IL CONTROLLO DI GESTIONE NEL PASSAGGIO GENERAZIONALE

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Può il Controllo di Gestione essere d’aiuto ad un’ impresa familiare che deve programmare un passaggio generazionale? É vero, esposta in questi termini, questa domanda appare quasi irrealistica o comunque difficile da contestualizzare.

L'utilità del controllo di gestione durante il passaggio generazionale

In realtà, in questo breve post cercherò di dimostrarti come tale strumento possa essere un cardine importante attorno al quale due generazioni imprenditoriali possono limitare gli effetti collaterali nella delicata fase di passaggio del testimone nella gestione dell’azienda.

Il rischio di “perdere la bussola” nel passaggio di testimone

L’impresa familiare è la spina dorsale dell’economia italiana. La stragrande maggioranza delle nostre aziende appartengono a questa categoria, alcune di esse sono divenute delle vere e proprie eccellenze, talmente importanti ed efficienti da diffondere la propria fama in Europa e nel Mondo (come nel caso della Ferrero).

Una delle problematiche più diffusa che affligge l’impresa familiare riguarda il turnover generazionale.

Report di Assolombarda sulle aziende dopo che affrontano il passaggio generazionale

Su questa tematica, i dati provenienti da differenti statistiche non sono affatto rassicuranti, quando in particolare ci fanno sapere come solamente 1/3 delle aziende familiari sopravvivono al proprio fondatore. Per non parlare poi di quelle che superano la seconda generazione, le quali si attestano al di sotto di un misero 15%.

Tra i fattori che sono all’origine di questo fenomeno c’è sicuramente lo stile di gestione personalistico. Nelle realtà in cui le decisioni sono assunte di volta in volta senza programmazione, e dove l’unico filo conduttore sembra essere l’istinto imprenditoriale il passaggio di consegne si trasforma spesso in una fase lunga, tormentata e spesso inconcludente.

Il perché ciò avvenga è sotto gli occhi di tutti. Più che di problemi economici o finanziari, si tratta di una disfunzione localizzata in una mentalità forse oramai da considerarsi sorpassata. La gestione aziendale padronale è destinata nel lungo termine a perdere la partita con le imprese capaci di coinvolgere i propri collaboratori nella progettualità e nel miglioramento continuo dei processi di lavoro.


Una volta le cose erano più semplici. L’imprenditore guidava in maniera totale la propria azienda, detenendo nelle proprie mani ogni potere, nonché ogni responsabilità. Dire che un simile approccio fosse sbagliato sarebbe ingeneroso per una generazione cresciuta a “pane e lavoro”, e ha portato ai massimi livelli il valore del prodotto made in Italy.

Come sappiamo le cose cambiano, e negli ultimi hanno sono cambiate parecchio. Laddove i meccanismi di comando dell’azienda, in ogni suo aspetto, stanno nella testa di una sola persona, il passaggio delle consegne difficilmente può essere vissuto senza traumi.

Per contro quando si riesce a costruire una base oggettiva di dati aziendali che viene utilizzata come punto di partenza per analisi, decisioni e azioni diventa più agevole imparare.

Per chi ha la responsabilità di condurre in futuro l’azienda è fondamentale conoscere ed apprendere la relazione causa-effetto sottostante alle decisioni aziendali. Il metodo e la coerenza sono assai più semplici da assimilare rispetto all’istinto e all’estro.

Il controllo di gestione come ponte tra le generazioni

Come abbiamo già visto in altri post, il Controllo di Gestione è un sistema in grado di permettere all’imprenditore ed al suo team di tenere in mano le redini della propria azienda. Permette di conoscere la natura e l’entità di ogni singolo costo, di conoscere le potenzialità ed i limiti dei propri asset produttivi e di poter prendere delle decisioni, nonché cercare delle alternative alle attuali strategie di mercato.

Detto ciò, ti chiederai dunque: cosa c’entra tutto questo con la problematica del passaggio generazionale? È presto detto!

Il Controllo di Gestione non è un qualcosa di preconfezionato o precostituito. È uno strumento/procedimento dotato di una sua specificità. Ogni azienda deve costruirsi il suo, nella misura in cui i suoi processi di lavoro sono differenti da quelli delle altre imprese.

Compreso questo passaggio, è fondamentale fare un ulteriore passo in avanti, avendo ben chiaro che il Controllo di Gestione non è materia per una sola persona, ma offre il massimo valore quando viene utilizzato come base di condivisione delle decisioni e del raggiungimento degli obiettivi aziendali misurabili.

Condividere le scelte aziendali è fondamentale

Attraverso il Controllo di Gestione si apprendono i meccanismi, i processi, i valori e le criticità principali. È più facile imparare a guidare l’azienda, ancor prima di comprendere come poter fiutare la pista giusta o le strategie più corrette da adottare nelle varie situazioni di mercato.

Un metodo condiviso non consente solo di sopravvivere, ma di crescere

La condivisione di metodo e di visione potrebbe essere alla base dell’azienda anche senza un sistema di Controllo di Gestione? Forse si, ma il rischio è la continuità e la coerenza nel tempo. Il motivo però per cui tale strumento può diventare un vero e proprio facilitatore nella fase del passaggio di consegne (che può comunque durare anni) sta nel fatto che esso diventa la strumentazione di bordo che mette in condizioni l’allievo di interpretare e apprendere al meglio i comandi e i comportamenti da adottare.

Un capitano d’impresa oggi è chiamato a guidare non solo l’azienda ma anche il suo team, per questo è indispensabile ancor più che in passato costruire un “gergo aziendale” orientato a quegli elementi di fondo che rappresentano il vero risultato da perseguire.

Per fare un esempio terra-terra: non è sufficiente dire ad un collaboratore che le scorte di magazzino devono essere a 90 giorni, cosa si fa quando capita che un grosso ordine mette in difficoltà l’azienda?

Un esempio banale, è ovvio, ma comunque sufficientemente chiaro al fine di comprendere quanto sia importante spingere il buyer ad una valutazione più ampia rispetto agli effetti delle sue singole scelte. Altrimenti, il rischio è che egli non sia in grado di capire come comportarsi in situazioni straordinarie, giungendo così nel lungo periodo a scaricarsi dalle spalle ogni tipo di responsabilità, anche la più piccola.


La quantità di dati che un’azienda genera è troppo complessa per essere gestita “a mente” da una sola persona, magari pure con la pretesa di spiegarla “a voce” a suo figlio o ad un suo collaboratore. Un metodo condiviso non ha solamente lo scopo di far sopravvivere le imprese, ma di farle crescere.

Chiudo ricordando che la vera missione di un imprenditore nei confronti della propria azienda è quella di “rendersi inutili”, ovvero di costruire un’azienda capace di camminare autonomamente.

La gestione di un’impresa richiede oggi una quantità di competenze maggiore rispetto al passato. Se sei interessato ad approfondire tematiche che riguardano la gestione aziendale, inserisci la tua mail qui sotto per per ricevere gli aggiornamenti mensili e anche sul canale YouTube. Il mio impegno sarà quello di continuare a trattare questi temi in modo semplice e comprensibile.

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Giuseppe Brusadelli

Da piccolo appassionato di numeri e matematica, da grande specializzato in finanza e controllo di gestione.

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