DATA DRIVEN COMPANY: IN AZIENDA COMANDANO I NUMERI

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Il concetto di data-driven delinea un pensiero e un metodo di lavoro, che attribuiscono grande importanza alla rilevazione, elaborazione ed interpretazione dei dati.

Essere un’azienda data-driven significa farsi guidare dai numeri, questo approccio permette di rilevare tempestivamente i cambiamenti e di prendere decisioni in modo razionale, basate su dati oggettivi, invece che su sensazioni personali.

Cosa sono le data driven company

L’approccio data driven

Le aziende che lavorano con i dati, possono avere un orientamento:

  • data-informed, quando i dati sono raccolti, analizzati, valutati e poi si prendere una decisione solo dopo che è avvenuto un certo evento;
  • data-driven, quando il verificarsi di certe condizioni attiva, in modo più o meno automatico,determinate azioni.

In un’azienda data-driven esiste una strategia che, oltre a progettare, preparare e coordinare i mezzi necessari per raggiungere un obiettivo, definisce a monte le azioni da intraprendere di fronte ad un determinato evento.

In alcuni ambiti può essere usata la definizione di data-driven economy, laddove l’uso dei dati è centrale nelle strategie e nella gestione del business, nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi, nei processi decisionali, nel rinnovamento dei modelli di business, nella creazione di innovazione e nella diffusione della conoscenza.

Nelle data-driven economy, quando si parla di dati, il riferimento è ai big data, ai big data analytics e data science cioè tecnologie di raccolta e analisi dati sugli utenti, per creare strategie commerciali necessarie allo sviluppo del data driven marketing.

Questo tipo di approccio crea processi amministrativi capaci di sviluppare modelli e procedure standardizzate, da impiegare ogni qualvolta si presenti l’evento, e allo stesso tempo permette ai livelli decisionali di concentrarsi sulla visione d’insieme, svincolandoli dalla gestione del quotidiano.

Organizzazione data driven

Il sistema informativo nel controllo di gestione ha uno schema molto semplice:

  • input: dati elementari (es. dati contenuti nelle fatture di acquisto, prelievi di magazzino, schede tempi di lavorazione etc.);
  • processi di elaborazione: insieme organizzato di strumenti (es. procedure e risorse informatiche, digitalizzazione);
  • output: informazione selezionate e ordinate (es. la determinazione del costo del prodotto per valutare la redditività).

Qualsiasi imprenditore può identificare queste tre fasi all’interno del proprio contesto. Il ricorso a procedure più complesse sarà in funzione della quantità di dati da processare, quindi della dimensione aziendale.

Scopo del controllo di gestione

Per progettare un efficace sistema di controllo di gestione deve essere adottato un approccio che si fonda sulla teoria della contingenza ovvero, non esiste un sistema di gestione valido in assoluto, bensì occorre considerare le finalità e i fattori che qualificano l’ambiente nel quale l’impresa è chiamata ad operare.

In ogni azienda si impone una progettazione ad hoc del sistema di controllo direzionale in funzione di specificità gestionali ed esigenze informative identificate a diversi livelli gestionali o al titolare.

Un buon sistema di controllo di gestione necessita di una verifica periodica. Una sorta di taratura dei parametri utilizzati per la determinazione dei costi a preventivo, rispetto a quanto poi rileva la contabilità a consuntivo.

Il controllo di gestione, con il crescere della dimensione aziendale, diventa sempre più uno strumento necessario di orientamento e direzione.  Una delle prime sfide che un’organizzazione deve affrontare è quella di capire come organizzare i sistemi informativi, una maggior disponibilità di risorse permette di utilizzarli per aumentare il vantaggio competitivo supportando o semplificando i processi aziendali.

Nuove competenze nella gestione delle PMI

L’inserimento di un manager operativo assume un ruolo centrale nel processo di cambiamento, in quanto ha le competenze per cogliere le opportunità e trasmettere l’importanza di innovazione, cultura aziendale e metodo di lavoro. Le competenze fondamentali di questa figura sono:

  • rapidità di analisi e valutazione di una data situazione;
  • capacità di definire piani operativi vincenti in tempi brevi;
  • attitudine a rendere l’ambiente di lavoro motivante;
  • gestione attraverso l’esempio e il coinvolgimento operativo diretto;
  • orientare il team al senso e al valore del risultato;
  • desiderio di trasmettere know-how ed esperienza.

Questa figura deve essere in grado di introdurre modelli ad hoc in funzione del grado di complessità in cui deve operare e difficilmente avrà capacità elevate in tutte le aree aziendali, proprio per questo può essere opportuno avvalersi di temporary manager ogni qualvolta siano richieste competenze specifiche di altissimo livello.

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Autore Roberta Ponti

Roberta Ponti

Competenze manageriali anche poche ore a settimana, focus su innovazione dei processi di gestione, amministrazione finanza e controllo. Anche le imprese di dimensioni ridotte possono volare alto ed “essere aquile”.

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