del piano che conduce al bilancio preventivo pluriennale e rappresenta un flash per dare un’idea d’insieme della strategia aziendale, senza entrare nei dettagli di come attuarla.
Intenzioni strategiche
Sono le scelte che stanno alla base della strategia di business dell’impresa. Riguardano gli aspetti che più definiscono il profilo aziendale proiettato nel lungo periodo, come la sua visione e la sua missione, le decisioni di sviluppo, diversificazione, internazionalizzazione e altre di pari ampiezza, e, in definitiva, che cosa produrre, per chi e come.
Nel business plan è il primo step del piano che conduce al bilancio preventivo pluriennale e rappresenta un flash per dare un’idea d’insieme della strategia aziendale, senza entrare nei dettagli di come attuarla.
Mappa strategica
È uno strumento della pianificazione strategica, con il quale si definisce in modo strutturato il modello di business dell’azienda, inteso come percorso logico da seguire per dare attuazione alla strategia di business e raggiungere gli obiettivi di medio-lungo periodo.
È articolata in quattro prospettive (azionisti, clienti, processi e organizzazione) e contiene i fattori-chiave di successo (FCS) per realizzare gli obiettivi di fondo della gestione. È qualificata dal fatto che tali FCS riflettono una catena logica di relazioni di causa-effetto.
Modello di business
Nel processo di pianificazione strategica la costruzione del modello di business viene subito dopo l’enunciazione delle idee imprenditoriali o intenzioni strategiche, molto generali e a volte vaghe, per concretizzarle. Può essere strutturato in vari modi. Spesso è un elenco di prodotti, processi, clienti, canali distributivi, ecc. su cui l’impresa intende agire in futuro per essere competitiva.
Nelle prassi migliori delinea un percorso logico per raggiungere gli obiettivi, con i relativi nessi causali. In ogni caso dovrebbe come minimo evidenziare le proposte di valore per i clienti, i processi-chiave e le risorse-chiave. La mappa strategica è un tipico esempio di modello di business logico e strutturato.
Piano d’azione
Il piano d’azione (o iniziative strategiche) è quella parte del business plan che definisce il modo di tradurre in pratica le idee imprenditoriali (espresse in termini molto generali) e il modello di business (imperniato su proposte di valore, processi-chiave e risorse-chiave), su cui si basa il vantaggio competitivo perseguito dall’azienda.
Consiste nei programmi di marketing, produzione, approvvigionamenti, ecc. e nei progetti con cui dare attuazione agli investimenti necessari per tradurre le idee e i modelli di business nei risultati economico-finanziari attesi nel medio-lungo periodo.
Sistema di controllo interno di gestione dei rischi
Chiamato anche SCI, è costituito dall’insieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative volte a consentire l’identificazione, la misurazione, la gestione e il monitoraggio dei principali rischi aziendali.
Vantaggio competitivo
Il vantaggio competitivo da perseguire è di due tipi fondamentali:
- il vantaggio di costo, quando i processi aziendali sono svolti in condizioni di efficienza economico, cioè di costo;
- il vantaggio di differenziazione quando l’offerta aziendale ha per oggetto prodotti con caratteristiche che i clienti percepiscono come uniche.
Diritto commerciale e tributario
Azioni di responsabilità
È uno strumento di legge che alcuni soggetti possono utilizzare per far valere in un giudizio il danno subito dalla mancata osservanza di obblighi e doveri da parte degli amministratori.
Badwill
O avviamento negativo d’azienda è dato dalla differenza negativa tra il valore del patrimonio netto e il valore economico attribuito al medesimo complesso aziendale, che si sostanzia nel prezzo pagato dall’acquirente.
CCI
Il codice della crisi e dell’insolvenza (Lgs. n.14/2019) è uno strumento messo a punto dal legislatore che consente alle imprese di anticipare e gestire lo stato di crisi, evitandone un progressivo aggravamento.
Circondario
Ambito di competenza territoriale di un determinato ufficio giudiziario.
Compliance
In ambito aziendale fa riferimento alla conformità rispetto ad una normativa, uno standard o a delle best practice.
Continuità aziendale (going concern)
ll postulato della continuità aziendale è il presupposto in base al quale un’impresa o un’organizzazione continuerà a operare in modo normale, anche in caso di cambiamenti nella proprietà o nella gestione.
Contratti personalissimi
Sono quei contratti che devono essere conclusi personalmente dall’interessato.
È l’art.2247c.c.: “con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili”.
Corporate governance
Insieme degli strumenti, delle regole, leggi, relazioni, e in generale di tutti i processi finalizzati a una corretta gestione di un’impresa. Essa identifica il complesso di principi e meccanismi che disciplinano il funzionamento di un ente o di una società.
Deducibile
Importi che il contribuente (persona fisica o giuridica) può sottrarre dal proprio reddito allo scopo di ridurre la base imponibile ai fini dell’imposizione fiscale.
