6 REGOLE PER REALIZZARE UN BUSINESS PLAN EFFICACE

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Per capire esattamente come fare un Business Plan, è opportuno prima di tutto provare a darne una definizione:

“Il business plan è una relazione scritta che illustra un piano imprenditoriale”.

6 regole per scrivere il business plan

Nella più frequente delle ipotesi, il bisogno di descrivere il proprio progetto nasce dall’esigenza di valutarne la sostenibilità economica e finanziaria allo scopo di richiedere un finanziamento.

In altre parole il Business Plan è un documento che tipicamente contiene:

  • un progetto imprenditoriale (acquisto di macchinari, impianti, ecc…);
  • la stima del fabbisogno finanziario per attuare il progetto.

Strumento chiave per aprire le porte al finanziamento

Un Business Plan efficace deve essere chiaro, ma soprattutto sintetico. Gli iter di istruttoria all’interno degli Istituti di Credito hanno tempi ben definiti. Presentarsi con fascicoli di 30 pagine pieni di tabelle e dati significa partire col piede sbagliato.

Molte idee imprenditoriali sono suggestive ed affascinanti, ma i loro aspetti tecnici annoiano le banche, che nutrono una certa diffidenza nei confronti dei “sognatori” e sono scettiche anche nei confronti degli “inventori” poco pragmatici.

I numeri sono tutto, la loro attenzione è rivolta esclusivamente alla valutazione della sostenibilità. Tradotto: quanto ammonta la richiesta di finanziamento e come l’imprenditore pensa di restituirli.

Alla luce di ciò, prima di comprendere come fare un Business Plan, bisogna avere ben chiara la sua funzione principale, ovvero dare una valutazione di sostenibilità economica e finanziaria del progetto, in maniera, credibile e comprensibile.

Come fare un Business Plan in 6 passi

1) Introduzione sintetica

La prima regola del business plan è fare una presentazione sintetica

Una brevissima presentazione dell’azienda è il modo migliore per aiutare il lettore a calarsi nel progetto. Descrivere sinteticamente la propria azienda, il mercato in cui opera e i punti di forza, fornisce degli elementi di contesto che possono essere utili a comprendere le aspettative dell’azienda e dunque le motivazioni che hanno portato alla pianificazione di un investimento.

Ovviamente mai dimenticare di essere sintetici. Possono bastare una decina di righe, anche meno. Al termine del paragrafo si fornisce il riferimento del sito web. È inutile trascrivere le informazioni che si già si trovano in internet arricchite con immagini e grafica migliore.

2) Riclassificazione dei bilanci

File Excel come strumento utile

Il bilancio così come viene redatto dai software di contabilità, assolve ad una funzione principalmente fiscale. Per essere maggiormente in grado di offrire informazioni utili sotto il profilo economico e finanziario, è necessario riordinare le voci secondo uno schema differente. Questa operazione si chiama per l’appunto riclassificazione.

Per esperienza posso dire che la riclassificazione dei bilanci è utile in primis all’imprenditore. Una accurata analisi sulla redditività e sulla patrimonialità è impensabile se ci si trova a ragionare sui bilanci così come escono dai programmi tradizionali.

Riclassificare i bilanci vuol dire anche fare autoanalisi, ovvero comprendere, prima di sottoporre una richiesta di finanziamento se l’azienda è in grado di sostenere il rimborso e gestire gli eventuali imprevisti nel medio periodo possono presentarsi.

3) Precisione e trasparenza

Per scrivere il business plan occorre precisione e trasparenza

La riclassificazione quando è fatta su più anni, consente di mettere i dati sotto una luce più chiara dal punto di vista del finanziatore. In questo modo esso è infatti in grado di confrontare cronologicamente i valori più importanti e di rilevare eventuali discontinuità.

Per fare un esempio, nel caso il valore dei ricavi sia costante nel corso degli anni, teoricamente potrebbero esserlo anche i valori di: magazzino, debiti e crediti commerciali. In altre parole la normalità sarebbe avere un capitale circolante invariato. Invece ci sono quasi sempre delle variazioni che, non trovando intuitiva motivazione nella dinamica aziendale, è assolutamente opportuno spiegare in modo chiaro.

Quando la banca non comprende, tra le ipotesi che si possono formulare tende sempre a sposare la peggiore.

4) Niente tecnicismi, solo numeri

Nel business plan sono fondamentali delle tabelle relativi ai numeri dell'azienda

Dopo l’analisi sui bilanci del passato occorre descrivere il progetto di investimento. Come dicevamo nell’introduzione, alla banca non interessano le caratteristiche tecniche del progetto.

Ciò che interessa realmente sono i numeri prodotti e richiesti dal progetto stesso. A quanto ammonta l’investimento? Che valore è in grado di generare?  In quale forma? Ricavi aggiuntivi o maggiori margini? Gli aspetti tecnici, per quanto possano essere interessanti, rischiano di essere fuori luogo in sede di Business Plan.

5) Stimare i flussi di cassa

Nel business plan scrivere una stima dei flussi di cassa futuri

Un investimento è sostenibile quando i flussi di cassa positivi che si stimano, sono in misura tale da coprire le rate del finanziamento (flussi di cassa negativi).

Esattamente come la banca vuole i numeri di entrata ed uscita dell’investimento, alla stesso modo è importante che tali numeri vengano confrontati al fine di rendere chiaro il fatto che il debito verrà restituito.

Lo scopo di tale passaggio è molto facile da intuire: dimostrare (o almeno ipotizzare in maniera realistica) che l’azienda sarà in grado di onorare il prestito con relativi interessi. Vi sono casi in cui questo calcolo è effettivamente complesso e a quel punto è meglio farsi aiutare da uno specialista. In altri casi non si tratta di un esercizio particolarmente complicato.

La stima dei flussi di cassa in entrata, in comparazione a quelli in uscita è l’essenza della valutazione di sostenibilità, ovvero ciò a cui gli istituti di credito sono maggiormente interessati.

6) Essere realisti, ma anche prudenti

Nel business plan è meglio evitare di ingigantire i numeri, ma occorre essere realisti

Quando si presenta un Business Plan in banca, e ancor prima in fase di autoanalisi, occorre adottare per ogni parametro da stimare delle ipotesi prudenziali.

Per quanto possano essere accurate e realistiche le stime di partenza, non bisogna dimenticare che la realtà potrebbe essere diversa o, più semplicemente, che possa sopraggiungere un imprevisto. È bene ricordare che, se da un lato la banca vuole stare alla larga da finanziamenti rischiosi, l’imprenditore dovrebbe essere il primo a volerne stare lontanissimo.

In conclusione

Lo strumento del Business Plan è ancora poco diffuso. La prassi consolidata è quella di fornire semplicemente i bilanci e poco altro. La misurazione del rating costruita con gli ultimi 3 bilanci esprime un giudizio sul passato dell’azienda. Il prospetto dell’esercizio in corso e la “Centrale Rischi” sono informazioni anch’esse rappresentative del passato seppur più recente.

Poco o nulla viene comunicato alla banca su ciò che l’imprenditore si aspetta per l’immediato futuro. Ogni progetto imprenditoriale trae origine da un’idea che è necessario esporre adeguatamente, numeri alla mano.

La gestione di un’impresa richiede oggi una quantità di competenze maggiore rispetto al passato. Se sei interessato ad approfondire tematiche che riguardano la gestione aziendale, inserisci la tua mail qui sotto per iscriverti alla newsletter mensile e anche sul canale YouTube. Il mio impegno sarà quello di continuare a trattare questi temi in modo semplice e comprensibile.

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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