Diritto di opzione
Il diritto di opzione è il diritto dei soci attuali di venire preferiti a terzi nella sottoscrizione di aumento del capitale sociale a pagamento.
Forma giuridica
Modello organizzativo, fiscale e contabile utilizzato per gestire un’azienda. Esistono diversi tipi di forma giuridica: ditte individuali, società di persone, società di persone, etc.
Forma scritta ad substantiam
Quando la forma è richiesta per la stessa validità dell’atto.
Forma scritta ad probationem
Quando la forma richiesta non influisce sulla validità del negozio ma costituisce l’unico mezzo per provare l’esistenza di quel negozio nei confronti dei terzi.
Fusione di fatto
Indica una fusione giuridicamente rilevante, che entra nel perimetro della giuridicità, come ogni fatto giuridico, nella misura in cui manifesta interessi e valori concreti rilevanti, idoneo a produrre conseguenze giuridiche, incidendo in vario modo su sfere di interessi.
Fusione inversa
È una particolare tipologia di fusione in cui: formalmente A incorpora B e sostanzialmente B incorpora A. La società incorporante, a causa delle sue minori dimensioni, formalmente incorpora un’altra società, ma nella sostanza viene incorporata.
Goodwill
O avviamento positivo d’azienda, è il valore intangibile di un’azienda ed è la differenza tra il prezzo d’acquisto e la somma del valore di mercato di attività e passività dell’azienda.
Holding
È una società finanziaria che detiene partecipazioni o quote di altre società controllate sulle quali esercita un’attività direttiva e di gestione del capitale.
Impairment test
È un processo che accerta se un’attività ha subito o meno una riduzione di valore. Tale esame avviene mediante il confronto del valore contabile con il valore recuperabile, calcolato come il maggiore tra il fair value e il valore d’so.
Imposte differite attive
Passività da accantonare nella specifica voce “fondo per imposte differite” al fine di poterle imputare a tassazione negli anni in cui esse risultano esigibili ai fini fiscali.
Joint venture
Accordo tra due o più imprese che si impegnano a collaborare per il perseguimento di uno specifico obiettivo mettendo a disposizione risorse comuni.
KE
Rappresenta il tasso di rendimento minimo che un’azienda deve offrire ai propri azionisti per la liquidità da questi ricevuti. Equivale, secondo la teoria del Capital asset pricing model, al “tasso di rendimento del capitale proprio”.
Lead indipendent director
Collabora con il presidente del consiglio di amministrazione al fine di garantire che i flussi di informazioni giungano agli amministratori in modo completo e tempestivo come raccomandato dal codice di corporate governance.
Leverage by out (LBO)
Consiste nell’acquisire una società con denaro preso a prestito da una banca. Il termine inglese significa “acquisto a leva”, in riferimento alla leva finanziaria utilizzata, ovvero al prestito. Questa operazione sfrutta la capacità di indebitamento della società acquisita, dal momento che la garanzia del prestito è costituita dai cespiti della società obiettivo.
Liquidazione fallimentare
È la procedura che sancisce la fine della vita di un’impresa trasformando il patrimonio in denaro, per saldare i debiti e ripartire l’eventuale residuo tra i soci.
Liquidazione volontaria
Se la liquidazione è deliberata dall’assemblea dei soci.
Minusvalenza
Si produce un decremento di valore di un asset rispetto al valore del momento di acquisto.
Modello 770
Al fine di consentire all’amministrazione finanziaria di verificare la correttezza degli adempimenti effettuati dal sostituto d’imposta nel caso di operazioni straordinarie è necessario definire, tramite il modello 770, l’estinzione o meno del sostituto d’imposta.
Nopat
Il Net Operating Profit After Taxes (NOPAT) è il risultato operativo al netto delle imposte e misura il profitto generato dalle attività operative. Al contrario, l’EBIT rappresenta una misura di utile operativo prima degli oneri finanziari e delle imposte.
Rappresenta l’attività che i soci si prefiggono di svolgere nell’esercizio continuato della propria attività. L’oggetto sociale deve essere determinato, lecito e possibile. L’assenza di tali caratteristiche determina la nullità del contratto societario.
Organismo di vigilanza
Con il termine organismo di vigilanza si indica l’organo che ha il compito di vigilare sulla responsabilità degli enti per i reati commessi. Il suo ruolo è quindi quello di verificare e di sorvegliare l’efficacia e la conformità al modello organizzativo 231, di segnalare eventuali violazioni, anomalie e deficienze, oppure di aggiornarlo ove necessario.
Organo collegiale
Un organo collegiale, in diritto, indica quegli organi (ed estensivamente gli uffici) il cui titolare non è una sola persona fisica, ma una pluralità di soggetti.
Partecipazione
Quota di capitale sociale detenuta da un soggetto economico: è rappresentata da azioni (per le S.p.A. e le S.a.p.A.) o da quote (per le S.r.l.) e può essere assunta, oltre che da una persona fisica, anche da una persona giuridica.
Piano industriale
È il documento che espone in modo organico le direzioni strategiche dell’impresa, i principali obiettivi economici e finanziari, le azioni che saranno intraprese per permettere il raggiungimento degli obbiettivi prefissati.
Plusvalenza
Si produce un aumento di valore di un asset rispetto al valore del momento di acquisto.
Plafond IVA
Si tratta del credito formatosi dagli acquisti effettuati.
Postdatazione
Si ha se si posticipano gli effetti della fusione rispetto a quanto stabilito ordinariamente.
Preventiva escussione del cedente
La responsabilità del cessionario può essere invero fatta valere solo dopo aver infruttuosamente (in tutto o in parte) concluso la fase esecutiva contro il cedente.
Procedura concorsuale
Strumenti attraverso i quali l’ordinamento detta le regole volte a gestire la situazione di crisi in cui versa un’impresa, quando questa non riesce a far fronte alle proprie obbligazioni con i normali mezzi di pagamento.
Proprietà concentrata
È la società in cui uno o più soci (che partecipano a un patto parasociale di voto) dispongono della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria.
Purchase price allocation
È il processo di allocazione del prezzo di acquisto alle attività e alle passività di un’entità acquisita. Si effettua in caso di aggregazione aziendale, cioè quando diverse entità o attività aziendali distinte si uniscono con conseguente predisposizione di un unico bilancio.
Rappresentanza
Istituto giuridico tramite il quale la società acquista diritti a obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la rappresentanza. Mentre il potere di gestione dell’impresa spetta a tutti gli amministratori (rilevanza interna), il potere di rappresentanza necessita di una investitura ad hoc ed è un potere di rilevanza esterna.
Regime di trasparenza
Sistema fiscale in base al quale il reddito della società è tassato imputando direttamente a ciascun socio, in proporzione alla propria quota di possesso, gli utili o le perdite generate dalla società, a prescindere dall’effettiva percezione.
Retrodatazione
Si ha se si anticipano gli effetti della fusione rispetto a quanto stabilito ordinariamente.
Sistema di controllo e dei rischi
È costituito dall’insieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative volte a consentire l’identificazione, la misurazione, la gestione e il monitoraggio dei principali rischi aziendali.
Sistema di governo
Si riferisce all’insieme di regole, di ogni livello (leggi, regolamenti etc.) che disciplinano la gestione e la direzione di una società o di un ente, pubblico o privato (ordinario dualistico monistico).
Sistemi alternativi di governance
Nel nostro ordinamento esistono tre tipologie di sistemi di governance:
- sistema tradizionale: prevede
- organo amministrativo (CDA o amministratore unico) responsabile della gestione aziendale;
- organo di controllo (collegio sindacale o sindaco unico) responsabile della vigilanza sull’attività di amministrazione;
- sistema monistico: prevede un solo organo responsabile sia dell’amministrazione che del controllo. Quindi c’è un solo consiglio di amministrazione al cui interno viene istituito un apposito comitato per il controllo;
- sistema dualistico: prevede un consiglio di sorveglianza nominato dall’assemblea degli azionisti che si occupa di controllo. A sua volta nomina il comitato di gestione responsabile dell’amministrazione della società.
Società cooperative
È una società costituita per gestire in comune un’impresa che si prefigge lo scopo di fornire agli stessi soci, attraverso lo scopo mutualistico, quei beni o servizi per il conseguimento dei quali la cooperativa è sorta.
Società irregolari
A differenza delle società regolari, sono costituite con atto scritto non iscritto nel registro delle imprese.
Socio d’opera
Colui che si obbliga nei confronti della società, a titolo di conferimento, a svolgere una determinata attività o “servizio”.
Stakeholders
Gli stakeholder sono tutti quei soggetti portatori di un interesse specifico in un’impresa e dunque interessati al buon andamento dell’impresa stessa. Possono essere interni all’azienda (dipendenti, soci, amministratori, etc.) oppur esterni all’azienda (clienti, fornitori, azionisti, banche, fisco etc.).
Trascrizione nella conservatoria dei registri immobiliari
È la formalità che consente di rendere pubblici i contratti o gli atti che riguardano il trasferimento della proprietà di un bene immobile o la costituzione, modifica o trasferimento di altro diritto reale immobiliare.
Valore venale
È il valore che un bene ha in un mercato di riferimento ideale (“comune”); si tratta perciò di un genere di dato costitutivamente teorico, in genere riferito concretamente ad un bene.
WACC
Il Weighted Average Cost of Capital (costo medio ponderato del capitale) fa riferimento al costo medio del capitale che un’azienda deve pagare ai suoi investitori, azionisti e creditori. SI tratta, in pratica, della media del costo delle fonti di finanziamento di un’azienda.

